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Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno 1798 in una famiglia molto tradizionalista.
La madre era una donna più determinata e pratica che prese le redini della ricchezza della famiglia perché il marito era un sognatore che non sapeva amministrare i soldi della famiglia.
Leopardi trascorreva molte ore nella libreria del padre, quindi fece uno studio autodidatta. Questa passione per lo studio lo fece allontanare involontariamente dai fratelli.
Nel 1816 Leopardi scopre l’amore per la poesia, soprattutto quella classica. In seguito a questa passione, si pone a favore del Neoclassicimo rispetto al Romanticismo nella polemica letteraria di allora.
Nel 1819 passa dal bello al vero, incomincia ad abbracciare anche il filone del Romanticismo.
Un altro aspetto che influenza Leopardi è Recanati (nelle Marche), perché per lui è un luogo che offre un meraviglioso paesaggio, ma che considera una prigione.

Nel 1819 si ammalò agli occhi e dovette stare al buio per un mese, lontano dai libri. Dopo aver iniziato la corrispondenza col Giordani, Leopardi si sente sempre più a disagio nell’ambiente recanatese. Nello stesso anno tenta la fuga dalla prigionia familiare, ma viene scoperto dal padre per aver lasciato una lettera ai fratelli.
A diciannove anni Leopardi inizia a sviluppare le proprie riflessioni in un quaderno che forma il primo nucleo dello Zibaldone di pensieri, una sorta di diario non destinato al pubblico, ma comunque pubblicato postumo, in cui Leopardi lasciò riflessioni e appunti preziosi per gli studiosi moderni, che su di esso si basano per comprendere il pensiero Leopardiano. I temi principali sono l'infelicità dell'uomo e la noia, cioè l’inerzia della sensibilità (ovvero l’incapacità di provare emozioni). Inizialmente, Leopardi pensava che l’infelicità dell’ uomo fosse legata ad un periodo storico, perché evolvendosi ha incominciato a riflettere sulla sua vita, ed è diventato depresso perché si è allontanato dalla sua spontaneità.
Per Leopardi il periodo in cui è iniziata la consapevolezza dell'infelicità dell'uomo era alla fine dell’Impero Romano con le barbarie di quel tempo (questo spiega il suo amore per i classici).
Giacomo Leopardi potrà lasciare per la prima volta Recanati solo nel novembre del 1822, poichè il padre si impietosì e mandò il figlio per poco tempo a Roma; ma qui Leopardi vive la depressione dell’ uomo moderno perché si sente un pesce fuor d’acqua.
Rimane deluso dall'ambiente romano e, tornato a Recanati, si congeda provvisoriamente dalla poesia e si dedica alla scrittura delle Operette morali.
Tra il gennaio e il novembre del 1824, Leopardi scrive venti prose di argomento filosofico e di taglio satirico, in forma di narrazione, di discorso o di dialogo e a partire dal 1825 si allontana dalla casa paterna e vive a lungo lontano da Recanati, a Firenze e a Napoli.
La prima edizione delle Operette morali, contenente queste venti prose, esce nel 1827.
Una seconda edizione accresciuta è del ’34.
Nelle Operette morali confluisce il nucleo della riflessione filosofica leopardiana: il pessimismo cosmico e quindi il rapporto con la natura matrigna (prima causa dell'infelicità dell'uomo, perchè gli dona l'impulso al piacere infinito non realizzabile nella realtà), il materialismo, la critica al moderatismo liberale, allo spiritualismo e al progressismo scientista.
Dal 1818 al 1836 Leopardi compose anche le poesie raccolte nei Canti, di cui si ricordano gli Idilli, le Canzoni, i Canti pisano-recanatesi o Grandi Idilli, il Ciclo di Aspasia e gli ultimi Canti.
l'ultima opera cui il poeta recanatese si dedica, in qualità di filologo e traduttore, sono i Paralipomeni della Batracomiomachia, un breve poema eroicomico di otto canti in ottave, il cui titolo allude all'integrazione di un poemetto classico di cui viene proseguita la narrazione. Dietro la trama fiabesca della lotta tra rane e topi, si nasconde un robusto intento sarcastico e polemico che ripropone in chiave scherzosa gli eventi dei moti del 1820-21, aventi protagonisti rane (Borbone alleati del papa), granchi (austriaci) alleati delle rane, e topi (insorti liberali napoletani).
Leopardi muore a Napoli il 14 giugno 1837.
Forse nessuno tra i grandi autori della letteratura italiana ha il potere di coinvolgere il lettore quanto Leopardi. La sua lingua, volutamente artificiale e lontana dall’ uso, trasmette messaggi profondamente attuali.
I termini dei problemi posti da Leopardi riguardano anche la nostra realtà attuale: il rapporto con la natura, la condizione dell’ uomo d’oggi, i meccanismi spietati della società borghese, il bisogno di valori e di significato, la ricerca di nuovi rapporti tra gli uomini. Della modernità, però, Leopardi rappresenta la tendenza critico-negativa e nel suo pensiero persisteva un’inarrestabile forza distruttiva.
Il pensiero leopardiano abbraccia con una visione tragica della condizione umana che esclude risarcimenti di qualsiasi tipo.

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