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Baldesar Castiglione: Il Cortegiano

L’ opera, scritta fra il 1508 e il 1516 in forma dialogata, relazione l’ esperienza di devoto cortigiano maturata dall’ autore alla corte di diversi principi italiani, fra cui i Montefeltro di Urbino e il Papa. Si tratta di una sintesi fra d’ideale di cortesia che caratterizzava il cavaliere medioevale nei suoi aspetti più raffinati e l’ideale di cultura letteraria, tipico del periodo dell’ Umanesimo. Tramite questa sintesi, il castigliane si pone come obiettivo la formazione del collaboratore del principe. Innanzitutto bisogna spiegare il termine “cortegiano”. Oggi questo termine si associa ad una persona di animo servile, incline alla simulazione e all’adulazione dettata da opportunismo, quindi una sorta di parassita. Per B. Castiglione, invece, il cortigiano è un funzionario di fiducia del principe, un consigliere, un ambasciatore, un funzionario di fiducia poiché nel XVI secolo non esisteva ancora la figura di diplomatico o di burocrate addetto a tali funzioni. Il suo scopo era di consigliare il bene e sconsigliare il male al suo signore, facendosi interprete dei veri interesso, come aveva fatto Aristotele nei confronti di Filippo i di Macedonia o Platone prezzo Dione a Siracusa. e quando il buon cortigiano non riesce a mantenere il suo principe sulla buona via deve lasciare il suo servizio. Per espletare un simile incarico, occorre una’apposita virtù che si ottiene con un lungo esercizio ed uno studio serio tali da scoprire le potenzialità dell’animo umano. Il cortigiano dovrebbe avere le qualità seguenti: rettitudine, cultura, conoscenza di ogni arte ed esercizio fisico e militare, raffinatezza nei modi, ma senza affettazione. La duchessa Elisabetta Gonzaga, moglie del duca di Urbino dichiarò che un uomo simile sarebbe stato egli stesso un perfetto principe.
Nel suo insieme, l’opera ci fornisce un quadro completo e idealizzato di una corte rinascimentale. L’anno dopo la pubblicazione (1528), Castiglione mori a Toledo dove ricopriva il ruolo di rappresentante diplomatico del Papato che aveva incorporato il ducato di Urbino. La sua morte si colloca fra il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi (1527) e la definitiva distruzione della Repubblica di Firenze (1532) e questo non è casuale perché si tratta di due episodi che anticipano lo sfacelo completo del modo cortese idealizzato da Baldassare Castiglione.
L’opera ebbe molto successo a tal punto che gli aspetti positivi del “cortegiano” genereranno l’ideale del “gentiluomo” di Locke
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