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San Francesco

Il primo testo in lingua italiana è il cantico delle creature di San Francesco. Un aneddoto che ci arriva di San Francesco è quello in cui, in una giornata gelida, incontrando per strada un mendicante, taglia con la spada una metà del suo mantello e la offre al mendicante. Quando si afferma la società borghese, mentre il povero veniva visto come un alter cristi, veniva visto come una persona da aiutare, nella società borghese il povero comincia ad essere disprezzato, perché era colui che poteva avere delle opportunità, poteva avere successo e invece è stato incapace. San Francesco anche nel suo atto di dare va contro questa mentalità borghese che iniziava ad emarginare i popoli Abbiamo l’istituzione della regola francescana e dell’obbligo francescano. La chiesa si era mondanizzata, la chiesa temporale, legata al tempo. La chiesa era diventata una potenza, era ricca. Innocenzo terzo e poi Onorio terzo vanno a sancire e poi accettare la regola di San Francesco. Perché San Francesco aveva questa necessità di procedere secondo un itinerario ortodosso? Perché al suo tempo erano molte le eresie, lui non voleva essere un eretico, non voleva camminare contro la chiesa, perciò vuole fondare un ordine, visto che sono tanti quelli che lo seguono. I lasciti ai francescani sono tanti, ma i francescani predicano la povertà, lui è sempre in prima linea con il suo saio lacero, ad aiutare gli altri e ad esprimere la sua solidarietà nei confronti dei poveri e degli emarginati. Viene ricordato anche per aver ricevuto le stigmate. San Francesco dirà che dopo tanti anni dopo la morte e la resurrezione di cristo lui è il primo ad amare quella donna che è la povertà. San Francesco si presenta al sultano d'Egitto col tentativo di convertirlo, ma non ci riesce. Tuttavia sarà l’unico tra i francescani ad essere accettato dal sultano d’Egitto anche più volte e potrà visitare la terra santa. E’ il santo della pace, perciò questa idea di combattere per recuperare i luoghi santi non era nella sua concezione. Gesù Cristo può nascere comunque, ecco quindi l’idea del presepe che allestiamo ogni anno a Natale in casa. E’ un segno francescano, il segno che ci invita a riflettere sulla presenza di Gesù sempre e comunque, in ogni luogo. Nel 1224 San Francesco compone il cantico delle creature. Per quanto ai prim'ordini della letteratura è un’opera sapiente e semplice. E’ famosissimo poiché è il messaggio francescano. Francesco muore nel 1226 lasciandoci, oltre al testamento, questa sua composizione in volgare umbro, che risente ancora della presenza di termini latini. E’ ritmica, ha una musicalità interna, compisce anche per la semplicità ed è un inno al creato, espressione massima del potere divino. San Francesco dice: a te signore si devono attribuire la gloria, ogni gioia, ogni benedizione. Si addicono soltanto a te e nessun uomo è degno di nominarti. Si lodato signore, con tutte le tue creature. Il sole è un fratello, attraverso il quale noi possiamo avere delle giornate luminose e grazie a lui si illumina tutto ciò che è in noi. Il sole è radioso, luminoso. E’ il tuo simbolo, per la nostra sorella luna e le stelle che tu hai creato nel cielo luminose, splendenti e belle. Anche il vento è nostro fratello, per ogni condizione atmosferica il cielo è ventoso, tempestoso. Attraverso il ciclo della natura noi creature abbiamo sostentamento. Se non ci fossero le stagioni e se non ci fosse questa ciclicità noi non avremmo come nutrirci. La sorella acqua è molto umile, pura, trasparente. Anche il fuoco, attraverso il quale si illumina la notte, quando tramonta il sole. E il fuoco ha anche una sua bellezza, gioioso e vigoroso. Sii lodato mio signore per la madre terra che ci sostiene e governa. Tramite i frutti della terra noi possiamo nutrirci, infatti produce molti fiori e anche frutti ed erba.

Beati tutti gli uomini che riescono a perdonare in virtù del tuo amore e con il perdono sostengono tutto quel male che è presente nella vita, la tribolazione, il dolore fisico. Pensare di poterle offrire a Dio dà sollievo, beati quelli che accetteranno con serenità questa sofferenza, perché da te saranno proclamati beati. Sii lodato mio signore per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scappare. Guai però a quelli che moriranno nel peccato mortali. E’ la morte seconda quella che deve far paura. Lodate, benedirtelo, ringraziatelo e servitelo con umiltà.

Nel 1224 San Francesco era gravemente malato. Scrive questo cantico in volgare per fare in modo che il suo ideale di vita arrivasse a tutti. Al tempo steso però questa malattia gli impediva di poter godere della bellezza del reato, quindi anche questo testamento che lui lascia è stato scritto proprio perché tutto questo lo stava perdendo, non l’avrebbe più rivisto, infatti muore dopo due anni. Nella seconda parte del cantico, tutto è incentrato sulla grandezza dell’uomo, come possa salire fino a Dio e come sia facile che si perda per sempre. Solo l’uomo può perdonare. Il perdono è un processo interiore e profondo. San Francesco non demonizza, non sfregia il corpo, neanche nella morte. Quelli che moriranno nel peccato mortale moriranno di morte eterna. L’uomo deve accettare la sofferenza, deve vedere tutto questo anche se in quel momento non ha senso, ma è un grande progetto che avrà un senso nell’economia della fede e nell’affresco dell’umanità.

San Francesco è stato anche il modello di ispirazione di molti artisti. Ad esempio Giotto, che lo rappresenta in una collocazione nello spazio molto più concreta. La figura è collocata in uno spazio dorato. La dimensione che conta nel Medioevo è un tempo della vita terrena che passa, che si vive, in funzione di quello che verrà dopo, l’eternità, uno spazio infinito. Per questo il cielo dorato, che ci rimanda all’eternità. San Francesco recupera la dimensione terrena. Non c’è il disprezzo del mondo, della vita perché ciò che conta è vedere Dio nel giorno della morte. C’è invece una conoscenza di vedere la bellezza della vita in sé per sé, nella natura, anche come manifestazione della creazione divina, ma questa bellezza ha una sua autonomia, una sua bellezza. Alla morte di San Francesco l’ordine francescano cominciò ad andare in crisi: si formarono la posizione degli spirituali e quella dei conventuali. Entrambe queste filiazioni dell’ordine francescano si allontanavano dalla regola francescana, poiché gli spirituali legavano al francescanesimo qualsiasi possibilità di gestire la ricchezza, i beni materiali che venivano donati dalle persone abbienti in punto di morte; i conventuali invece avevano una visione molto meno rigida della regola francescana e rischiavano di ricadere nella trappola della mondanizzazione. San Francesco fu una figura storica anche per la stessa chiesa, poiché voleva ritornare sulle orme di Gesù Cristo che erano state abbandonate.

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