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Il melodramma

Altro genere nuovo e caratteristico della civiltà barocca fu il melodramma o dramma musicale, conosciuto più tardi con il nome, vivo ancora oggi, di “opera”. Esso nacque negli ultimi anni del Cinquecento, a Firenze, a opera di un gruppo di letterati e musicisti che si riunivano in un primo momento –fra il 1576 e il 1582 circa- in casa di Giovanni Bardi, in un secondo momento in casa di Iacopo Corsi. Essi (vi erano fra loro Vincenzo Galilei, padre di Galileo, teorico di musica, i musicisti Iacopo Peri e Giulio Caccini, il poeta Ottavio Rinuccini, altri minori) nella loro ricerca dei rapporti edelle analogie tra musica e parola di richiamavano alla favola pastorale, dalla quale anzi il melodramma trasse il suo primo amore (il Rinuccini chiamò “favola” la Dafne), i primi temi, il carattere lirico: di un lirismo esemplato su quello del Tasso, la cui lezione fu dunque essenziale anche per quest’altro aspetto della letteratura barocca.
Ma si richiamavano anche al tentativo rinascimentale di dar vita a una tragedia che, come quella greca, fosse accompagnata dalla musica: il Rimuccini, nel prologo dell’Euridice, introdusse quale personaggio la Tragedia, e “tragedia” definì l’Arianna. E anche musicalmente, si suole distinguere nell’attività della Camera un primo periodo, in cui prevalse l’ideale dello stile recitativo, e un secondo, dal tono drammatico-recitativo.

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