Lorep di Lorep
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La Sera del dì di festa

Nella lirica, di tono soggettivo e autobiografico, il poeta riflette sul proprio destino. Nella prima parte egli contempla il paesaggio lunare nella sera di un giorno festivo e lo interiorizza. La quiete evoca in lui il ricordo dell’amata, che a quell’ora dorme serenamente. Le negazioni sottolineano la spensieratezza della donna di contro all’angoscia del poeta, escluso dai sogni e dai pensieri della fanciulla e destinato a un’esistenza di dolore.
La quiete del paesaggio e la donna, che nel sonno ricorda le gioie della festa, sono in sintonia tra loro, ma si contrappongono al poeta che riflette sul proprio destino: la natura apparentemente benigna è in realtà crudele, giacché l’ha condannato a una vita dolorosa.
Nel verso 24 comincia la parte riflessiva: il canto dell’artigiano che rientra a casa irrompe d’improvviso la meditazione del poeta sulla propria infelicità: la sensazione uditiva mette in moto nuovi e più disperati pensieri sulla caducità della vita umana. Proprio come è passata la festa così il tempo porta via ogni cosa, anche gli eventi gloriosi dell’antica Roma.

Il canto che si perde in lontananza nella notte ricorda al poeta un altro canto udito da fanciullo, quando vegliava deluso e angosciato dopo aver tanto atteso il dì di festa. Quando udiva un canto che si diffondeva in lontananza la sensazione era di dolore. Il ricordo della fanciullezza gli fa avvertire ancor più duramente la sua solitudine.

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