Pietro Bembo (Venezia 1470 – Roma 1547)


Di importante famiglia patrizia, Bembo riceve una solida formazione umanistica. Soggiorna per lunghi periodi a Ferrara e a Urbino e nel 1508 intraprende, per motivi di sicurezza economica, la carriera ecclesiastica. Nel 1512 Bembo si trasferisce a Roma, designato segretario pontificio di Papa Leone X. Tornato nel 1521 nel Veneto, a Pdova, diventa storiografo ufficiale della Repubblica veneta (riceve l’incarico di scrivere una storia contemporanea di Venezia e compone in latino l’Historia Veneta); viene quindi nominato cardinale e infine vescovo, prima di Gubbio e poi di Bergamo. Muore a Roma nel 1547. la produzione letteraria di Bembo ha inizio in gioventù con versi latini e lavori filologici (cura un’edizione delle poesie di Petrarca e una della Commedia dantesca). Importante è il trattato dialogico in prosa gli Asolani, pubblicati a stampa nel 1505. l’opera, intercalata da rime esplicative, è incentrata sul tema dell’amore e si divide in tre libri: nei primi due si contrappongono la posizione di Perottino, amante infelice, e quella di Gismondo, amante felice, che sostengono rispettivamente il carattere negativo e positivo dell’amore dal punto di vista sessuale. Nel terzo libro Lavinello espone la teoria dell’amore platonico, puro e spirituale. Trattato fondamentale, incentrato sulla questione della lingua letteraria italiana, è lo scritto intitolato Prose della volgar lingua, nel quale Bembo giudica criticamente le proteste dei contemporanei e sostiene i modelli illustri degli autori del Trecento (Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa). Il dialogo è ambientato a Venezia, fra Giuliano de’ Medici, Carlo Bembo (fratello dell’autore), il poeta Ercole Strozzi e l’arcivescovo Federigo Fregoso.
Nel 1530 viene pubblicata a stampa la raccolta delle Rime di Bembo: esse costituiscono l’applicazione pratica della teoria linguistica sostenuta nelle Prose della volgar lingua. Le liriche insegnano la rigorosa fedeltà alla lingua e allo stile di Petrarca; inoltre Bembo ritrova nel modello petrarchesco una personale consonanza di sentimenti.
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