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La navigazione di San Brandano

Le molte versioni in cui la navigazione di san Brandano, un monaco irlandese, viene raccontata nel del tempo annacquarono l’originaria matrice celtica, facendo prevalere elementi cristiani, per cui la navigazione divenne un testo in cui l’intervento di Dio nelle vicende dei viaggiatori svolge un ruolo fondamentale. Nella versione più famosa della storia, quella del poeta Benedeit del XII secolo (che la scrisse in dialetto franco-normanno), i viaggiatori ricevono scorte di cibo solo dopo aver superato una prova: entrati in un ricco castello devono prendere solo il necessario, dimostrandosi misurati, e Brindano denuncia un monaco che, sedotto dal diavolo, ha commesso un furto e muore dopo essersi pentito.
Festeggiano poi a Pasqua sopra un pesce enorme, che all’inizio pare loro un’isola; incontrano gli angeli caduti all’epoca della rivolta di Lucifero contro Dio e trasformati in uccelli; vengono aggrediti da un serpente marino e difesi da un altro, dopo aver pregato Dio; passano vicino a un’isola dal territorio fetore e scoprono che è l’inferno, dove sono torturate le anime dei malvagi; incontrano Giuda, il traditore di Cristo, che gode di un momento di pace prima di tornare ai tormenti dei diavoli. Infine giungono all’isola “dove Adamo era stato signore”.

A Brandano e ai suoi è concesso vedere poco di quel luogo meraviglioso: fiumi ricchi di pesce, fiumi in cui scorre il latte, una montagna d’oro, prati sempre fioriti dove regna l’estate perenne. Tornato a casa, Brandano racconta le meraviglie del viaggio e rende santi e virtuosi coloro che lo ascoltano. La navigazione di San Brindano fu un testo di grande fortuna nel Medioevo, al quale s’ispirò anche la Divina Commedia di Dante.

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