Ominide 414 punti

I temi della poesia comica sono: l’amore per le donne maliziose, l’esaltazione dei piaceri del gioco e del vino, offesa personale, il bisogno di denaro.
Il sonetto è stato scritto da Angiolieri, rappresentante della poesia comica, che ha l’intento di deridere la poesia seria. Egli prende le stesse tematiche degli altri poeti ma la ribalta: la donna angelo diventa bugiarda, la gentilezza viene scalzata dalla necessità di denaro;
In questo caso, è la tematica della natura che viene rovesciata e presa in giro. La poesia comica è fatta da poeti che scrivono cose che causano ilarità, i quali comunque non ignorano lo stilnovo e la poesia religiosa, ma lo conoscono e volutamente la deridono e prendono in giro. Angiolieri nasce in una famiglia ricca ma sperpera tutti i soldi in gioco d’azzardo, e la sua vita si spende tra locande e prostitute, tra l’altro lamentandosi che una di esse avesse altri uomini.
‘s’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo'

Prima strofa: L'autore riprende i quattro elementi naturali e li rende distruttivi per il mondo. La sua volontà di distruggere il pianeta è per l’idea che quel mondo che Francesco d’assisi esprime come massima espressione di Dio, un dono meraviglioso, debba in realtà essere distrutto perché orribile, e se lui potesse lo distruggerebbe.
Seconda quartina: Cecco Angiolieri affronta le due massime istituzione: il papato e l’imperatore. Se fosse papa sarebbe contento perché farebbe litigare ogni giorno i cristiani; se fosse stato imperatore avrebbe mozzato a tutti la chiesa: critica all’impero, l’imperatore decide della vita degli altri come vuole.
Prima si scaglia contro la natura, poi contro le due istituzioni massime, poi la famiglia, considerata sacra:
terza quartina: si scaglia contro la famiglia perché forse non aveva un bel rapporto con i genitori, e dice che se fosse la morte andrebbe da suo padre e lo stesso farebbe con sua madre, è una provocazione che dice che noi fondiamo tutto su chiesa impero e famiglia, ma che vanno messe in discussione.
Ultima terzina: è dedicata alla donna, che secondo l'autore dovrebbe essere vista per la sua virtù e gentilezza, quindi lei considera la giovinezza e la bellezza. Per lui le donne non devono essere virtuose, come per gli stilnovisti, ma giovani e belle.
Se fosse Cecco, dice infine, prenderebbe le donne belle e giovani per sé, e lascerebbe agli altri quelle vecchie e brutte.
Con questo sonetto sembra distruggere quello che hanno fatto i poeti stilnovisti, poiché lui parla dell’amore come puramente terreno e concreto, senza idealizzazione.
In Cavalcanti invece non si capisce chi è la donna amata, ci dice dello sguardo e degli occhi, ci dice che è umile e tutti si voltano a guardarla, ma non ci fa riconoscere alcuna donna in particolare, mentre Angiolieri spessa da un nome alle donne amate. Anche Dante lo fa, ma da il nome di Beatrice perché significa portatrice di beatitudine.

Hai bisogno di aiuto in Autori e opere?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email