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Il ritorno alla poesia di Leopardi

Dopo quella scrittura amara e dolorosa (ma anche per certi versi sia sadica che divertita) rappresentata dalle Operette morali, pubblicate tutte tramite l'editore Stella, Leopardi tornò alla poesia, alla sua amata poesia: in una lettera alla sorella afferma la sua gioia per il ritorno a quel genere a cui lui apparteneva, il suo ritrovamento di un animo fine e tranquillo, ma anche del fatto che le esperienze fatte con le Operette morali lo avevano profondamente cambiato, e che la sua poesia,anche se sempre poesia doveva rimanere, era necessariamente legata anche alla sua ormai indubbia modernità a livello artistico. La sua situazione economica peggiorò quando l’editore Stella da cui Leopardi dipendeva economicamente chiuse il suo rapporto con il letterato, il quale dovette ritornare a Recanati, all'odiata casa paterna dove dovette restare per mancanza di fondi economici per una vita lontano dal borgo recanatese. In questo momento avvenne in lui una grande depressione in cui lo stesso Giacomo disse più volte fosse una tortura vivere tra quelle mura stringenti nelle calde notti piene d'incubi, per un lasso di tempo cosi lungo circa 40 notti d'Inferno.

Leopardi ebbe comunque uno spirito combattivo nei confronti di questa sua situazione difficile. Il periodo recanatese durò dal 1828 al 1830 e fu di grande fertilità letteraria: vennero scritte Le ricordanze, Il sabato del villaggio e molti altri componimenti, quelli che assieme all'Infinito vanno a comporre le grandi poesie leopardiane, quelle più famose e conosciute a livello mondiale

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