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La storia di Leopardi prevede subito un paradosso: il poeta viene considerato da Francesco de Sanctis verso la fine dell'800 un rappresentante del Romanticismo in quanto tratta nelle sue liriche temi strettamente romantici ponendo particolare attenzione all'aspetto dell'anima e dell'inquietudine, al senso di sofferenza e felicità.
L'esperienza di formazione culturale e ideologica leopardiana è però maggiormente orientata verso la corrente del classicismo, grazie all'influsso paterno, intellettuale culturalmente formatosi su autori classici senza alcun interesse per la cultura contemporanea, e grazie all'amicizia con Pietro Giordani, per la quale nel 1819 inizierà a sentire più forte la vicinanza al classicismo.
In questo periodo emerge in Leopardi la sensibilità per la natura, il concetto di piacere, quello di infinito. Questa fase, durante la quale vengono prodotti gli Idilli e comincia ad essere scritto lo Zibaldone dei pensieri, viene indicato col nome di pessimismo storico.

Gli Idilli o poemetti sono liriche, poesie brevi di tema personale, individuale e sentimentale. Sono tutti caratterizzati da uno sguardo sulla natura che offre lo spunto per una serie di riflessioni sul senso della vita, uno sguardo da cui emerge una riflessione sul senso dell'esistenza. Il primo motore della sua composizione poetica è il godimento della visione naturale che stimola l'immaginazione e offre uno spunto di ragionamento.
Viene indicato pessimismo storico in quanto secondo Leopardi l'uomo non raggiunge mai la felicità che in senso materialistico-sensista consiste nella gioia del possesso di determinate cose o nel raggiungimento di un'emozione. La felicità dell'uomo non è raggiungibile in quanto la gioia è momentanea e da questa discende delusione e tristezza.
La felicità consiste nell'attesa, nella speranza, nell'immaginazione. Il vero piacere consiste nell'aspettativa non nel raggiungimento.
Leopardi sostiene che nella sua epoca l'uomo non sia capace di essere felice in quanto ha voluto allontanarsi dalla natura fino a restare in balia del razionalismo causa della perdita della capacità di illudersi. Il vero eroismo è quello antico perché solo gli antichi erano capaci di azioni eroiche in quanto vicini alla natura. Gli uomo antichi erano felici perché vivevano a contatto con la natura. La loro facoltà immaginativa era libera, non legata alla razionalità
La natura è considerata madre, sviluppa la facoltà immaginativa dell'uomo che sognando è felice. Il limite alla felicità è dato dalla limitatezza temporale, tuttavia l'uomo può continuare a cercare stimoli di felicità che proviene dal vago e indefinito. Il piacere che l'uomo prova ha origine da sensazioni che scaturiscono dalla osservazione della natura nei suoi aspetti più propensi a far pensare all'infinito, come un paesaggio che si estende senza limiti visibili in un orizzonte che sembra non finire mai e che fa scaturire nell'uomo la fantasia. Quando non viene data una risposta ma è possibile stimolare all'infinito la curiosità si è felici. Se invece si fa esperienza oggettiva il piacere si interrompe in quanto si interrompe la facoltà immaginativa dell'uomo. La coscienza, la consapevolezza causata dai genitori, dalla società, dalla scuola, blocca la facoltà di immaginare e fantasticare. Il sistema educativo sviluppa il senso razionale e del dovere ma viene a meno la fantasia.

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