Poesia comico-realista


Periodo di nascita: fine Duecento inizi Trecento, contemporaneamente all’affermazione dello Stil novo.
Luogo di nascita: Toscana e Umbria.
Tema principale: Amore, episodi della vita quotidiana, esaltazione dei valori non nobili e dei beni materiali.
Caratteristica principale: essa è la parodia letteraria di tematiche importanti che ha lo scopo di suscitare la risata.
Lingua: toscano basso e popolare.

Essa si trova agli antipodi della lirica provenzale, in quanto propone una visione del mondo materialistica, laica e provocatoria, e consiste nello scherzare, talvolta facendo ricorso all'insinuazione scurrile o all'oscenità vera e propria, su temi importanti avendo, tuttavia, un’ottima padronanza dello strumento linguistico e dei contenuti. Essa può, inoltre, essere interpretata come una forma di ribellione giocosa di fronte alla produzione ufficiale.

Le radici di questa corrente sono da rintracciare nelle precedenti tradizione volgare giullaresca e la colta poesia goliardica in latino, entrambe incentrate sull’ironica parodia dei modelli, religiosi o laici, al tempo dominanti.

L’amore e la vita non vengono più intesi in maniera spirituale, ma concreta, sensuale ed edonista. La donna, privata del suo valore spiritale e abbassata a semplice strumento sessuale, diviene rozza e inaffidabile, spesso lussuriosa e traditrice; la lode dell’amata diventa attacco aggressivo e la gentilezza d’animo si fa offesa personale. Tra i temi maggiormente trattati vi sono quelli tratti dagli episodi della vita quotidiana, l’esaltazione di sentimenti, valori e concetti poco nobili come il piacere sensuale, il consumo smisurato di cibo e vino, l’abuso del gioco, le feste, le taverne, l’ira e la ribellione. Si introduce la satira verso le donne vecchie e brutte che sono vogliose ma non ricevono risposta in quanto nessun uomo vuole soddisfarle.

Linguisticamente, gli autori scadono volutamente nelle forme espressive, ponendosi in modo rozzo e volgare e utilizzando espressioni dialettali e plebee. Le forme metriche più utilizzate sono il sonetto e la ballata, che hanno il risultato di rendere i componimenti meno pensanti e apparentemente più popolari.

Gli autori comici di maggiore rilevanza nascono dallo stesso terreno sociale e culturale degli stilnovisti, e, quelli di maggiore rilevanza, sono Cecco Angiolieri, Folgore da San Gimignano, Rustico Filippi, ma anche gli stessi Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti e Dante Alighieri.

Folgore da San Gimignano (1270 - 1330), pseudonimo di Giacomo di Michele fu un cavaliere di cui rimangono circa una trentina di sonetti, in maggior parte raccolti in due "corone", una di otto composizioni dedicate ai giorni della settimana (Sonetti de la semana) e l'altra di quattordici (Sonetti de' mesi). Egli riprende l'antica poetica provenzale, ma la inserisce in maniera gradevole e cordiale entro la cornice del mondo comunale toscano. La sua indole serena si manifesta nell'eleganza dei gesti, nella raffinatezza degli oggetti, nella ricerca di una condizione di vita piacevole per sé e per gli altri.

Rustico Filippi (1230 – 1300) ha lasciato ventinove sonetti aulici, di argomento amoroso, secondo la tradizione della scuola siciliana e trenta comico-realistici, spesso di difficilissima interpretazione, a causa di un lessico inventivo e ricco di allusioni oscene o criptiche, e un linguaggio con forte connotazione dialettale e gusto caricaturale, contro personaggi reali od immaginari.

Del senese Cecco Angiolieri (1260 - 1313) si conoscono solo pochi episodi marginali della vita, come le multe per infrazioni alla vita militare, la sua morte in miseria, il rifiuto da parte dei figli della sua eredità, perché condizionata da molti debiti. Queste le ragioni per cui la critica romantica ha dato una facile ed erronea interpretazione autobiografica della sua opera, definendolo come “il poeta maledetto”. Sono attribuiti ad Angiolieri 112 sonetti. La sua poesia è costruita sul rovesciamento del modello stilnovista e sulla raffinata parodia di molti generi cortesi: il plazer (elenco di cose desiderabili), l’enueg (elenco di sgradevolezze), il contrasto e così via. L'appassionato spirito invettivo, o addirittura aggressivo, non deve far dimenticare l'aspetto di gioco letterario: il romanzo d'amore tra Cecco e Becchina, che al poeta ha preferito un marito ricco, riprende in forma parodistica il genere del contrasto. Particolare è l'autoritratto di personaggio maledetto che il poeta dà di sé nei suoi testi.

Importanti sono anche i goliardi o clerici vagantes del Basso Medioevo, cioè giovani studenti di religione che intrattengono rapporti difficili con le gerarchie ecclesiastiche poiché ritenuti irrequieti e amorali in quanto dovevano spostarsi da un’università all’altra. Alla seriosità e al rigore della chiesa essi contrappongono la loro vita ribelle, condotta all’insegna del divertimento e dei piaceri. Loro scrissero dei Carmina Burana (il nome della città tedesca dove furono trovati), componimenti che esaltano l’amore, il vino, il gioco, scagliandosi con feroci invettive contro l’ipocrisia e la corruzione del clero, o parodiando i modelli tradizionali o quelli sacri. Uno dei componimenti più importanti è il Canto dei bevitori, canto che accompagnò non poche sbornie elencando molti personaggi ai quali brindare e che brindano.

Lo studioso Michail Bachtin, dopo accurati studi, paragonò il clima dei questa poesia comica a quello del carnevale perché in entrambi vi erano alcune costanti, quali la funzione liberatoria del riso, la profanazione dei valori, l’insistenza sugli elementi materiali e corporei e l’uso libero e spregiudicato del linguaggio. Entrambi possono essere intesi come dei momenti di gioco e di festa che, una volta esauritasi l’occasione, lasceranno il posto al ripristino dell’ordine precedente. Con il carnevale, inoltre, si ha una sorta di dualismo del mondo, una doppia concezione della vita: una seria (quella tradizionale e ufficiale) e una opposta (quella comico-carnevalesca), proprio come avviene con la poesia comica.

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