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Il sabato del villaggio: il sabato la ragazza torna dai campi con un fascio d’erba per gli animali. Torna indietro però perché ha anche un mazzo di fiori con cui adornarsi. In piazza c’è una vecchietta che fila la quale racconta della sua giovinezza. Pian piano viene sera e con essa il silenzio a parte il falegname che lavora di notte per terminare il suo lavoro in modo da potersi riposare la domenica. A quel punto quasi ci si annoia e si aspetta il sabato dopo.
Egli dice che il vero piacere è l’aspettativa

rose=Maggio viole=febbraio = è un’espressione letteraria, sono comuni i fiori di campagna


A. La vecchietta racconta della sua giovinezza, quando era sana e bella e si adornava per andare a ballare la sera quindi c’è una contrapposizione tra la ragazza che si adorna per la sera e la vecchietta che ricorda quando lei era solita farlo
B. viene la sera, sta calando il buio, il tramonto non proietta più le ombre e alla luce del sole si sostituisce quella della luna. Le campane suonano e annunciano la domenica e il cuore si riempie di gioia. I ragazzi ridono e fanno rumore.

C. Il falegname lavora anche la notte per poter finire il lavoro della domenica e avere la giornata libera
D. Il poeta si rivolge ad un fanciullo di quelli che giocano che ha fretta di crescere dicendo che la giovinezza è come un giorno d’allegria che precede la vecchiaia, e deve godersi questo periodo della vita, non gli dice però dei dolori che dovrà patire

La quiete dopo la tempesta: è venuto un temporale, tutti si sono chiusi in casa e quando finisce si diradano le nuvole e la nebbia, torna il sole e la gente torna nelle strade: le donne raccolgono l’acqua, il falegname si affaccia agli strumenti per tornare a lavorare. Tutto il villaggio si rimette in moto e c’è grande allegria: siamo allegri quando siamo usciti da un momento difficile o non abbiamo più la preoccupazione che ci affliggeva o una difficoltà ad è questa la felicità, uscire dall’infelicità, ed è inevitabile perché non possiamo sottrarci alle difficoltà del vivere.

Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
trova in una lettura che i pastori dell’Asia si siedono in queste steppe sconfinate in dei massi e cantano alla luna. In questa poesia tenta di immaginare cosa quest’uomo può dire alla luna.
Ci sono due temi:
1. Il perché della vita dell’uomo: si rivolge alla luna con un sacco di aggettivi, definizioni come se avesse una personalità e fosse un essere vivente
2. il tedio, la noia: gli animali mangiano, bevono, dormono e sono felici mentre noi ci annoiamo: l’uomo è tormentato dal continuo tormento dell’infelicità

Alla fine lui immagina di poter volare, forse vedrebbe ke cose diversamente ma forse non gli è dato sapere il motivo della sua infelicità.

A. Cosa fai luna lassù nel cielo silenziosa, sorgi la sera e vedi queste terre deserte. Poi tramonti, non sei stanca di questo eterno percorso nel cielo? Non sei stanca di guardare queste vallate? La nostre vite cono simili (il pastore si alza presto per portare il gregge nelle campagne e non spera mai che la sua vita cambi). Dimmi che significato ha la vita dell’uomo? Dove finiranno il breve viaggio umano e il lungo viaggio tuo?
B. Similitudine = vecchietto con la legna sulle spalle che fa un lungo percorso e poi precipita in un burrone = uomo supera molte difficoltà ma alla fine muore.
Un vecchietto canuto, malandato vestito poco e scalzo con una fascina sulle spalle, per valli e montagne con caldo e freddo, con il fiatone attraverso torrenti e stagni, cade e si rialza senza riposo ne ristoro fino al suo arrivo: un burrone orrido e immenso dove precipita e dimentica tutte le difficoltà superate = vita mortale
C. L’uomo nasce a fatica subito prova tormento perché piange e all’inizio la madre e il padre lo coccolano. Man mano che cresce lo sostengono e con azioni e con parole lo incoraggiano. Ma perché dare alla luce coloro che dobbiamo consolare di essere vivi e se la vita è sventura, perché la sopportiamo?
D. Immagina che la luna che viaggia sola nel cielo in eterno, così riflessiva, vedendo tutto capisce che senso ha la vita dell’uomo, cosa è la morte, l’impallidire del viso e lo sparire dal mondo e venire meno agli affetti con gli altri = qualcosa misterioso. ( Ha un’altra prospettiva, lei sa “ a quale dolce amore sorrida la primavera “ =la figlia di Venere, Proserpina, era stata rapita da Ade quindi lei per lutto fece venire l’inverno e gli dei decisero di farla andare sei mesi con la madre).

E. Spesso quando ti ammiro stare così silenziosa sulla pianura deserta che quasi confina con il cielo, oppure quando vi seguo con il gregge, e quando guardo il cielo con le stelle mi chiedo “ perché così tante luci? “tra me e me. A cosa serve il profondo e infinito cielo? Paragona queste grandezze immense a noi che nell’universo siamo piccolissimi =l’individuo quindi chi è? E non so immaginare nessun utilizzo ne vantaggio di questo ambiente (universo) e della moltitudine di forme di vita e di tanto movimento di ogni cosa del cielo e della terra che girano senza posa per tornare al punto di partenza, ma tu luna conosci tutto. Nessun essere vivente può vivere evitando di soffrire ma perché?

F. Tedio: o gregge mio che riposi, che non conosce la sua miseria, ma solo l’impulso del momento, ti invidio perchè non solo non ha angosce ma perché dimentichi subito ogni danno e paura ma soprattutto perché non sei mai annoiata, seduta nell’ombra sei quieta e contenta.
uomo = anche io mi siedo all’ombra e ho un pensiero che mi spronato che è lontano più che mai dal trovare pace e riposo anche non soffre e non desidera nulla ma è insoddisfatto. Non so se il gregge sia contento e quando ma per questo è fortunato. Io ho una vita senza grandi gioie ma non mi lamento solo di questo. Se tu sapessi parlare direi “ perché nell’ozio ogni animale è contento e io sono assalito dalla noia?
G. forse se avessi le ali per volare sopra le nubi e contare le stelle come il tuo vagare da una montagna sarei più felice mio gregge e luna? Ma forse sbaglio il mio pensiero, in qualunque forma in qualunque stato dentro una stalla o una culla il giorno della nascita è funesto (non ci facciamo una ragione del male e della sofferenza e forse volando trarrei la mia conclusione, ma la nostra vita è destinata ad essere cosi)

Nelle sue poesie c’è sempre la primavera, mai l’inverno poiché essa rappresenta la giovinezza e non si fa capace del fatto che tutti siamo infelici.

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