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Questo è il periodo in cui forma gli Idilli. Parliamo quindi del pensiero che Leopardi ha sul pessimismo, mentre sugli altri troviamo i principi di poetica. Leopardi afferma che la felicità è nel conseguimento del piacere (evidenziandola marcando gli articoli) e il nostro desiderio è senza limiti, che quindi termina solo con l termine della vita, improntata unicamente al raggiungimento di questo piacere. “Piacere immenso” è una contraddizione perché l’uomo desidera una piacere infinito, immenso (linguaggio negativo) ma non esiste nulla che può portarci a questo raggiungimento perché comunque la nostra natura è finita, quindi è l’immaginazione che ci fa desiderare un qualcosa di infinito che è tale per la nostra natura finita. “La facoltà immaginativa” è colei che permette all’uomo finito di desiderare un qualcosa di infinito. Per l’anima, l’infinito è quindi immaginabile. Praticamente l’immaginazione può concepire ciò che nella realtà non c’è “fingendo” un mondo parallelo a quello reale, il quale compito è appunto assegnato all’arte che fa concepire all’uomo una realtà tangibile. Inoltre dice che non si è mai appagati dalle conseguenze di un piacere, perché questo è solo un piacere temporaneo che termina e non ti permette di raggiungere la felicità. Ed è appunto l’immaginazione, l’illusione che ti permettere di essere realmente felice. Quindi l’illusione è il “Lusus” gioco che ti rende felice, ma creato appunto dalla mente. La felicità la vediamo nei fanciulli perché, affinché l’uomo sia felice deve avere l’immaginazione, ma per avere l’immaginazione bisogna essere ignoranti. Poi parla dei protagonisti del vago e indefinito e anche gli oggetti che ostacolano la vista i quali non fanno altro che nascondergli la realtà così che l’anima errando (ma questo errare dell’anima non è altro che l’estasi) esce fuori dal corpo.

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