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Le origini della letteratura volgare

Nei primi secoli del Medioevo, la coltura era stata monopolio della Chiesa poichè le opere erano scritte in latino e questo era compreso solo dai Dotti (persone con condizioni più elevate). Tra il V e l'VIII secolo, si sviluppò in Europa una letteratura in volgare, scritta cioè nella lingua parlata dal popolo. La scelta del volgare mirava alla formazione di una "Cultura Laica" e quindi condivisa da un pubblico più ampio che non si limitasse al clero.
La prima esperienza in volgare si ha all'inizio del 200 in Sicilia, alla corte di Federico II che aveva istituito "La scuola siciliana". Qui fu elaborata la lirica d'amore che si ispirava alla poesia cortese provenzale. Questo tipo di poesia esprime una nuova concezione dell'amore che viene definito " Amor Cortese". I protagonisti di questo particolare rapporto amoroso sono: a Dama di corte (Madonna) e il poeta (Amante).

Il poeta esprime la passione per l'amata irraggiungibile ma sempre con un tono di cortesia, di lode e di sottomissione.
Alla poesia provenzale si ispirano i poeti della scuola Siciliana; il più famoso fu Giacomo Da Lentini che è considerato l'inventore del sonetto. L'esperienza della scuola Siciliana fu ripresa dai poeti Toscani, il primo fra i quali Guittone D'arezzo.
Nella nuova realtà dei comuni si diffonde anche questa nuova corrente culturale che porterà alla nascita del dolce stil novo in cui si distingueranno poeti come: Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Guido Guinizzelli.
I poeti stilnovisti sostenevano che l'amore e strettamente connesso alla gentilezza della donna intesa come nobiltà e perfezione; Tuttavia per nobiltà non si intende quella legata a una nascita aristocratica bensì alla nobiltà interiore, alla grandezza dell'animo e alla sensibilità.

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