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Perch'i' non spero di tornar giammai

Nella ballata di Cavalcanti "Perch'i' non spero di tornar giammai" si nota come la poesia stessa abbia un ruolo centrale nell'espressione dei sentimenti del poeta nei confronti della donna amata (reale in quanto risiede in Toscana) poiché si fa vece delle emozioni stesse. Nella prima strofa la poesia viene chiamata in modo vezzeggiativo proprio perché comprende i pensieri più cari e familiari al poeta. Nel corso della seconda strofa si afferma come essa sia degna di un cuore gentile( da gens, nobile), non legato alla nobiltà di sangue, spesso corrotta, ma a quella d'animo che può intendere il messaggio dell'uomo. La paura della reazione della donna e di coloro che potrebbero venire a conoscenza di questo amore aumentano l'ansia nel cuore dell'uomo già dominato da forti emozioni che entrando in conflitto tra loro, sconquassano la sua vita. Nella penultima strofa il poeta arriva ad implorare la ballata di portare la sua anima con sé affinché si congiunga con la donna. In questo caso l'amata è l'elemento fondamentale del componimento, in quanto oltre ad essere emanazione diretta di Dio è veicolo del poeta nel raggiungimento della luce eterna che lo slava dalle tenebre. Per rendere questo concetto utilizza uno stile lineare e puro; le strofe sono composte da versi in fronte decassilabi e in sirma settenari che rende no il tutto più scorrevole come anche l' uso dell'apostrofe, che gioca anch'essa un ruolo importante nella poesia.

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