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Il madrigale


I primi esempi di madrigale nella letteratura italiana risalgono al Trecento. Si tratta di un componimento breve, formato da due o tre terzine (strofe di tre versi), cui segue un distico (una coppia di versi) a rima baciata o un verso isolato. I versi sono per lo più endecasillabi.

Riportiamo un esempio tratto dal Canzoniere di Francesco Petrarca.

I terzina Nova angeletta sovra l’ale accorta
scese dal cielo in su la fresca riva
là ond’io passava sol per mio destino.
Il terzina Poi che senza compagna e senza scorta
mi vide, un laccio che di seta ordiva,
tese fra l’erba ond’è verde il cammino.
distico Allor fui preso; e non mi spiacque poi;
sì dolce lume uscia degli occhi suoi.

A partire dal Cinquecento il madrigale conosce una nuova fortuna, ma la sua struttura muta profondamente: il madrigale cinquecentesco non presenta più la suddivisione in terzine e distici, ma si compone di endecasillabi e settenari (con prevalenza di questi ultimi) liberamente rimanti, Rimane tuttavia un componimento breve, che non supera la misura del sonetto (in genere non presenta più di 12 versi).

Riportiamo un esempio dalle Rime di Torquato Tasso.

Mentre, mia stella, miri a
i bei celesti giri a
il cielo esser vorrei b
perché ne gli occhi miei b
fiso tu rivolgessi c
le tue dolci faville; d
io vagheggiar potessi c
mille bellezze tue, con luci mille. D center]Inserisci qui il titolo dell'appunto

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