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Il periodo fiorentino e la morte di Leopardi

Nel 1830, leopardi si trasferì a Firenze e iniziò il cosiddetto “ciclo di Aspasia”. Questo episodio fu reso possibile da un gruppo di amici che decisero di contribuire a un vitalizio che consentisse a Leopardi di mantenersi il soggiorno nella città fiorentina. In questo periodo Leopardi strinse una forte amicizia con il napoletano Antonio Ranieri. A Firenze Leopardi scrisse diverse altre poesie. Aspasia era lo pseudonimo letterario di Fanny Targioni Tozzetti. Nel 1831 Leopardi pubblicò a Firenze i Canti, la raccolta delle sue poesie. Nel 1832 Leopardi chiuse lo Zibaldone, che era composto da quasi cinquemila pagine. Il 1833 invece fu l’anno del periodo napoletano: Leopardi si trasferì nella città partenopea assieme all’amico Ranieri. La vita di Leopardi era sempre stata segnata da condizioni di vita precarie. Fin dai tempi dello “studio matto e disperatissimo” il giovane Giacomo studiò a tal punto da rendere abbastanza critiche le proprie condizioni di salute, ammalandosi di tisi. Nutriva un forte disprezzo nei confronti dell’ideologia ottimistica tipica del mondo borghese. Disprezzava profondamente il mito del progresso e odiava la scienza e la tecnica. Questo aspetto può essere particolarmente colto nella Palinodia al marchese Gino Capponi pubblicato nel 1835. Dal 1831 al 1835 l’ammalato Leopardi dettò all’amico Ranieri i Pensieri. Intanto Leopardi continuava a pensare a una nuova edizione da pubblicare per raccogliere tutti i suoi scritti, ma morì prima di riuscire a farlo. La raccolta venne pubblicata nel 1845, molto dopo la sua morte. Si allontanò da Napoli perché era scoppiata un’epidemia di colera e le sue condizioni di salute erano già abbastanza critiche. Nel 1836 scrisse il suo ultimo capolavoro letterario intitolato La ginestra. Nel 1837 scrisse Il tramonto della luna e morì il 14 giugno dello stesso anno.

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