Concetti Chiave
- Leopardi esprime il conflitto tra ideale e reale, esplorando temi di delusione e sofferenza, e promuove valori come onestà, giustizia e filantropia.
- Nato a Recanati nel 1798, viene influenzato da un ambiente conservatore e religioso, con un'educazione inizialmente classica, ma si forma da autodidatta.
- Nel 1815-1816 avviene una svolta verso la poesia moderna con influenze romantiche, pur mantenendo un atteggiamento critico verso i miti progressisti.
- La sua vita è segnata da crisi esistenziali e fallimenti, come la fuga fallita da Recanati nel 1819 e la delusione del soggiorno romano nel 1822.
- Leopardi trascorre gli ultimi anni a Napoli, dove muore nel 1837, dopo aver sviluppato un pensiero materialistico e ateo in contrasto con le tendenze culturali del tempo.
Leopardi - Vita
Leopardi ha saputo più di tutti esprimere quel male esistenziale che si genera dallo scontro tra l’ideale e il reale, tradotto nella delusione delle proprie aspirazioni personali, affettive, poetiche; nella rivendicazione del diritto alla felicità; nella lotta contro le forze ostili della natura e della società; nell’accettare l’”arido vero”; nell'idea che, dinanzi al comune destino di sofferenza, gli uomini debbano porre come base alla loro vita l’onestà, la giustizia e la filantropia.
Leopardi nasce il 29 giugno 1798 a Recanati, il “natio borgo selvaggio” (Le ricordanze → sofferenza, isolamento e grettezza culturale). Si forma in un ambiente fortemente influenzato dalla Chiesa (Recanati, nelle Marche, faceva parte dello Stato pontificio) e quindi bigotto e conservatore. Il padre, un uomo istruito, lo indirizzò verso una cultura conservatrice e accademica, mentre la madre Adelaide Antici era una donna dura, anaffettiva e autoritaria. Diverso fu il rapporto con i fratelli (di cui è il primogenito di cinque), soprattutto con Paolina e Carlo (definito il " confidente universale").
La sua formazione iniziale fu classica, istruita da dei precettori ecclesiastici, ma ben presto, intorno ai 10 anni, data la sua intelligenza straordinariamente precoce, non ebbe più nulla da imparare da essi. Proseguì i suoi studi da solo, chiuso nella biblioteca paterna, dove i "sette anni di studio, matto e disperatissimo" resero ancora più precaria la sua salute. Si formò una vastissima cultura, tuttavia ancora antica e superata.
Tra il 1815 e il 1816 si verificò la sua conversione letteraria, il passaggio “dall’erudizione ah bello”: abbandonò gli studi filologici e accademici per dedicarsi alla poesia vera e propria. Iniziò a leggere autori moderni come Rousseau, Alfieri, Goethe, Foscolo. In particolare, nel 1816 entra in contatto con la cultura romantica, verso la quale ha un atteggiamento critico, in quanto non ne condividerà i miti falsi progressisti. Nasce in questo periodo anche l'amicizia con Pietro Giordani, un intellettuale classicista ma di idee laiche e democratiche, che diventerà una sua guida intellettuale.
Questa amicizia lo porterà a desiderare di aprirsi al mondo esterno, tanto che nel 1819 tenterà una fuga da Recanati che, però, verrà scoperta e sventata. Ciò genera in Leopardi uno stato ancora più arido, che giunge alle consapevolezze della nullità di tutte le cose, il nucleo del suo sistema pessimistico. Questa crisi del 1819 segnò un altro passaggio decisivo, quello dal “bello” al “vero”: da poesia di immaginazione a filosofia e poesia nutrita di pensiero. Finalmente nel 1822 esce da Recanati e si reca a Roma, ospite dello zio Carlo Antici, ma il soggiorno romano si rivela una delusione: gli ambienti letterari gli appaiono vuoti e meschini e la città troppo grande.
Altri eventi della sua vita
Nel 1823 torna a Recanati, dove si dedica alla composizione delle Operette Morali: un periodo di aridità interiore gli impediva di scrivere in versi, per cui si dedicò alla prosa e all’investigazione dell’ “arido vero”. Nel 1825 lascia Recanati e lavora per l'editore Stella a Milano. Tra il 1827 soggiorna a Firenze e nel 1828 e a Pisa, dove, una relativa tregua dai suoi mali, favorirono un “risorgimento” della sua facoltà di sentire e immaginare, dando vita a A Silvia e ai Grandi Idilli.
Nel 1828 le sue condizioni di salute si aggravano ed è costretto a tornare a Recanati, dove rimane circa anno e mezzo ("sedici mesi di notte orribile") in cui non ha rapporti con nessuno, isolato.
Nel 1830 accetta l'offerta dell'amico Pietro Colletta e altri amici fiorentini: un assegno mensile per un anno. Lascia Recanati e non vi fa mai più ritorno.
Si trasferisce a Firenze, dove partecipa al dibattito culturale e politico, polemizzando contro i liberali e il loro ottimismo progressistico (La ginestra). Qui Leopardi conosce la passione amorosa, grazie a Fanny Targioni Tozzetti, non corrisposta. Dalla delusione di questo amore trae ispirazione per i cinque canti del Ciclo di Aspasia (etera di Pericle). In questo periodo strinse una fraterna amicizia con il napoletano Antonio Ranieri.
Dal 1833 si stabilì a Napoli con Ranieri, che lo assistette fino alla morte. Qui entrò in polemica con l'ambiente culturale, dominato da tendenze idealistiche e neo-cattoliche, avverse al suo materialismo ateo (La ginestra). Qui lo colse la morte nel 1837.