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Lettera di Leopardi al padre

Un progetto di vita autonoma: Nella lettera dedicata al padre lo condanna per il suo atteggiamento nei suoi confronti usando prima di tutto un linguaggio lirico, evidenziando il mancato compito che svolse nella figura di padre costringendo il figlio al tedio ovvero alla noia recludendolo in casa (uno dei concetti su cui Leopardi lavora insistentemente). Condanna inoltre la sua dissimulazione che sfocia nella vile imprudenza cioè nel nascondersi nel passato non tentando un approcciò con un mondo nuovo. Che ci “agghiaccia” qui una un termine Petrarchesco. Continuando parla di se come un genio, ma un genio rivoluzionario ovvero un visionario, ed essendo tali c’è il rischio di raggiungere la follia. Comincia a leggere i moderni, Rousseau, la Vita di Alfieri,il Werther ecc e tramite la lettura della de Stael viene a contatto con la cultura romantica. Un momento fondamentale per la sua formazione intellettuale è costituita dall’amicizia con Pietro Giordani. La parola genio rappresenta una parola del lessico romantico che è data dall’individualità creatrice dell’artista. “Voglio piuttosto essere infelice che piccolo” con questa frase intende che lui non vuole più passare la sua vita nella noia, preferisce soffrire più che annoiarsi, dato che la noia fu protagonista delle sue “mortifere malinconie”; usando qui un aegritudo di Petrarca indicando che quando si è nella noia si cade nella malinconia.

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