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Le tre culture medievali


Fino all’XI secolo la cultura della società europea medievale si identificava con la Chiesa, perché solo in ambito ecclesiastico si poteva trovare una quantità elevata di individui in grado di leggere e scrivere. Esiste un’altra cultura, quella dei re, anch’essa però legata al ruolo della Chiesa e nel contempo complementare e concorrente con la cultura ecclesiastica. La riforma della Chiesa dell’XI secolo tentò di desacralizzare la figura del re e comunque riuscì a delimitare i confini della vita religiosa. Nei due secoli successivi emersero tre diverse dimensioni della vita culturale, quella nobiliare, quella borghese e quella delle università.
La cultura nobiliare aveva per valori la guerra, l’onore, l’amicizia, l’estrema violenza dei sentimenti. Nel XII e XIII secolo, tuttavia, questa cultura si raffina e diventa centro di produzione, centro di committenza e allo stesso tempo di godimento della letteratura, prima solo orale e poi anche scritta. Compaiono i poeti provenzali, chiamati trovatori , che componevano e cantavano per i signori feudali già nell’XI secolo. Presto la figura del cavaliere viene idealizzata: non è più solo un brutale uomo d’armi ma un uomo che vive intensi drammi religiosi, che lotta al servizio dei più deboli. Nasce l’idea del cavaliere errante, cupo e malinconico. “Cavalleria” assume un significato nuovo, che nulla ha a che fare con la guerra, bensì con una missione ricca di ideali morali e religiosi. Carlo Magno, Orlando e Astolfo, Re Artù e suoi cavalieri passano al mito. Tutti alla ricerca di un oggetto liberatore come il santo Graal, oggetti lontani e perduti, alla ricerca dei quali compiono missioni senza fine, che durano la vita intera. Il destino di un uomo d’armi diventa enigma metafisico, con mille varianti e mille abbellimenti letterari diversi. La ricerca dell’impossibile investe non solo i valori religiosi ma anche quelli dell’amore cortese, come continua tensione verso ciò che non verrà mai ottenuto.
Di fronte alla ricchezza della cultura cavalleresca, che presto ebbe grande successo presso il popolo, alla sua ricchezza mitologica e sentimentale, si trova l’itinerario culturale borghese, molto concreto perché il borghese ha interessi pratici ed economici. Deve quindi imparare la matematica, riconoscere il valore delle merci, rapportare il valore di monete di origine diversa. Il mercante è poi uomo che viaggia, quindi deve conoscere le lingue, deve conoscere le strade, i luoghi di provenienza delle merci.
La città è sede anche di una cultura intellettuale nuova con la nascita e lo sviluppo delle associazioni tra maestri e studenti – le “ università”-, che nella forma delle corporazioni di mestiere fanno dell’attività scientifica una organizzazione potente e di grande prestigio. Parigi e Bologna sono nel XII secolo centri di attrazione per chi insegna e per chi impara. In seguito l’audacia intellettuale di questi centri entrerà in conflitto con il potere religioso e dopo il 1230, con l’ingresso sempre più massiccio di frati domenicani e francescani nei ruoli di docente universitario darà luogo ad una crisi di rigetto da parte degli altri insegnanti. La stessa religione si trasforma negli studi teologici in complessa attività intellettuale, mentre i rapporti tra fede e ragione diventano problemi da affrontare con gli strumenti di un saper più attrezzato.
Al di sotto di queste tre culture, cavalleresca, borghese e universitaria, c’è quella popolare, multiforme e di difficile inquadramento.
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