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Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi

Il sabato del villaggio è un altro dei canti leopardiani che risentono molto dell'ambiente in cui egli visse, nel senso che è collocato nel borgo di Recanati. La tendenza a rappresentare la vita del borgo era tipica della nostra letteratura dell'epoca.
Sabato è il giorno in cui c'è l'attesa della domenica e questo fa sperare in un giorno di serenità in cui si può riposare. L'attesa è essa stessa piacere e quindi felicità, l'uomo infatti pensando a qualcosa di piacevole si sente felice e può lasciarsi andare alla vita che sta per arrivare.
La poesia si articola in diverse strofe, anche se non visibili poiché il nostro poeta stravolge il modo di fare poesia. Queste si propongono come diverse fasi della vita, distinguendo la fanciullezza dalla vecchiaia e caratterizzando la vecchiaia con il tema del ricordo.
Questo tema viene utilizzato in rapporto alla ricerca del piacere e quindi della felicità. Ricordare significa ritornare al passato e vivere delle situazioni passate. Questo è molto importante in quanto rimanda alla fanciullezza e all'adolescenza.
Il rapporto tra fanciullezza e vecchiaia si realizza anche sulla base delle filosofie dell'illuminismo, in particolar modo Vico si occupò di questo. In questo ci si ricollega al discorso materialistico dell'esistenza.
La scrittura è fortemente descrittiva della realtà del borgo e rimanda ai suoi elementi minimi come l'aria, l'atmosfera, ma anche i suoni, quindi anche delle presenze, come fanciulli, adulti, anziani. Questa descrizione ha anche echi che si legano alla poesia del secondo romanticismo, come Carducci, poeta molto amato dal popolo. In quest'ottica tutto il nostro ottocento si manifesterà come descrizione degli ambienti. Non è un realismo, un naturalismo, ma una descrizione legata al contesto.
Anche qui utilizza termini semplici, per esempio per quanto la donzelletta ci fa pensare ad un termine aulico, rimandando comunque ad un contesto più semplice.

Vv. 1-7: C'è alternanza di semplice e aulico (crine, petto).
La ragazza viene dalla campagna, si sposta verso il borgo, partendo da un ambiente rurale, nel momento finale della giornata, col tramontare del sole e un fascio d'erba che porta con sé assieme ad un mazzolino di rose e di viole. Rimanda ad una descrizione a modo di ritratto, facendoci immaginare una ragazza colorata, come una pittura di Botticelli. Questo mazzolino servirà nel giorno successivo, per ornare il suo petto e i suoi capelli come di consuetudine.
Qui abbiamo una descrizione anche delle persone, degli oggetti: certamente non si parla di realismo, ma è espressione di ciò che il poeta vuole rappresentare, col desiderio di realizzare un ritratto dettagliato.

Vv 8-15: ci sono parti del testo che si contrappongono che si definiscono in maniera molto evidente. Prima c'era la ragazza ora la vecchierella, seduta sulla scala, a filare con le sue vicine in una sorta di ANTITESI. Anche qui sta calando il sole e racconta come in una novella del tempo passato ("buon tempo" per intendere la fanciullezza, buona in quanto stagione dei desideri, delle aspettative, che il male di Silvia aveva spento). Quindi mentre racconta della sua gioventù e di come si ornava per il giorno festivo, parla anche di quando ballava, danzava con i suoi compagni della adolescenza (età più bella). Tutta la prima parte quindi era legata all'adolescenza, qui c'è il tempo che avanza.

Vv 16-30: qui c'è la descrizione dell'atmosfera serale in cui tutti rientrano nelle proprie abitazioni nella speranza di un giorno piacevole, ossia della domenica. L'aria imbruna nel passaggio alla sera, anche l'atmosfera cambia colore, come se tutto si offuscasse, sui colli, sui tetti (METONIMIA- casa) e in questo compare la luna (TEMA DELLA LUNA) che illumina l'ambiente. C'è un contrasto tra l'oscurità dell'imbrunire e la chiarezza della luna, analogo al passaggio dalla gioventù alla vecchiaia, come se anche gli elementi paesaggistici simboleggiassero questo cambiamento.
Il tema della luna è simbolo dell'esistenza dell'universo, della luce, ma anche come simbolo di solitudine che ben lo rappresenta.
Mentre tutto questo accade c'è la campana che dà segno della festa che viene, ossia della domenica. Da questo suono si trae conforto, perché fa pensare a quel senso di leggerezza (Calvino: la leggerezza dell'attesa del piacere; l'uomo va alla ricerca del piacere, l'attesa stessa è più piacere del piacere stesso). I ragazzi in gruppo si recano nella piazza, saltando e giocando spensierati, desiderosi di essere felici. La vita è fatta di attese del piacere. Il contadino sta tornando alla sua casa e sorride pensando fra sé e sé al giorno in cui potrà riposarsi.

Il suo modo di scrivere non si atteneva a dei canoni precisi. Leopardi seguiva molto le melodie del suo stato d'animo, non ci sono regole non ci sono schemi e questo può essere ricollegato ad una sorta di ribellione dalla sua condizione di vita. Infatti da Leopardi in poi la poesia è libera dalle convenzioni. L'unico che farà eccezione sarà Saba che nel nostro novecento si rifarà ad una scrittura petrarchesca dal titolo Il canzoniere. Se pensiamo che lui scrive in corrispondenza a Montale, Quasimodo, Ungaretti, che si rifanno all'ermetismo nel modo di scrivere. Non seguivano più una metrica definita. Altro cambiamento sarà con Pascoli, ideatore del linguaggio ornitologico, ispirato al mondo degli uccelli, linguaggio colloquiale che andrà a segnare un'antitesi rispetto a Leopardi, in cui troviamo comunque parole semplici. Si parla di fono simbolismo con Pascoli, tanto da ritenere che egli parlasse il linguaggio dei bambini e che quindi non fosse degno di nota. Questo perché si rimanda alla sua poetica e al suo modo di pensare.
Vv.31-37: continua con la descrizione del borgo e quindi si sofferma sulle immagini che evocano il borgo. Quando è tutto buio e c'è silenzio, senza rumore, si sente il martello picchiare e la sega del falegname. Fa riferimento quindi a chi sta ancora lavorando, al contrario di coloro che hanno ritrovato il riposo. C’è l'intensificarsi dell'attività per far modo che prima della nascita del nuovo giorno, possano chiudere il lavoro iniziato per poi riposarsi.
Vv.38-42: qui inizia la fase calante della lirica. Dopo l’attesa e le aspettative, la domenica ci sarà tristezza e noia e si tornerà al travaglio e ciascuno si preoccuperà del ritorno al lavoro e quindi si è meno felici.
Vv. 43- 51: Quest'ultima strofa è emblematica per la poetica leopardiana, che rimanda a Lorenzo dei Medici in cui si diceva che bisognava godere l'attimo, in quanto del domani non v'era certezza.

Qui c'è una sorta di parallelismo tra la vita del garzoncello che è allegra e festosa e la vita dell'adulto che si identifica in un giorno di lavoro. Come se il garzoncello rappresentasse l'adolescenza, quindi un eterno sabato, che viene prima della festa della tua vita, ossia della domenica, stessa giornata in cui si inizia a pensare al giorno successivo. Dice di godere del periodo, del momento dell'adolescenza nella speranza che la tua festa, seppure arriverà tardi, non ti sia pesante, ma lieta. Qui c'è quindi l'insofferenza del poeta per via della sua mancata gioventù.
Questo è uno dei passi più significativi nell'ottica di un Leopardi non pessimista. C'è apertura verso l'umanità nella speranza di una non sofferenza. C'è quindi un augurio al benessere.

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