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Dal teatro di “corte” al teatro stabile



A partire dalla seconda metà del Quattrocento la scena teatrale appare dunque strettamente legata agli eventi e alle feste della vita di corte. Si tratta di forme della rappresentazione che privilegiano ancora gli aspetti spettacolari. Questo genere di rappresentazione manca però di una scena e di un testo strutturati e si svolge, per lo più, in spazi non specificamente deputati al teatro, come le piazze, i giardini, i cortili o le sale dei palazzi signorili, appositamente dotati di palcoscenici e scenografie. Solo gradualmente si afferma il teatro stabile inteso come struttura fissa destinata alle rappresentazioni teatrali: infatti, con il tempo alcuni prìncipi fanno costruire dei veri e propri piccoli teatri di corte.
La rinascita del teatro avviene grazie alla riscoperta di testi e autori del teatro classico,che sono prima rappresentati in latino e poi volgarizzati. Essi forniscono, nel giro di pochi decenni, le basi per la fioritura del teatro in volgare e della commedia regolare del Cinquecento, fondata sul recupero dei modelli classici, arricchiti però da riferimenti alla realtà sociale e politica contemporanea, che favoriscono il coinvolgimento del pubblico. I maggiori autori del nostro Rinascimento, da Ariosto con la Cassaria a Machiavelli con la Mandragola, partecipano alla promozione della nuova commedia in volgare. Agli stessi anni risale la nascita della tragedia cinquecentesca, con la Sofonisba di Gian Giorgio Trissino composta intorno al 1514-15, nella quale viene ripristinato il rispetto delle regole aristoteliche dell’unità di tempo e azione, ed è presente il coro. Il teatro tragico cinquecentesco appare, però, orientato più alla lettura che alla rappresentazione.
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