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Giacomo Leopardi - La vita e le opere

G. Leopardi nasce a Recanati nel giugno 1798: è il primo figlio del conte Monaldo {cattiva gestione dei conti famigliari} e dalla marchesa Adelaide Antici {durezza distante, ritratto inquietante}. Un anno dopo Giacomo nasce il fratello Carlo e poi Paolina.
La formazione culturale dei tre è affidata a precettori casalinghi, secondo la consuetudine del tempo [gretto classicismo del padre + esigenze religiose della bigotta madre]. Ciò che influenzerà maggiormente la cultura di Leopardi saranno però i circa 15.000 volumi della biblioteca del padre.
Tra il 1809-1816 abbiamo i "sette anni di studio matto e disperatissimo" che forniranno una vastissima cultura a Leopardi ma anche seri danni alla sua struttura fisica.
Il 1817 è l'anno decisivo per la formazione del giovane: entra in contatto con il letterato piacentino Pietro Giordani {incoraggia molto Leopardi} con il quale inizierà una comunicazione epistolare. Nell'estate dello stesso anno stenderà i primi pensieri dello Zibaldone e nel dicembre si innamora per la prima volta di sua cugina Gertrude.

L'amicizia con Giordani e la volontà di affermarsi di Giacomo comporteranno la rottura con le posizioni reazionarie e cattoliche della famiglia: la formazione illuministica e classicista inizia così a prendere forma.
1819 --> Tenta a fuggire di casa ma viene scoperto dal padre + odio profondo + malattia agli occhi
Novembre 1822 --> Finalmente parte da Recanati per andare dagli zii materni a Roma: immensa delusione
1823 --> Ritorno a Recanati dove si getta nella produzione letteraria e filosofica
1828-30 --> Ultimo soggiorno a Recanati vissuto con grande depressione, inoltre perde i 1000 scudi del premio bandito dall'Accademia della Crusca, a cui aveva partecipato con le Operette Morali. Gli amici gli pagano un soggiorno di un anno a Firenze
1833 --> A Napoli con l'amico Ranieri + le condizioni di saluta di Giacomo peggiorano drasticamente ma il suo spirito non si ferma. Severa critica al mito del progresso e alla fiducia nella scienza e nella tecnica.
Tra il 36-37 Leopardi, Ranieri e sua sorella Paolina si trasferiscono ai piedi del Vesuvio [Il tramonto della luna e La ginestra] per sfuggire all'epidemia di colera abbattutasi su Napoli.
Infine Giacomo morirà a Napoli nel giugno 1837.


Le Lettere

Di Leopardi ci restano circa 931 lettere: da quella scritta a 12 anni e firmata "La befana" a quella scritta 18 giorni prima della morte al padre. Le lettere più significative sono rivolte ai familiari:
al padre - testimonianza della difficoltà del rapporto. Leopardi cercava una comprensione e amore

a Carlo - ricerca di complicità con una narrazione ironica e avventurosa
a Paolina - complicità ancora più profonda, Leopardi trova un alter ego. Soprattutto durante l'assenza da casa

Importanti anche le lettere scritte ai letterati del tempo come Monti e Giordani; con quest'ultimo Leopardi, non ancora 20enne, ottiene consigli e incoraggiamenti.
Giacomo è figlio del Settecento europeo e della sua valorizzazione della lettera privata: è il primo scrittore italiano a non voler fare delle lettere private un momento di autorappresentazione pubblica. Prevale la finalità immediata e personale della comunicazione con il destinatario.

Il sistema "filosofico" - Da pessimismo storico a pessimismo cosmico

Il problema dell'infelicità per Leopardi può' essere distinto in due diverse fasi:
L'infelicità non dipende dalla natura; la natura è considerata un'entità benevole e positiva, non tanto perché essa assegni all'uomo una condizione di felicità ma perché produce solide illusioni. La civiltà umana ha però distrutto tali illusioni, condannando l'uomo all'infelicità. L'uomo non era destinato alla felicità ma le illusioni lo proteggevano dal rendersene conto.
L'infelicità è dunque un dato storico: gli antichi erano ancora in grado di grandi illusioni ma i moderni no
{questo sistema, della natura e delle illusioni, entra in crisi tra il 1819-23 a causa del modificarsi dei vari elementi che lo costituivano. Prima viene meno l'adesione al Cattolicesimo per Leopardi. Inoltre Leopardi acquisisce un punto di vista materialistico: è respinta ogni possibilità di esistenza di elementi spirituali "il corpo è l'uomo, il corpo pensa, è materia pensante".}

L'infelicità è data dal rapporto tra il bisogno di felicità e la possibilità di soddisfacimento. Nasce la "Teoria del piacere": l'uomo aspira naturalmente al piacere ma tale desiderio è superiore al piacere ottenuto ed ottenibile. Il desiderio è illimitato e quindi destinato a non essere soddisfatto. L'uomo cerca dunque illusioni oppure si accontenta. La responsabilità dell'infelicità diventa la natura "matrigna" che induge l'uomo al piacere. Si parla di pessimismo cosmico: la vita è vista come un male.
Il nuovo progetto di intellettuale
Leopardi attribuisce alla letteratura ed alla poesia un'importanza immensa. Tuttavia interpreta il ruolo di uno scrittore assai lontano dai canoni del tempo; intanto rifiuta le concezioni dell'arte come produzione di bellezza per il godimento dei fruitori o come esercizio di decoro. Dall'altra parte è distante da ogni produzione letteraria a un ruolo di servizio nei confronti di un progetto civile predeterminato: la letteratura non può essere posta strumentalmente al servizio di una prospettiva sociale e politica.
Scrivere per Leopardi significa esercitare le prerogative del soggetto individuale, significa esprimere il mondo concreto ed empirico di un "io" determinato.

Lo Zibaldone di pensieri - Un diario di pensiero

A diciannove anni nel 1817 Leopardi inizia a depositare le proprie riflessioni in un quaderno che forma lo Zibaldone di Pensieri, oggi conosciuto semplicemente come Zibaldone. Il titolo allude alla varietà disordinata della materia trattata e al carattere frammentario e provvisorio. Lo Zibaldone arriverà a contare ben 4526 pagine; inoltre dalla pagina 100 tutti gli appunti sono datati. La produzione è assai irregolare: a periodi di intensa elaborazione se ne affiancano altri meno produttivi.

La mole di materiale restò affidata a Ranieri e poi intorno al 1900 pubblicata da Carducci. Lo Zibaldone non nasce comunque come opera per il pubblico ma più come una raccolta di appunti per lo studio e la produzione.
Lo stile è infatti totalmente differente dalle opere destinate alla pubblicazione: l'opera si colloca in una dimensione di non-finito sia a livello di miro-struttura, come le continue abbreviazioni, sia a livello di macro-struttura per la disposizione disordinata degli argomenti e per la loro disomogeneità.
Inoltre dallo Zibaldone capiamo il pensiero di Leopardi, definibile come "in progress".

Le Operette morali

Il 1824 è l'anno delle Operette morali. Tra il gennaio e il novembre Leopardi scrive venti prose di argomento filosofico, di taglio satirico in forma o di narrazione, o di dialogo o di discorso. In totale le operette morali furono 25 ma l'edizione definitiva uscì per conto di Ranieri, dopo la morte di Leopardi: una raccolta di 24 Operette (una è stata eliminata per volontà di Leopardi).
Leopardi nei suoi dialoghi cerca di trattare temi trattati nella forma della tragedia come i vizi dei grandi, i principi della calamità e deòòa miseria umana, gli assurdi della politica, la somma della società, delle cose e della civiltà presente.
Nelle O. M. confluisce il nucleo delle riflessioni filosofiche sviluppate tra il 1819 e il 1823: il pessimismo, il materialismo, la critica delle ideologie borghesi della Restaurazioni.
Leopardi concepisce le prose come un'opera complessiva ed organica tuttavia la struttura è totalmente disomogenea: mutano le tecniche narrative, i protagonisti (storici come Parini o Tasso, mitici come Atlante e Prometeo, personificazioni come la Luna), mutano le ambientazioni, l'epoca storia e i registri linguistici [lirico-alto, filosofico-medio, realistico-basso].

La caratteristica più importante è l'uso di un registro comico per trattare di temi tragici, cioè seri.
Le tre funzioni principali delle O.M. sono: 1. rappresentare la necessità del dolore per gli uomini; 2. smascherare e deridere le illusioni consolatorie e 3. creare un modello di reazione all'infelicità.

I Canti

La produzione in versi di Leopardi è per lo più raccolta nei Canti: in totale l'ultima racconta pubblicata da Ranieri conta 41 testi. I Canti non presentano una struttura unitaria, non definiscono cioè una vicenda narrativa: è piuttosto possibile individuare un principio organizzativo intero, fondato su criteri di genere e cronologici.
Il titolo riunisce i due filoni principali: 1. di tipo patriottico-civile-filosofico (le canzoni) 2. evocativo-sentimentale-esistenziale (gli idilli).

Per comodità la raccolta può essere divisa in tre filoni cronologici: una prima fase dove nascono le canzoni civili e gli idilli, una seconda dei canti pisano-recanatesi e infine, una nuova poetica che presenta i testi d'amore del cosidetto "ciclo di Aspasia", le canzoni sepolcrali e componimenti impegnati come La ginestra.
1. Canzoni civili tra il (1818-22) --> il tema prescelto è essenzialmente quello patriottico, di notevole importanza in quegli anni ma sono da ricordare anche la decadenza italiana ed il confronto con l'epoca antica. Il poeta fa corrispondere i problemi dell'Italia ad una propria crisi personale. [da ricordare Ad Angelo Mai, filologo rinascimentale quando trovo' una parte del Re Repubblica di Cicerone]. + Canzoni del suicidio, tema ricorrente
+ Idilli come L'infinito, La sera del di' di festa, Alla luna, Il Sogno, La vita solitaria.
2. I canti pisano-recanatesi (1828-30) --> Tra i testi di questa nuova stagione ricordiamo Il risorgimento, A Silvia, in cui viene esaltata la giovinezza e il risveglio tragico nella verità, con la morte della giovane (- la natura diventa crudele, ingannatrice e persecutrice degli uomini), Le ricordanze, una sorta di originale poemetto narrativo in cui Leopardi rievoca il passato, Canto notturo, La quiete dopo la tempesta, Il passero solitario...
3. La "nuova poetica" (1831-37) --> Il definitivo abbandono di Recanati nel 1830 porta ad un cambiamento radicale nella vita di Giacomo e, di conseguenza, anche nella sua poetica. Leopardi presenta nuove esperienze, come l'amore, il confronto degli anni napoletani, l'intervento ideologico e politico sia per rifiutare i miti moderati di progresso e di riforma sociale sia per avanzare una personale proposta di solidarietà fondata sulla disillusione.
Resiste la novità della canzone libera e, accanto ad essa, compaiono tentativi nuovi come la brevissima A me stesso. Il lessico cambia, come lo stile e la metrica.

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