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La sera del dì di festa

In questa poesia si ha un forte richiamo all’indefinito, all’idea del vago; la poesia, infatti, si apre con l’immagine notturna della Luna che rischiara la Terra, lasciando in parte intravedere le cose. Si ha quindi un forte contrasto tra l’idea del finito e l’idea dell’infinito, uno dei temi chiavi della poetica leopardiana, in quanto nella poesia si ha un suggerimento di illusione, per sostituire alla vista limitata degli occhi quella illimitata dell’immaginazione.
Nel componimento troviamo un forte senso di solitudine ed esclusione dell’io lirico, che sente di aver ricevuto un trattamento diverso rispetto agli altri uomini da parte della natura (“ a te la speme nego”) e di essere nato solo affinché scontasse la sofferenza.
Nella seconda parte della poesia troviamo il tema del tempo, che passa e investe tutto; l’uomo è ascrivibile all’interno di una sfera di forte precarietà. Secondo il poeta, il tempo ruba tutto all’uomo e non gli permette nemmeno di lasciare tracce, poiché cancella così rapidamente la presenza dell’uomo da annichilire perfino le tracce che esso lascia di se stesso.

Il componimento si conclude con un ricordo dell'infanzia dell'autore: egli, dopo aver a lungo aspettavo il giorno festivo, una volta trascorso, non riusciva ad addormentarsi, consapevole della vacuità di tutte le cose che vengono prima o poi cancellate in modo irreparabile dal fluire del tempo.
I temi chiave della poesia dunque sono: l’impossibilità nei temi moderni di una poesia romantico-sentimentale e la necessità di una poesia immaginativa, il senso di solitudine e di esclusione dell’io lirico, il titanismo e il fluire infinito del tempo che vanifica non solo ogni accidente umano, ma tutte le cose, perfino le epoche.
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