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Giuseppe Ungaretti

Nato ad Alessandra d'Egitto nel 1888 da genitori toscani (Lucca) dove frequenta la scuola ed inizia a leggere le riviste d'avanguardia europea. Compone le prime poesie. Nel 1912 studia all'Università di Parigi e frequenta ambienti di avanguardia artistica e letteraria. Nel 1915 è chiamato in guerra come soldato semplice, intanto nel 1916 è uscito il suo primo libro intitolato Il porto spolto che, nell'edizione del 1931 cambierà titolo in L'allegria.
Dal 1921 vive a Roma, dove lavorerà come giornalista, e nel 1933 esce Sentimento del tempo.
Morirà infine a Milano nel 1970 e al suo funerale non parteciperà alcuna rappresentanza ufficiale.

Al suo esordio, negli anni Dieci, Ungaretti si presenta assai rivoluzionario e originale per poi subire un cambiamento nel corso degli anni Venti volto verso il classicismo e il tradizionalismo.

La formazione culturale di Ungaretti risente del contatto di diversi ambienti: la terra natale, Parigi, l'Italia. All'interesse per il Simbolismo e l'avanguardia si unisce l'amore per la tradizione italiana, a partire da Leopardi per giungere a Petrarca, considerato quale estremo modello di innocenza ed autenticità espressiva.

I due principali filoni della formazione di Ungaretti - avanguardia e tradizione - corrispondono ai diversi poli della sua personalità: da una parte la ricerca di un equilibrio [frantumazione della metrica e della sintassi, quasi sparizione della punteggiatura], dall'altra il bisogno implacabile di equilibrio, innocenza ed armonia [taglio classico e armonioso, metrica tradizionale e forme meno estreme].

Una costante della produzione ungarettiana è il culto della parola: la parola è caricata al massimo di tensione espressiva al fine di sollecitarne il potenziale di rivelazione.
La poesia da Ungaretti è considerata quale unico tramite di comunicazione tra storia e assoluto, tra individuo e collettività, tra particolare e universale, tra fenomeno e significato.

L'allegria (1931)

La produzione poetica di Ungaretti della giovinezza, in gran parte costituita durante la prima guerra mondiale, confluisce dapprima in Il porto sepolto (1916) [titolo che allude ad una leggenda egiziana sull'esistenza di un antico porto sommerso nei pressi di Alessandria], poi in Allegria di naufragi (1919) [il titolo rimanda al tema rovinoso della guerra ma al tempo stesso la presenza di allegria rimanda alla possibilità di positività e vitalità] e infine, nel 1931, venne pubblicata la ultima e definitiva edizione intitolata L'allegria.

Qui trionfa la ribellione radicale alle regole tradizionali della forma poetica e della tensione espressionistica: è rifiutata la punteggiatura per dare alle parole il massimo risalto e la massima espressività. La metrica viene totalmente sconvolta con l'adozione di versi per lo più brevissimi e, dall'altra parte, è potenziata al massimo l'energia di nomi e verbi, spesso usati in modo assoluto.

Il taglio autobiografico è fortissimo: la vita di guerra delle trincee. Questo tema rafforza la tensione del poeta verso la purezza, l'innocenza e l'origine. L'allegria alla quale allude il titolo è appunto il ritrovamento di momenti autentici nella realizzazione di un'armonia con la realtà circostante.

Fin dall'edizione del 1919 l'opera è divisa in cinque sezioni: la prima, intitolata Ultime, porta il riferimento alle prime poesie, composte tra il 1914-15 a Milano, precedenti all'esperienza di guerra; la seconda sezione è Il porto sepolto, contenente i componenti composti durante la prima fase del conflitto; la terza è Naufragi e comprende le poesie di guerra composte sul fronte italiano del Carso; la quarta edizione è intitolata Girovago e colleziona i testi prodotti durante l'esperienza in Francia e, infine, l'ultima sezione è Prime, contenente i componimenti del periodo post-bellico tra Milano e Parigi. Simboleggia il passaggio tra una poetica d'avanguardia e quella più tradizionale.
Il tema della guerra è sicuramente quello più presente e centrale di L'allegria: il conflitto rappresenta la condizione dell'uomo diventando manifestazione esplicita di uno sradicamento e di un anonimato, di un anonimato, una mancanza di radici e di identità.
Accanto al tema della guerra troviamo il forte spirito autobiografico del poeta e la presenza della natura, vista come un'opportunità di identità per tutta la condizione umana.

La parola poetica inoltre contribuisce a riconoscere la propria identità.

I versi sono liberi e in genere brevi, brevissimi se non ridotti addirittura a monosillabi; vengono per lo più aboliti i nessi grammaticali, sintattici e la punteggiatura. Anche la rima, come molti altri istituiti metrici tradizionali, è praticamente abolita. Il soggetto è centralizzato grazie all'uso del presente indicativo e della prima persona singolare.

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