Crisi dell’eroe cavalleresco
La collocazione dell'episodio della follia di Orlando a metà dei 46 canti è significativa, poiché sottolinea la centralità del tema, su cui fonda l'intero poema e che chiarisce la visione della vita di
Ariosto. Dapprima il poeta mostra una viva partecipazione al destino del paladino, anzi, stabilisce un confronto diretto e ironico tra la sua esperienza d'amore e quella del personaggio ( vv. 99-100), confessando, come già aveva fatto nel proemio, di avere anche lui rischiato di perdere il senno per amore, di conoscere il tormento della gelosia e del desiderio frustrato. In questo canto prende forma il tema della follia, a cui si fa riferimento lungo tutto il poema, come è messo in evidenza dal carattere illusorio della "ricerca", che spinge all'azione e al movimento la maggior parte dei protagonisti delle vicende. Ciascun personaggio insegue i propri desideri senza mai ottenere vero soddisfacimento: le storie si dividono e si biforcano come in un labirinto, metafora dell'insensatezza dell'esistenza umana. Però, quando Orlando si strappa di dosso l'armatura e le vesti ( vv. 231-232) e la sua furia si abbatte su alberi e sassi, il poeta sembra abbandonarlo e la pietà è sostituita da pena e disagio, (v. 262). Infatti gli eccessi di Orlando, la perdita del controllo su istinti e passioni, rappresentano l'opposto di ciò a cui la civiltà rinascimentale assegna un grande valore, cioè la misura, la razionalità, l'armonia. Ariosto riconosce che l'amore è un sentimento umano benefico, un segno di vitalità e di energia, ma ritiene anche che esso debba esprimersi in armonia con la ragione. Se invece prevalgono l'istinto e l'irrazionalità, sono perdute cultura, civiltà e convivenza civile.
Allontanamento dalla tradizione
La fedeltà alla donna amata e la sua idealizzazione (Angelica è una dea da adorare e servire) sono qualità che fanno di Orlando un perfetto amante cortese. Secondo la visione rinascimentale di Ariosto, però, al paladino manca una qualità fondamentale: la capacità di adattarsi alla realtà, alla varietà delle circostanze determinate dalla fortuna. Le virtù della tradizione cortese non elevano la condizione spirituale di Orlando, ma si trasformano in una mania ossessiva che porta alla disperazione e alle manifestazioni di violenza brutale, a una condizione bestiale (, v. 238).
La follia di Orlando è anche il segno rivelatore di quanto il poema sia distante dai valori e dai tópoi della tradizione epico-cavalleresca. Orlando, il paladino saggio per eccellenza, ora è condotto dal suo amore non ricambiato a una condizione di abbrutimento: perde la propria dignità e non usa più la propria forza per difendere la fede cristiana e i deboli, ma la disperde contro alberi e pietre. L'episodio rappresenta il declino del mondo cavalleresco e il ridimensionamento della figura dell'eroe epico, attuato ancora una volta mediante l'
ironia del narratore onnisciente*, che riduce la tensione narrativa.
Varietà dei registri stilistici
Nel canto sono presenti i temi e le scelte espressive della poesia amorosa; in particolare, il ruscello e il prato fiorito dove è sbocciato l'amore tra
Angelica e Medoro appartengono a un paesaggio piacevole di influenza petrarchesca. Le ottave in cui il paladino coglie gli indizi di quell'amore sono caratterizzate da una drammaticità controllata ( vv. 26-27). Invece i versi della
pazzia di Orlando hanno un tono prosaico, con accenti caricaturali e grotteschi. Dal punto di vista retorico, nella descrizione degli effetti devastanti della pazzia di Orlando assumono particolare rilievo le figure dell'iperbole e dell'enumerazione*, spesso associate in un'unica immagine (che rami e ceppi e tronchi e sassi e zolle / non cessò di gittar ne le bell'on-de, vv. 217-218; Qui riman l'elmo, e là riman lo scudo, / lontan gli arnesi, e più lontan l'usbergo, vv. 233-234; e svelse [.] d'abeti, vv. 249-252), e del climax* (Tre volte e quattro e sei, v. 89; crede e brama e spera, v. 116; odio, rabbia, ira e furore, v. 207).