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Il sabato del villaggio

Il sabato del villaggio è uno dei grandi idilli composti da Giacomo Leopardi nel suo paese natio, Recanati, fra il 1828 e il 1829.

In questa poesia Leopardi dipinge con le parole ben sei quadretti; il primo racconta di una fanciulla che, al tramonto, torna dalla campagna e porta con sé dei fiori, con i quali, come al solito, la domenica si abbellirà il petto e i capelli. Nella seconda immagine l'autore descrive un'anziana signora seduta con le vicine sulle scale mentre fila. Mentre il sole cala, la donna racconta di quand'era anche lei giovane, si abbelliva e la domenica ballava con gli altri giovani del paese. Il cielo si scurisce, iniziano ad apparire e ad allungarsi le ombre, alla fievole e bianca luce della luna: ecco la terza scena. Il quarto quadretto si apre con il suono di una campana che annuncia la messa del Sabato, che quando la si ascolta il cuore ne trae conforto. La quinta immagine descrive dei ragazzini che corrono per la piazza e gridando generano un suono gioioso; intanto il contadino torna fischiettando al paese per la sua semplice cena, pensando tra sé e sé al riposo. Nell'ultimo quadretto il poeta mostra il falegname, che, alla luce della lucerna, si affretta a terminare l'opera entro gli albori del nuovo giorno. Il sabato è il giorno più bello della settimana, dice Leopardi, perché tutti son felici nel pensare al giorno del riposo, mentre la domenica stessa è noiosa e ciascuno inizia di nuovo a pensare al lavoro. Leopardi termina questa poesia con un benevolo augurio a tutti i giovani: Allegro ragazzo, dice l'autore, la giovinezza è come il sabato, giorno felice che precede la festa della tua vita, quindi divertiti, perché il tuo è uno stato privilegiato. Non voglio dirti altro, ma spero che la tua festa sia piacevole e non preoccuparti se ella tarda ad arrivare.

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