Giacomo Leopardi


Vita: nasce a Recanati nel 1798, allora stato della chiesa, figlio di una famiglia nobile dalla quale ha un rapporto distaccato. La madre era severa, fredda e incapace di compiere gesti affettivi, la quale ritiene la bellezza una vera disgrazia perciò è contenta di avere figli brutti, definirà il loro rapporto inesistente alla quale scriverà quattro lettere, di cui solo due ricevette risposta. Il padre è un cattolico conservatore di ideologie lontane dal pensiero illuminista a cui scriverà cento lettere. Leopardi era un bambino prodigio, fuori dal comune, impara molto in fretta e dispone della biblioteca del padre ricchissima di volumi dai classici agli autori più moderni. Studierà da autodidatta in questa biblioteca, imparerà il francese, inglese, spagnolo, ebraico e latino tanto che farà a dire al suo insegnate privato che non gli ha più nulla da insegnare. Leopardi in questo modo compensa la mancanza d’affetto della madre e si sfoga attraverso lo studio. Quando Leopardi, intellettualmente superiore, vorrebbe confrontarsi con altri intellettuali e vorrebbe lasciare Recanati ed andare a Roma il padre glielo impedisce e il tentativo di fuga del poeta sarà ancora più triste perché aggravato da una malattia agli occhi. Nel 1822 potrà finalmente lasciare Recanati e visitare diverse città italiane, prima fra tutte Roma che sarà una grande delusione, infatti la descriverà come città marginale ed arretrata. Nel 1825 avrà l’occasione di lavorare per l’editore Stella e quindi provare a mantenersi da solo, riceverà dall’editore numerosi incarichi tra i quali quello di tradurre alcuni testi. Sarà poi a Bologna, di nuovo a Milano e poi a Firenze e avrà l’occasione di conoscere alcuni intellettuali come Manzoni. Torna a Recanati in occasione della morte del fratello e trascorrerà 16 mesi du notti terribili passate in solitudine e malinconia, in più si aggiungeva un amore non corrisposto. Passerà gli ultimi anni a Napoli, ospite da Ranieri. Assistito dalla sorella di Ranieri muore nel 1837 a causa di una serie di malattie.

Pensiero: visione del mondo pessimista dovuto alla mancanza d’affetto e dalla deformazione fisica che causa numerosi rifiuti. Il poeta avrebbe detto che voleva essere ricordato per le sue opere e non per le sue malattie. Pensa che l'arretratezza culturale fa parte dell'epoca in cui vive, questo è determinato dalla mancanza di un pensiero collettivo, evidente in tutta l’Italia. Leopardi parte dal principio che tutti gli uomini inseguono la felicità ossia il piacere che si rivela irraggiungibile, tanto più protende verso il piacere, tanto più questo sui allontana. Solo l'immaginazione aiuta l'uomo a sopravvivere. L'uomo è destinato all'infelicità e questa infelicità e determinata dal fatto che l'uomo vive in società e che uomo e società sono due termini incompatibili tra di loro. Secondo Leopardi il Cristianesimo all'inizio era una grande illusione, che comunque nel tempo non è riuscito a restituire la felicità all’uomo ed ad occupandosi dei bisogni materiali dell’uomo. Ecco perché Leopardi non crede e non vede nella religione nessun conforto.
Pessimismo storico: La natura opera sempre per il bene, ma essa è stata abbandonata da quando l’uomo è entrato in società rendendo l'uomo corrotto ed egoista e creando la differenza tra classi sociali, per cui conflitti. Tutto ciò lo affermava anche Rousseau.
Pessimismo cosmico: la Natura è un crudele inganno dell'uomo, non è quindi l'uomo e il suo egoismo che porta verso l'infelicità, ma è la Natura stessa che nel suo eterno ciclo di produzione e distruzione, non sana la sofferenza che l'uomo è costretto a vivere mostrando la sua indifferenza. Chiaro è infatti questo pensiero nelle operette morali ed in particolare nell'operetta: Dialogo di un islandese con la Natura.
Poetica: Leopardi accosta il significato di bello alla poesia, in essa vede come insegnanti solo gli autori classici i veri ispiratori della poesia pura, l'Illuminismo ha allontanato e sporcato il senso stesso della poesia perché ha allontanato l'uomo dall'immaginazione. Il Romanticismo ripropone il tema dell'immaginazione e della creatività ma essendo espressione della contemporaneità è ben lontano dal mondo classico.

Lo Zibaldone: è una raccolta di pensieri e riflessioni stese da Leopardi tra il luglio-agosto 1817 e il dicembre 1832. E' una sorta di autobiografia intellettuale che documenta lo svolgimento del pensiero nella sua successione cronologica. I temi sono legati alla difesa dell'individuo contro il prevalere del concetto di massa nel pensiero moderno. Rimane costante il tema dell'infelicità dell'uomo che non può essere risolto o affrontato con scienze politiche, economiche e sociali, che guardano alla massa. La letteratura, invece, conosce i meccanismi profondi dell'esistenza e può rappresentare un valido conforto alla serenità dell'individuo che prima di essere popolo è persona singola con propri pensieri ed aspirazioni, la felicità va ricercata attraverso ciò che ci fa sentire bene e ci rende meno amara la vita.

L’Infinito: è uno dei canti più famosi di Leopardi dove salito sul colle vicino a Recanti si siede ad ammirare il panorama, una siepe però impedisce di vederne l'orizzonte ed allora il poeta immagina e vaga con la mente a contemplare l'eterno e l'infinito che sfugge ai sensi dell'uomo fino a che non rimane quasi spaventato dal silenzio e nel suo soprappensiero non si accorge di ciò che lo circonda, ma piacevolmente felice di annegare in questo mare di pensieri ed immaginazione. L'infinito per leopardi è comunque qualcosa di materiale anche se non misurabile ma può essere abbracciata e misurata con il pensiero.

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