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Ultimo canto di Saffo

E’ composto nel 1822 e trae spunto dalla leggenda secondo la quale Saffo, poetessa greca di Lesbo, è innamorata e non corrisposta da Faone, così si è suicidata buttandosi in mare da una rupe.
Nella lirica, Saffo parla in prima persona ed esprime la propria sofferenza rivolgendosi alla natura, alla notte e alla luna che tramonta.
Ci sono quattro strofe di 18 versi. Lo stile è alto, con riferimenti mitologici, latinismi. Il lessico è evocativo e pieno di figure retoriche, dando intensità nel rappresentare la bellezza e l’armonia della natura.

Contrasto tra la bellezza della natura e l’infelicità dell’io lirico

La canzone si apre con la natura vista come stato d’animo. Al sereno paesaggio notturno si contrappone l’immagine della natura sconvolta dall’uragano, che Saffo preferisce da quando ha conosciuto l’infelicità.

Anche nella seconda strofa viene contemplato un paesaggio, ma domina il contrasto tra bellezza della natura e la sua crudeltà. La poetessa si sente respinta da tutto ciò che è bello.
Nella terza strofa Saffo si chiede il motivo di tanta infelicità. La domanda resta però senza risposta e si conclude dicendo che tutto è mistero e la sola certezza umana è il dolore.
Nella quarta strofa la poetessa esprime il suo desiderio di morte: l’unico mezzo dell’uomo per ribellarsi al destino è il suicidio.

La complessità dell’eroina romantica

Il messaggio del canto si allarga da un’infelicità individuale al comune destino di dolore dell’umanità.
Saffo è un’eroina romantica, in bilico tra vittimismo e titanismo e Leopardi si sente escluso dalla bellezza e rifiutato dalla natura, così come Saffo si sente inadeguata per la società.

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