Civiltà cortese


Nella seconda metà dell'XI secolo vi è lo sviluppo delle corti. Queste sono guidate da potenti signori feudali, accolgono chierici, e giullari, pagati per intrattenere un pubblico di aristocratici e spettatori.
Le corti diventato il principale luogo di elaborazione e trasmissione della cultura.
Viene promossa l'ideologia cavalleresca. I cavalieri spesso provengono dalla nobiltà, oppure sono funzionari al servizio del signore. Questo nuovo ceto diffonde sentimenti come coraggio, forza, lealtà, nobiltà d'animo e senso d'onore.
Lo scopo principale per il quale vengono mobilitati è la difesa della cristianità, che era minacciata dagli infedeli.
Nascono così in lingua d'oïl le cosiddette canzoni di gesta, prima forma di epica in lingua volgare, con la quale si esaltano le imprese leggendarie dei cavalieri.
Con il passare degli anni, l'aristocrazia feudale comincia ad elaborare codici e mentalità raffinate con le quali esprime una visione laica e mondana. Le élite cavalleresche sottolineano la diversità civile del "cortese" che è prodigo e liberale rispetto all'uomo comune, che, anche se è ricco rimane sempre un villano arricchito.
Rivestono un ruolo centrale la generosità, la finezza dei comportamenti, il disinteresse per il denaro e l'amore per la donna. Il cavaliere corteggia una donna irraggiungibile, come si fa per il sovrano o una divinità. Per lei, il cavaliere è disposto a compiere ogni impresa. Il tema dell'amore lega tutta la produzione cortese in lingua d'oïl, dal romanzo alla lirica dei provenzali, chiamati "trovatori".
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