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Umanesimo


Il desiderio del Petrarca e del Boccaccio di conoscere il mondo classico e d'interpretarlo con spirito nuovo, vedendo in esso la realizzazione di ideali di bellezza, di armonia e di dignità umana, diventò negli ultimi decenni del Trecento un fenomeno culturale generale. Vi fu un fervore di studi senza precedenti, accompagnato dall'intento di esaltare il valore dell'uomo collocato al centro della natura e artefice del proprio destino. Pertanto, mentre il MedieEvo aveva proposto una visione teocentrica della realtà (Dio al centro di tutto), l'umanesimo si caratterizzò per una visione antropocentrica ('uomo al centro della realtà), insomma per una concezione laica della vita.

Nacque cosi il termine "umanesimo", da "humanae litterae", ossia studio dell'uomo, dato a questo vasto movimento culturale e letterario che si protrasse per tutto il Quattrocento, in contrapposizione all'espressione cioè la scienza di Dio dominante nel Medio Evo, ed "umanisti" furono chiamati "divinae litterae gli intellettuali di quel periodo. Fra gli umanisti più determinanti, ricordiamo Coluccio Salutati, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Leon Battista Alberti, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e Lorenzo Valla.

I principali centri della cultura umanistica furono Firenze, Roma, Napoli Milano, Ferrara, Mantova, Padova, Urbino, cui corti, ospitarono artisti, poeti ed intellettuali. L’amore per i classici spinse gli umanisti degli ultimi decenni del Trecento della prima metà del Quattrocento a scrivere più in latino che in volgare, per cui si è soliti parlare di umanesimo latino relativamente a tale periodo. Il volgare ebbe una rinascita verso la metà del secolo per volontà dei Medici

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