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Alto Medioevo


● Dal punto di vista economico -sociale nell'Alto Medioevo si afferma una società feudo-vassallatica. L'economia era bastata sull'agricoltura. I feudatari erano coloro che possedevano la terra (detta feudo). I feudatari concedevano una parte dei loro feudi ai vassalli che in cambio prestavano fedeltà ed omaggio (anche i carichi militari) ai feudatari. Si veniva così a creare un rapporto interpersonale di dipendenza tra feudatari e vassalli. Il vassallo, a sua volta, poteva concedere un pezzo di terra a un subalterno, il valvassore. Si creava così una vera e propria piramide di rapporti interpersonali. La società quindi era gerarchica, non paritetica, basata su forti disuguaglianze.
● Dal punto di vista culturale/ideologico abbiamo una cultura fortemente religiosa. Il centro culturale più importante era la Chiesa. Il tipo di cultura che la Chiesa promuoveva era quello dogmatico (cioè acritico, non richiedeva spiegazioni, era così e basta). La Chiesa cioè riteneva che nei teti sacri ci fosse la verità e che questa verità dovesse essere accettata passivamente. Chiunque osava contrapporre la verità rivelata, oltre a presunte verità, veniva considerato un “nemico” ed era condannato. Non c’era dunque uno studio critico ma un atteggiamento passivo di sottomissione. Vi era inoltre una visione teocentrica (teos= Dio, cioè Dio al centro dell’uomo) cioè una visione che mette al centro di tutti Dio. Gli uomini del Medioevo giudicavano e interpretavano tutto alla luce di Dio. Quando leggevano un testo antico, lo interpretavano non secondo la visione di chi l’aveva scritto, ma secondo la loro visione religiosa. Leggendo Virgilio, ad esempio, interpretarono il bambino che avrebbe portato una nuova età dell’oro (di cui Virgilio parla nella quarta Bucolica) come il bambino Gesù. Virgilio in realtà era pagano e non conosceva ancora il cristianesimo. È dunque chiaro che gli uomini del Medioevo avevano attribuito a Virgilio un pensiero che non poteva essere il suo. La visione del Medioevo è inoltre fortemente simbolica-allegorica. Gli uomini del Medioevo cioè intrepretavano tutto come simbolo-allegoria di qualcos’altro. Ogni cosa aveva non solo il suo significato letterale ma anche un significato nascosto, appunto un’allegoria. La selva in cui si perde Dante non è solo un bosco scuro ma è l’allegoria del peccato. Le tre fiere che Dante incontra non sono solo tre animali ma sono il simbolo di tre peccati capitali (ad esempio il leone, con la sua testa alta, rappresenta la superbia). Tutti i libri scritti nel Medioevo nascondevano quindi questi significati allegorici. Nei vestiari ad esempio, non venivano analizzati gli animali concretamente com’erano ma venivano rappresentati per i significati simbolici che rivestivano.
● Dal punto di vista politico l’Alto Medioevo è rappresentato da una fortissima parcellizzazione linguistica. Per quanto concerne la lingua scritta, si continua ad usare il latino, lingua adoperata dalla Chiesa. Per quanto riguarda la lingua orale, nascono nuovi volgari dovuti alla fusione tra la resistente lingua latina con le nuove parlate dei barbari; nell’orale quindi nascono nuove lingue ibride che non coincidono con la lingua scritta. Visto che nel Medioevo c’erano tante persone che non sapevano scrivere ma si limitavano ad usare la lingua nella comunicazione orale, ad un certo punto si venne a creare una frattura enorme tra lingua scritta e lingua orale che divennero due lingue completamente diverse. Per superare questa frattura e farsi capire, ad un certo punto si decise di usare, per scrivere, le lingue che normalmente si usavano per parlare ovvero le cosiddette “lingue romanze”. cioè le lingue che si erano diffuse nella Romania cioè nel territorio che una volta era stato il grande impero di Roma e che ora era diventato il luogo dei regni romano-barbarici. La prima volta che si usarono le lingue barbariche nella scrittura fu col giuramento di Strasburgo nell’814, quando i tre figli di Carlo Magno si divisero il potere e decisero di scrivere un documento che sanciva la divisione nel volgare italiano, francese e tedesco in modo che tutti i popoli del territorio italico, germanico e francese (che parlavano tre lingue diverse) poterono capire. In Italia l’uso della lingua volgare nella scrittura avvenne più tardi, nel 960 con il Placito Capuano con cui si stabilì l’appartenenza di alcune terre. In entrambi i casi si trattò di un uso della scrittura volgare per fini pratici. L’uso della lingua volgare in testi scritti per fini letterari avverrà più tardi, prima in Francia poi in Italia nel 1200. E all’ora che si ritiene sia nata la letteratura italiana.
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