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Tre fasi dell'ideologia Leopardiana

Possiamo catalogare l'ideologia di Leopardi attraverso le fasi della sua vita.
I primi anni aderì alla cultura illuminista del sensismo, comprese la superiorità degli antichi. Capì che i suoi contemporanei erano troppo ottimisti nel progresso, non credeva che la nuova cultura potesse portare equilibrio e felicità.
Questa è la fase del pessimismo storico, nella quale Leopardi colse l'opposizione natura-ragione, la natura ci dà promesse, è il corso della storia che fa cadere lo stato di felicità. (parallelismo con Russeau).
Quando usciamo dall'irrazionalità troviamo infelicità. Questa formula è collegata al pessimismo individuale che accompagnò la prima fase della sua vita.
Nel periodo in cui egli si recò a Roma capì che in realtà la natura si oppone all'uomo perché egli ha dentro sé un male di vivere. La natura è indifferente, non si cura dell'uomo, arriva a dire che tutti gli uomini soffrono e con lui tutti gli elementi della natura. Pessimismo cosmico. Il piacere è solo un attimo ed è fugace.

Negli anni successivi rafforzò il suo materialismo e si adeguò ad un etica laica, la società aveva fatto crollare la realtà. E' più attento alla nuova società e ai valori che porta, ne parla nella Ginestra in cui riafferma la supremazia della natura ma con lo spiraglio della fratellanza: uomini uniti contro la natura, nemico comune. Fase del titanismo o agonismo.

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