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La trattatistica


La trattatistica del 500 si può definire erede di quella quattrocentesca. Ad essa è attribuito il compito di ridefinire i modelli di comportamento sociale ed intellettuale adattandoli ad un mutato contesto storico.
La corte tende a chiudersi e a privilegiare l’elaborazione di un’immagine fissa di se stessa.
I trattati di questo periodo hanno un profilo variegato ed affrontano prima di tutto i problemi della vita della corte.
Questi erano costituiti da dialoghi che erano parte integrante di questo programma perché si pensava fossero l’emblema della civiltà. Il dialogo in forma volgare rimane la forma privilegiata del trattato storico.
L’ideale umano del tempo si trova nel Cortegiano di Castiglione. Il trattato viene steso dopo 15 anni di revisione ed ha la forma di un dialogo diviso in quattro libri, corrispondenti a quattro serate di conversazione avvenuta alla corte di Urbino. Il trattato ha il ritratto perfetto del cortigiano ed ha un tono realistico.

Infine, i personaggi descritti sono realmente esistiti. Secondo Castiglione il cortigiano doveva esercitare la propria virtù destreggiandosi di volta in volta tra i comportamenti e le opinioni degli uomini. Castiglione concepisce la corte come un microcosmo chiuso e ritrae un’immagine di un perfetto cortigiano che eccelle per le sue capacità di essere amabile e piacevole.

Un altro esempio è il Galateo di Della Casa che è considerato una vera e propria lezione sul "come si fa" ed è applicata ai costumi del tempo. Ne risulta un affresco negativo pieno di toni scherzosi, ironici e sarcastici ma il Galateo risulta essere un’opera colta ed ha un’ampia gamma di riferimenti. Della Casa attua una sorta di rinuncia alla letteratura e la sua opera può essere intesa come una parodia.
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