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Pietro Bembo


Colui che meglio di ogni altro seppe definire i tratti essenziali di questa letteratura in modi che i contemporanei riconobbero esemplari fu Pietro Bembo: lirico, trattatista di amore, teorico della questione della lingua, il Bembo precisò in ogni caso i termini della questione, costituì un punto fermo per le dispute sul problema, fissò una corrente di gusto.
Nacque a Venezia nel 1470; bambino, fu col padre a Firenze, dove quegli strinse rapporti con uomini dell’Accademia platonica. Soggiornò alcun tempo a Messina e vi studiò il greco con Costantino lascaris; fu poi a Venezia, dove ebbe una relazione con una Maria Savorgnan, con la quale scambiò un interessante epistolario volgare, e poi a Ferrara, dove amò Lucrezia Borgia. Quindi si stabilì dal 1506 al 1512 presso la corte di Urbino, uno dei centri più fecondi del rinascimento; fu poi a Roma, segretario ai brevi. Dopo il ’20 si dedico soprattutto agli studi a Padova e a Venezia, dove era storiografo della repubblica. Nel ’39 Paolo III lo nominò cardinale; morì a Roma nel 1547.
La sua prima opera importante furono i dialoghi degli Asolani, composti a partire dal 1497 ed editi il 1505 con una dedica a Lucrezia Borgia; il Bembo li immaginò tenuti nella villa di Asolo, dove si era ritirata Caterina Corner regina di Cipro, dopo aver ceduto l’isola alla Repubblica veneta.
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