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La lirica cortese (o provenzale)


Adesso abbiamo a che fare con un genere letterario scritto in versi e in lingua d’oc (corti meridionali della Francia). In queste corti ci fu un processo d’ingentilimento: si organizzavano feste e banchetti; per allietare le giornate furono chiamati poeti che, da questo momento in poi, incominciarono a vivere dentro le stesse. Con la lirica cortese nasce la figura del poeta (intellettuale) e la produzione dei versi diventa un vero e proprio mestiere autonomo (dopo l’anno 1000). Era comunque un ambiente totalmente laico. In Francia ci fu inoltre un’eresia: quella dei Catari e così morirono molte persone (tra cui i poeti, alcuni di loro scapparono in Sicilia). I poeti della Francia Meridionale sono chiamati trovatori (o trobadori), dal francese trobar (= comporre versi); infatti, la lirica cortese veniva anche chiamata trobadorica. I poeti, scrivendo, davano vita a due stili di scrittura: il trobar lieu (semplice e chiaro) e il trobar clous (difficile e oscuro). Il tema della lirica trobadorica era l’amore, generalmente adultero (perché impossibile) e il personaggio femminile principale era la donna di corte, spesso sposata. Quest’amore impossibile prendeva il nome di fin’amore: il poeta, innamorandosi di una donna impossibile, soffriva e questo serviva ad ingentilire il suo cuore (i trovatori avevano un cuore nobile e questa caratteristica colmava la differenza con gli aristocratici, nobili di sangue). Infatti, in questo periodo il sostantivo gentile significa nobile di cuore. Soltanto chi aveva un cuore nobile (o gentile), poteva amare. I poeti, quando lodano le donne, utilizzano degli pseudonimi (contro i pettegolezzi) e così fu adottata la tecnica della donna-schermo. Il poeta trovatore si pone, nei confronti della figura femminile, in un rapporto di sottomissione o vassallaggio, come quello di un feudatario (donna) con i suoi vassalli (poeti). La donna è denominata mea domina (= mia signora). Il teorizzatore della lirica trobadorica è Andrea Cappellano, che scrisse un’opera intitolata “De Amore” (in latino), seguendo Ovidio (anch’egli scrisse un’opera con lo stesso titolo). Il primo poeta trovatore fu Guglielmo IX d’Aquitania. Nella sua corte nasce l’impulso alla produzione di questo genere letterario.
Lo splendore delle corti di Provenza termina con la crociata contro gli Albigesi (o Catari), indotta da papa Innocenzo III; insieme ai Catari morirono anche molti poeti cortesi. L’ordine dei Domenicani aveva il compito di combattere le eresie.
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