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“Il canto notturno”


Fa parte dei grandi idilli e venne scritto a Recanati tra il 1829 e il 1830 e venne pubblicato per la prima volta nell’edizione dei canti del 1821. L’idea venne suggerita a Leopardi da una lettura di un articolo del Journal Des Savants, che parlava dell’abitudine di alcuni pastori nomadi dell’Asia centrale che erano soliti trascorre la notte seduti su di un sasso a contemplare la luna e a dialogare con l’astro. E’ il primo canto in cui l’Io lirico del poeta non ha la funzione del protagonista in quanto protagonista è appunto il pastore che rispetto al poeta filosofo è ovviamente un essere più “primitivo” sia da punto di vista culturale, ma soprattutto perché essendo in diretto contatto con la natura avrebbe maggiore opportunità di costruirsi l’illusione del piacere con l’immaginazione. Però, dalla lettura del canto vediamo che le domande ed i sentimenti rappresentati dal pastore sono gli stessi del poeta filosofo in quanto lui si interroga, anzi interroga l astro su quale sia il significato della vita e poiché non riesce a trovare risposta a tale domanda è assalito dal “tedio” che è appunto questo sentimento di noia che deriva dal male di vivere cioè dall’impossibilità di trovare una risposta e quindi dall’impossibilità di attribuire un significato alla vita. Quindi Leopardi ci vuole dire che anche il pastore che è fondamentalmente ignorante e più vicino alla natura anche se vive in questa situazione di tedio del male di vivere significa che è un sentimento che accomuna tutti gli esseri viventi. In effetti la Luna compare spesso nei componimenti leopardiani, da una parte da fa confidente delle angosce del poeta, d’altra parte si presenta in questo canto come silenziosa, taciturna, in quanto sta a rappresentare la natura che ascolta le domande, le sofferenza, ma ovviamente non risponde rappresentando quindi l’indifferenza della natura verso la condizione esistenziale degli uomini. Man mano che si legge si notano tantissimi rimandi letterari sia ad altri testi leopardiani in particolar modo allo “Zibaldone” ma anche riferimenti a Petrarca e a tutta la tradizione letteraria. Da un punto di vista metrico è una canzone libera costituita da 6 lasse di diversa lunghezza, le lasse sono composte da endecasillabi e settenari che si alternano senza seguire uno schema fisso, così come non abbiamo uno schema fisso delle rime però ci sono delle corrispondenze infatti ogni lassa termina con la rima in “ale”, che poi trova corrispondenza all’interno di ogni lassa.

Commento


Nella prima lassa , c’è una sorta di similitudine fra il corso perpetuo della Luna che è sempre lo stesso, con la vita del pastore che è altrettanto monotona. Questa similitudine però è per antitesi perché la vita del pastore è beve mentre quella della Luna è immortale, per cui la domanda che il pastore pone è “Ma tu che per l’eternità dovrai fare la stessa cosa ancora sei desiderosa di fare ciò? Qual è il senso del tuo vivere eterno?!”, quindi la monotonia che è universale. La luna sin dall’inizio viene aggettivata come silenziosa perchè il pastore sa che non potrà avere4 una risposta, ma nello tesso momento sta a rappresentare anche l’indifferenza della natura nei confronti del pastore, perchè forse la luna e l’ha la risposta ma non a vuole trasmettere quindi si carica si un significato misterioso perché probabilmente è consapevole del mistero della vita ma non lo trasmette mai ali umani, quindi la malignità della natura. Dobbiamo notare oltre alle domande retoriche (senza risposta) iniziali, anche le anafore (che fai, ancora x3) che vanno ad evidenziare maggiormente il concetto esposto cioè’ la noia di vivere. Dal verso 9 inizia il parallelismo con la sua vita e negli ultimi versi viene presentata l’antitesi, (vagar mio breve corso immortale) perché si contrappone la vita immortale della luna e quella breve del pastore, è presente poi anche un chiasmo “al pastor la sua vita, la vostra vita a voi”.

Nella seconda lassa, non avendo nessuna risposta, il pastore cerca di dare una risposta al significato della vita, paragonando quest’ultima ad un lungo percorso compiuto d un vecchietto ormai gravato dal peso degli anni che con questo grande peso sulle spalle si affatica per attraversare sentieri ispidi correndo, ansimando, fin quando non precipita in un burrone che metaforicamente rappresenta la morte. Questa voragine che getta nella dimenticanza tutto ciò che è passato, quindi la morte rappresentata come questo abisso orrido, immenso, dove il vecchietto precipitando dimentica tutto. Quindi in questa lassa la vita non ha alcun fine se non la morte e notiamo una corrispondenza con la fine di “A Silvia” dove resta soltanto la nuda tomba e la fredda mano, ma ci sono anche altri rimandi infatti il vecchietto si rifà al vecchietto di “Modesi” di Petrarca, la differenza tra i due però sta nel fatto che mentre il vecchio di Leopardi si affatica per poi precipitare nella morte, quindi la vita che non ha alcun significato perchè la morte cancella tutto, il vecchietto i Petrarca si affatica ma alla fine raggiunge la visione di Dio anche un riferimento ad un passo dello Zibaldone e contemporaneamente a Silvia(il fine della vita è solo la morte). In questa seconda lassa il ritmo poetico è veloce poiché è composto di settenari per indicare l’affannarsi della vita, con enumerazioni di climax ascendenti , con una pausa di 2 punti per indicare la fine della vita, l’abisso.

Nella terza lassa il pastore continua a fare riflessioni amare sulla vita ,rifacimento al de rerum naturam di lucrezio, quando dice che il bambino quando nasce non sa fare altro che piangere, anche perché ciò rappresenta anche rischio di morte, (Plinio il vecchio ebbe idee sulla natura simili a Leopardi).Qui ritornano le domande sul significato della vita.Questo sembra uno dei canti più pessimistici di Leopardi fino alla fine in cui poi si vede la mancanza di rassegnazione.Su questi versi dobbiamo fare una riflessione, pensa che i genitori abbiamo un compito importate consolare i figli, ma vi è una critica insita ai suoi genitori dato che è cresciuto senza ricevere affetto dai genitori.(Nella lettera che scrisse al padre quando cercò di scappare usa un tono molto crudo accusando il padre). Qui vi è la tematica del suicidio come via di fuga, come anche in Saffo che non sopporta la differenza tra la se stessa esteriore e quella interiore, ma questa tematica viene superata poco dopo nell’opera. La luna da silenziosa a vergine ad intatta (come se fosse una divinità, pura)

Parafrasi

1. Qual è il senso o Luna del tuo stare in cielo? Dimmi qual è silenziosa luna. Appari di sera e inizi a compiere il tuo corso guardando tutti i territori deserti poi tramonti. Ma ancora tu non ti sei appagata di percorrere sempre gli stessi sentieri? Ancora non ti se annoiata? Ancora sei desiderosa di guardare con stupore queste valli deserte? La tua vita somiglia a quella di un pastore, che si alza all’alba, muove il suo gregge per il campo e incontra altri greggi, fonti e prati, poi di sera stanco si riposa e non spera di fare altro. Dimmi o luna qual è il significato della vita per il pastore e della tua vita pe te. Dimmi qual è il fine della mia breve esistenza e del tuo modo perpetuo ed eterno. Un vecchierello dai capelli ormai bianchi, infermo vestito di stracci e senza scarpe,(anche come se fose un povero vecchio) che porta sulle spalle un carico assai pesante,(metafora per indicare il peso della vita) attraversan valli e montagne, sassi aguzzi, sabbie profonde e luoghi impervi in mezzo al vento, alla tempesta, sia quando il sole è molto caldo, sia quando fa molto freddo, corre affannosamente e ansiosamente spera supera torrenti e stagni cade, si rialza, e continuamente si affretta senza sosta o riposo, sanguinante e con le vesti lacere; quando infine arriva là dove fu indirizzato il suo cammino: un abisso immenso ed agghiacciante, dove egli, precipitando, dimentica tutto.O vergine(incontaminata dalle passioni terrene) luna,questa è la vita dei mortali. L’uomo nasce per soffrire,e la stessa nascita è un rischio di morte.Prova sofferenza e dolore come prima cosa; e all’inizio stesso della vita la madre e il padre prendono a consolare il figlio per essere venuto al mondo.Quando questo poi cresce,l’uno e l’altro lo sostengono, e continuamente con gesti affettuosi e parole dolci s’impegnano a fargli coraggio e a consolarlo della condizione umana: i genitori nei confronti dei loro figli non compiono altri gesti più graditi. Ma perché dare al mondo e mantenere in vita una creature che poi è necessario consolare dell’esistenza stessa sin dai primi attimi?Se la vita è soltanto sventura prechè noi continuiamo a sopportarla? O luna non toccata da tali problematiche,questo è lo stato dei mortali.Ma tu non sei come noi,e quindi forse poco ti interessa di ciò che dico.

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