Confronto tra l'Infinito e La Sera del dì di Festa

Mettendo a confronto l'Infinito e la Sera del dì di Festa di Leopardi, possiamo trovare analogie e differenze.
Come prima cosa diciamo che entrambi i testi sono stati scritti dal poeta nello stesso periodo, quello degli Idilli, e fanno parte della raccolta "I Canti". Sono entrambi scritti in endecasillabi sciolti, ma la Sera del dì di Festa presenta circa il triplo di versi rispetto l'Infinito.
Riguardo i temi trattati, alcuni sono ricorrenti in entrambi, per esempio i temi riguardanti il tempo, la natura, la concezione del limite sono assolutamente centrali, sono la chiave per capire il significato profondo di questi due idilli.
Ciò che cambia, però, è lo sviluppo di essi: i suoi interminati spazi, il naufragar nel mare, aderiscono ad un'immagine molto più vasta rispetto alla finestra dalla quale il poeta si affaccia per l'altro componimento.

Altra differenza sostanziale sta nei diversi dialoghi che vengono fuori: nell'Infinito la dimensione è soggettiva, solitaria; è un viaggio mentale senza fine. Invece ne La Sera del dì di Festa troviamo un dialogo, o più che altro un conflitto tra l'io del poeta e il mondo circostante, dove non si parla solamente di una natura onnipossente, ma di una donna, del dolore provato, della vita che passa anche quando si sta fermi; della voce di un artigiano, dal presente al passato, a Roma e gli antichi; alla sera che arriva piano, quando tutti rientrano a casa dopo i trastulli del dì di festa. Sembra quindi che l'autore tratti molti e vari argomenti, ma in realtà tutto ciò che lo riporta al suo io, a quella riflessione su se stesso che gli ricorda tutto ciò che non ha e che desidera.
Questo testo è quindi un testo chiuso: riporta l'autore al punto di partenza, e per questo la natura e il mondo esterno assumono caratteri negativi, in contrasto a quelli positivi che invece vengono percepiti nell'Infinito.

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