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Guido Guinizzelli - Lo vostro bel saluto e ìl gentil sguardo


Testo


Lo vostro bel saluto e 'l gentil sguardo
che fate quando v'encontro, m'ancide:
Amor m'assale e già non ha reguardo
s'elli face peccato over merzede,

ché per mezzo lo cor me lanciò un dardo

che d oltre 'n parte lo taglia e divide;
parlar non posso, ché 'n pene io ardo
sì come quelli che sua morte vede.


Per li occhi passa come fa lo trono,
che fer' per la finestra de la torre
e ciò che dentro trova spezza e fende;

remagno como statüa d'ottono,
ove vita né spirto non ricorre,
se non che la figura d'omo rende.

Parafrasi


Il vostro bel saluto ed il vostro nobile sguardo
Che mi rivolgete quando vi incontro, mi uccide:
l’Amore mi assale e non si preoccupa di arrecarmi offesa
di farmi soffrire o di darmi sollievo

perché attraverso il cuore mi lanciò una freccia
che da una parte all’altra lo trafisse e lo divise in due;
non posso proferire parola, perché sto bruciando dal dolore
come colui che si trova di fronte alla morte

Passa attraverso gli occhi come fa il tuono
Che colpisce attraverso la finestra della torre
e spezza tutto ciò che vi è all’interno

rimango immobile come una statua di ottone
nella quale non vi sono né vita, né anima,
ma che possiede soltanto le sembianze umane.

Commento


Si tratta di un sonetto che esprime l’angoscia provata dal poeta nel vedere la donna amata e per questo anticipa alcuni temi della poesia di Cavalcanti Se in altri sonetti, lo sguardo ed il saluto della donna causa effetti miracolosi di ordine morale come in “Io voglio del ver la mia donna laudare”, qui essi producono nell’animo del poeta innamorato degli effetti sconvolgenti. Le rime che lodano la donna amata, di solito descrivono l’ingentilimento e l’elevazione di colui che entra nella sfera d’azione della donna come avviene anche in Dante. In Cavalcanti troviamo il turbamento nell’uomo, provocato dalla manifestazione dell’amore (nella prima quartine dall’aspetto di passione travolgente e nella seconda legato al concetto di morte eros/thanatos e quindi con valore distruttivo), mentre in Guinizzelli, precursore dello stilnovo, troviamo entrambi gli aspetti.
La vista della donna crea un conflitto interiore sottolineato da tutta una serie di metafore che ci riportano al mondo militare (amor m’assale, lanciò un dardo, lo taglia e lo divide, spezza e fende). A queste si aggiungono alcune similitudini con il mondo naturale e non naturale come il tuono che colpisce attraverso la feritoia della torre o la statua di ottone che ha perso ogni vitalità e di cui resta solo l’involucro esterno. Dal punto di vista metrico, le rime del sonetto sono articolate secondo il seguente schema: ABAB, CDE, CDE in cui la rima B è una rima siciliana.
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