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Le origini della lingua italiana

L'italiano deriva dal latino (volgare, ovvero il latino parlato dal popolo), poiché l'Italia era sotto il dominio dei Romani, i quali parlavano latino.
Il latino può essere di due tipi: scritto, utilizzato nei testi scritti dalle persone colte (es: equus = cavallo, ignis = fuoco, os, orus = bocca), e volgare (da vulgus che significa popolo), che è la lingua parlata dal popolo (es: caballus = cavallo, focus = fuoco, bucca = bocca).
Nel 476 d.C., avvengono le invasioni barbariche e le lingue si mescolano, creando le lingue neolatine; il latino scritto rimane in mano alla Chiesa e agli amanuensi (che copiano le opere nei monasteri), mentre il latino volgare si unisce alle lingue barbariche, creando le 6 lingue neolatine (Italiano, Spagnolo, Francese, diviso in lingua D'Oil, nel Nord e lingua D'Oc nel Sud, Portoghese e Rumeno).
Le invasioni barbariche determinano anche la nascita, nel Nord Europa, delle lingue germaniche (Tedesco, Anglosassone, Norvegese, Svedese, Danese).

L'italiano, inizialmente, era usato solo oralmente. Gradualmente, iniziò ad essere usato nella letteratura italiana.
Sono stati trovati solo due documenti che attestano l'utilizzo del volgare italiano in forma scritta: si tratta di un indovinello veronese e della Carta Capuana.
Le prime forme di letteratura in volgare sono legate alla Francia, in particolare all'ambiente della Corte, e si sviluppano circa tra l'XI e il XII secolo, in entrambe le lingue francesi.
Si tratta soprattutto di generi epici, che esaltano gli eroi e il popolo.

Il poema epico medievale

Fa parte del ciclo carolingio, con re Carlo e i suoi paladini (cavalieri che combattevano per il re o per la fede cristiana). Fu scritto in lingua D'Oil.

- Il romanzo cortese

Fa parte del ciclo bretone, con re Artù e i suoi cavalieri, tra cui Lancillotto.
Prima, nel XII secolo, vennero prodotti in versi; dal XIII secolo, vennero scritti in prosa.
Si esaltano i valori dei cavalieri, le loro avventure e soprattutto l'amore, inteso come amore cortese, anche fuori dal matrimonio (tradimento), fatto di devozione, dedizione, corteggiamento, nobiltà d'animo, rispetto, discrezione verso la propria donna.
l'amore cortese è una tematica che trova sviluppo dei testi letterari del Medioevo, sia nei romanzi cavallereschi, sia nella lirica. Fu scritto, inoltre, un trattato, intitolato De Amore (che significa "Riguardo l'amore") da Andrea Cappellano. Era un trattato diviso in tre libri, scritto in latino, che conteneva un decalogo (dieci regole da rispettare nell'amor cortese). Fu dedicato a Gualtieri, un giovane, per insegnargli ad amare. Sarà fonte di ispirazione per la lirica provenzale, ma anche per quella italiana (siciliana), per il Dolce Stilnovo, per poeti come Dante Petrarca, Boccaccio e per alcuni trattati d'amore del 1500.

- Lirica provenzale (poesia trovadorica)

Si tratta della poesia in lingua D'Oc, nata in Provenza (Sud della Francia), legata alle corti medievali e all'amore cortese. Veniva scritta da trovatori (poeti), i quali potevano, poi, recitarle. Spesso, però, le liriche erano recitate dai giullari. Il giullare, inizialmente, era un girovago che recitava, cantava, ballava nelle piazze, nelle vie, o nelle corti; dal XIII secolo viene ospitato e stipendiato stabilmente dai signori nelle loro corti.
Tra i principali poeti provenzali, ricordiamo Guglielmo D'Aquitania, feudatario, ma anche guerriero e libertino, scrittore di liriche sull'amore cortese, come Nella dolcezza della primavera. In questa lirica vi sono alcuni elementi tematici importanti:
- l'arrivo della primavera come invito ad amare
- l'amore cortese, che vede nel rapporto tra il cavaliere e la donna amata, quello tra vassallo e re/signore (utilizzo di termini che ricordano l'investitura)
- utilizzo del senhal, cioè di un soprannome o pseudonimo al posto del nome della donna, per discrezione verso di lei (in questa lirica, l'autore la chiama Buon Vicino.

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