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Il contesto in cui la lirica nasce è quello libero e socialmente aperto del Comune, ben diverso dalla corte feudale. Invece la donna, è capace di far venire fuori dall’uomo la sua gentilezza, la sua nobiltà d’animo, tramite lo sguardo; diciamo che ha la funzione di “detonatore”. Ma questo lo fa non con l’uomo aristocratico, ma con l’uomo comune. La donna quindi attiva questo “processo” tramite il “saluto” ovvero lo sguardo. Questi poeti quindi riprendono il tema dello sguardo che è un topos della lirica provenzale. L’ultimo tema è quello del saluto che deriva da salus ovvero salute. Questo tema ha un doppio significato: uno riguardante lo sguardo come detto prima e uno metaforico, ovvero che quando la donna saluta l’uomo lo nobilita, quindi lo investe di nobilitazione. I personaggi principali di questo dolce stil novo sono: Guinizzelli, Cavalcanti (muore nel 1300, anno in cui Dante parte per il suo viaggio negli inferi) e Dante. Iniziatore del dolce stil novo è il bolognese Guido Guinizzelli (1230 – 1276) definito da Dante “padre mio” nel Purgatorio XXVI canto. Lo definisce così non perché lo vede come un padre, ma padre mio dal punto di vista poetico. Incontrando il rimatore, Dante gli dice: con la metafora “dall’altra parte del nodo” che loro, ovvero i rimatori toscani e pure la scuola siciliana, sono rimasti indietro a livello letterario, invece lui sta a un livello superiore.

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