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Leopardi

Nacque a Recanati, nell'arretrato Stato Pontificio, nel 1798 da una madre severa e religiosa e da un padre erudito. Nella sua giovinezza Leopardi studiò tantissimo e questo suo eccessivo studio gli causò problemi di salute. Nel 1816 si verificò il passaggio che lui stesso classifica come "dall'erudizione al bello": scoprì e si dedicò infatti alla poesia che negli anni successivi avrebbe dato i suoi frutti. Nel 1819 Leopardi affascinato da un mondo di cui ancora non aveva esperienza, tenta di fuggire a Roma ma viene scoperto. Il 1819, a causa della non riuscita fuga, fu un anno durissimo per il poeta in cui ebbe l'occasione di meditare sulla sua triste condizione e su quella dell'uomo stesso che annoterà nelle pagine dello Zibaldone (teoria del piacere). Questo periodo lui stesso lo definisce "passaggio dal bello al vero". Nel 1822 il padre gli concede un viaggio a Roma da uno zia ma Leopardi dopo aver visto la realtà della grande città rimane deluso e torna a Recanati privo di voglia e di vena poetica. In questo periodo scrive la parte più ampia delle Operette Morali. Nell'anno a seguire comincia una collaborazione con un editore milanese perciò non è più dipendente dal padre e viaggia per Milano, bologna, con un breve soggiorno a Pisa e poi Firenze. Poi torna ancora a Recanati per condizioni di salute e poi di nuovo a Firenze: si innamora di Fanny Targioni Tozzetti, che gli spezza il cuore e lo ispirerà ad una nuova serie di canti. Successivamente nel 1833 si trasferì a Napoli dove elaborò "la Ginestra" una nuova visione del mondo non più pessimista dove esorta gli uomini ad unirsi contro la crudeltà della natura. Morirà nel 1837.

Ideologia

Leopardi non crede in un aldilà, è materialista, perciò fortemente pessimista in quanto non c'è fuga ai dolori della vita se non nell'immaginazione e nel ricordo.
Primo periodo: pessimismo storico, inizialmente gli uomini erano felici in passato, adesso no
Secondo periodo: pessimismo cosmico: nessun uomo è mai stato felice in quanto a lui si contrappone la natura cattiva e talvolta indifferente (natura matrigna) che prima crea l'uomo con la sete di piacere e poi lo illude.
Teoria del piacere: trascritta nello zibaldone. Teoria secondo la quale l'uomo è destinato ad una sete di piacere infinità perciò impossibile. Il piacere non esiste in sé per sé, ma è solamente assenza momentanea del dolore, momenti che, non possono soddisfare l'infinita voglia di piacere dell'uomo stesso.
Teoria del vago e dell'indefinito: Se nella realtà il piacere è irraggiungibile e l'uomo può salvarsi grazie all'immaginazione che viene stimolata da tutto ciò che è ignoto, indefinito e vago.

Opere

L'ultimo Canto di Saffo: Il poeta si identifica nella poetessa greca saffo suicida per amore. La poetessa ammira la bellezza della natura ma la considera crudele poiché l'ha privata della bellezza, perciò respinta dall'amante Faone. Si capisce perciò la bellezza e la crudeltà della natura che illude l'uomo dopo avergli dato false speranze, poiché di tutta la bellezza di essa, all'uomo non tocca nulla, in quanto destinato al nulla.
L'infinito: parte della raccolta dei piccoli idilli. Il poeta medita guardando l'orizzonte su di un colle di Recanati. Guardando il colle e l'infinito si lascia andare all'immaginazione di quel che potrebbe esserci aldilà, si lascia andare alla memoria ed ai ricordi. La poesia è perciò ricollegabile con la poetica del vago e dell'indefinito
A Silvia: dedicata alla morte della figlia del suo cocchiere morta a soli diciotto anni. La figura di silvia rimanda all'idea della giovinezza e dell'illusione, perciò la sua morte esprime la crudeltà di una natura che porta alla caduta di tutte queste illusioni. La natura è vista come natura matrigna.
Canto notturno di un pastore errante dell'asia: il pastore dialoga sulla luna riguardo alla vita. La vita comincia con pianto e sofferenza e poi giunge la noia, è fatale per l'uomo il momento della nascita. La luna che non risponde al pastore fa percepire l'idea di una natura indifferente, non matrigna come in "A Silvia".

Il passero solitario: parallelismo fra la vita del passero e quella del poeta. Se al passero piace stare da solo anche il poeta lo preferisce, il passero inoltre trascorre la primavera in solitudine così come in solitudine aveva trascorso il poeta in gioventù. Un ' unica differenza vi è fra l'uccellino e il poeta: il primo morirà senza rimpianti, il poeta invece morirà con il rimpianto di ciò che non ha provato.
Sabato del villaggio: Ci descrive un paesino in preparazione per la festa della domenica il sabato sera. Le figure che si incontrano sono la vecchiarella e la fanciulla. La poesia si ricollega alla teoria del piacere in quanto esso non è mai nel presente bensì o proiettato nel futuro o nel passato. Tutti sono felici per l'arrivo della festa ma una volta arrivata si scopre che era meglio l'attesa che la festa stessa. Il piacere non è mai attuale.
Operette morali: scritte durante gli anni. Con le sue operette morali che sono 24 in cui la forma principale è il dialogo, leopardi vuole arrivare all'essenza vera delle cose e con una distaccata ironia esprime tutte le sue teorie e i suoi pensieri a riguardo creando personaggi fittizi. I temi trattati sono quelli cari al poeta che si rifanno alla teoria del piacere e alla natura indifferente e crudele.

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