Il passero solitario

Fa parte dei Grandi Idilli, prima dell’Infinito.Il metro è la canzone libera con tre stanze. Composto tra il 1829 e il 1830, fu collocato nell’edizione del 1835 in posizione di censura tra le canzoni civili e la sezione lirica, segnando il passaggio dall’io che si paragonava agli uomini del passato alla fase in cui riflette su di sé e sulla poesia come memoria. In questo canto Leopardi mette e fuoco le somiglianze e diversità tra la specie umana e quelle animali. Si divide in tre parti: la prima strofa si concentra sul passero, la seconda sulle analogie tra poeta e uccellino, e la terza sulle differenze evidenziando l’infelicità umana. Il componimento è ricco di metafore, l’uccellino è il poeta, la primavera è la giovinezza, la sera è la morte. Il passero rivela la sua unicità rispetto agli altri essere perché sta in disparte a cantare e Leopardi si rivolge a lui dicendo “tu pensoso” che richiama Petrarca e Foscolo nell’”Autoritratto”. Nella seconda stanza vengono paragonati il comportamento dei giovani con quello degli uccelli, il suono degli animali con quello degli umani, il “tu pensoso” per il passero con l’”io solitario” del poeta e infine il canto del passero con la poesia del poeta. Nella parte conclusiva vengono evidenziate le differenze: l’uccellino ha solo desideri che sono legati alla natura, istinti, e si trova sulla torre per indicare la superiorità(zona elevata) mentre il poeta spera di morire giovane perché la vecchiaia aumenta i dolori, soprattutto perché si pentirà per non aver saputo godere della propria giovinezza. Si ha la fusione tra vari piani temporali: il futuro, dal quale si guarderà al presente che sarà ormai passato. Si ha il passaggio da giorno a sera, come dalla giovinezza all’età adulta. I temi sono quello dell’amore e della solitudine, solitudine per scelta.

A sé stesso

Questo componimento rappresenta il momento della delusione, la fine dell’amore e l’arrivo della morte che nascono come fratelli. È seguito dal canto Aspasia che conclude il ciclo. Il componimento è stato scritto nel 1833 quando cadono le illusioni sull'amore(chiede al cuore di non battere), ovvero sul poter dare e ricevere e arriva la morte che è positiva in quanto segna la fine della sofferenza. È formato da un’unica strofa di sedici versi, dieci endecasillabi e sei settenari. L’esortazione alla morte divide il componimento in tre parti. È presente il suono –ai, come quasi un lamento per la delusione dell’amore, chiede la morte del cuore( passaggio al pessimismo cosmico). I temi sono quello dell’amore e della morte, ma anche quello della caduta delle illusioni, con il richiamo ad una vita priva di speranze caratterizzata da “amaro e noia”.

Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

Il componimento è l’ultimo dei canti pisano recanatesi, però è collocato subito dopo Le Ricordanze. Qui l’Io si disloca nella figura di un pastore errante, impegnato in un movimento legato a quello degli altri che scandiscono le fasi della giornata. Il significato filosofico è quello che il destino dell’uomo è quello di errare senza meta verso la ricerca e lo sbaglio. Lui lo scrisse dopo aver letto un articolo che parlava dei kirghisi, una popolazione nomade dell’Asia Minore, dove i pastori trascorrevano la notte(momento di inquietudine) a osservare la luna e a cantare, così Leopardi vide che la lirica era fin dai tempi antichi, forma di espressione poetica. È una canzone libera con rima in –ale alla fine di ogni stanza. 1 strofa: confronto tra Luna e pastore silenziosi, 2strofa: vi sono i tre punti principali il pianto del bimbo che nasce, la morte della madre o del bimbo e la consolazione da parte dei genitori. Ci sono domande esistenziali, sul perché l’animale è appagato e l’uomo no, vede l’universo come una stanza, e lui ha predetto la sua distruzione.

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