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Giuseppe Ungaretti


Giuseppe Ungaretti, vita


Nato nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, Ungaretti incontra l’ambiente culturale a Parigi. Nel 1915 si arruola nell’esercito e combatte sul Carso per tutta la durata della Prima Guerra Mondiale. Quest’esperienza sarà lo spunto per la raccolta “L’Allegria”. Insegna dal 1936 al 1942 lingua e letteratura italiana a san Paolo in Brasile. Questi anni sono segnati dalla morte a soli nove anni del figlio Antonietto, evento che darà nascita a “Il dolore” (1947). Egli stesso cura e pubblica nel 1969 “Vita d’un uomo”, raccolta di tutte le sue poesie. Muore a Milano nel 1970.
È considerato l’iniziatore dell’Ermetismo. Nella parte iniziale della sua vita poetica ha uno stile molto rivoluzionario: dà la massima valorizzazione alla parola, spezzando i versi e togliendo tutto quello che è superficiale. Invece, nella seconda parte c’è un ritorno all’ordine e alla poesia classica.

Commento

I fiumi è una delle più lunghe liriche della raccolta “L’Allegria”, ma anche uno dei testi più significativi. È stata composta dal poeta il 16 agosto 1916 a Cotici, una località sul Carso nei pressi del Monte San Michele, luogo protagonista di diverse battaglie durante la guerra.
Il poeta si trova in un momento di pausa dalla guerra e così coglie l’occasione per poter immergersi nel fiume Isonzo per farsi un bagno e rilassarsi, liberando la mente. L’Isonzo gli fa affiorare alla mente il pensiero di altri tre fiumi, che lo portano a meditare sul senso della propria vita, attraverso i ricordi.
Innanzitutto emerge fin da subito il bisogno del poeta di dover ritrovare un contatto con la natura. Si sente in simbiosi con l’ambiente circostante e questo gli permette di ricongiungersi con se stesso e con i suoi ricordi. Infatti, nel primo verso egli si tiene ad un “albero mutilato”, perciò è sorretto, aggrappato alla natura. Però quest’albero è mutilato. La personificazione ci dà il senso del dolore e della distruzione portata dalla guerra, che spesso mutila i soldati. L’ambiente circostante è deserto e solitario. Egli prova una sensazione di tranquillità e solitudine, espresse da due immagini: quella del circo prima e dopo lo spettacolo e quella della dolina. Quest’ultima inoltre rimanda a un senso di vuoto e abbandono. Le doline, cavità molto profonde caratteristiche del paesaggio carsico, danno proprio una sensazione di cadere e di mancanza di un appiglio a cui potersi aggrappare. E questi sono i sentimenti del poeta provati durante questa pausa. Il paesaggio è quieto. Nell’ultima parte della strofa le parole “quieto”, “nuvole”, “sulla luna” rimandano ad immagini meno drammatiche, ma la sonorità è cupa, per non farci dimenticare che la guerra c’è comunque.
Nella seconda strofa il poeta descrive l’immergersi nell’acqua con due immagini molto suggestive e anche inquietanti: chiama “urna” l’acqua e attribuisce a se stesso il nome “reliquia”. Si tratta di due immagini che richiamano subito al tema della morte, come per dire che nonostante il momento di tranquillità, là fuori la guerra e la distruzione ci sono ancora. Però allo stesso tempo alludono alla sacralità e alla solennità del momento. Anche i verbi “distendere” e “riposare” possono essere intesi come eufemismi per indicare il morire. L’azione dell’immergersi ribadisce il bisogno del poeta di un contatto con la natura. “Come una reliquia” è una chiara similitudine.
Nella terza strofa il poeta nomina il fiume in cui si trova: l’Isonzo. Egli dice che lo “levigava come un sasso”. Con questa similitudine egli si paragona ad un sasso e molti sono i temi a cui allude: oltre al suo bisogno del contatto con la natura, si può intendere questo paragone come una descrizione del suo animo durante la guerra, freddo, duro e prosciugato come un sasso. Questo è il tema principale della poesia “Sono una creatura”.
Nella quarta strofa il poeta si alza dal fiume ed esce. Descrive questa azione facendo un rimando all’immagine del circo della prima strofa. Infatti, con una similitudine, si paragona ad un acrobata sull’acqua, immagine positiva e di movimento, che dà un senso di vita e libertà. Tramite una metonimia sminuisce il suo corpo, chiamandolo “quattr’ossa”. Richiama anche un senso di morte, scarnificazione e si ricollega all’immagine precedente dell’urna.
Nella quinta strofa il poeta si avvicina ai suoi vestiti e si china al sole. Ai panni attribuisce la caratteristica di essere “sudici di guerra”. Oltre ad indicare la sporcizia fisica, l’aggettivo allude prevalentemente ad un fatto morale, cioè che la guerra sporca dentro, macchia l’animo e la vita dell’uomo di nuovi drammi. Poi, tramite una similitudine, si paragona ad un beduino, per indicare l’azione del chinarsi al sole. Questa immagine rimanda alla sua infanzia trascorsa in Egitto, quindi vi è un primo accenno dell’affiorare dei ricordi nella sua mente. Rimanda anche ad un significato sacro e religioso, in quanto nella cultura araba, l’azione del chinarsi è usata per la preghiera.
Nella sesta strofa il poeta dice quello che per lui rappresenta il fiume Isonzo. Tramite un’analogia dice che gli ha permesso di riconoscersi come una “docile fibra dell’universo”. Qui, come in precedenza, si fa riferimento in modo chiaro al bisogno del poeta di ricongiungersi con la natura. Infatti, si sente parte dell’universo, ha ritrovato la sua identità. Però, allo stesso tempo si declassa e si sminuisce, in quanto si paragona ad una “docile fibra”, quindi un qualcosa di piccolo e minuto. Questo allude allo scarso significato che il singolo individuo assume nel cosmo.
La settima strofa è composta da versicoli, termine inventato proprio da Ungaretti per indicare versi brevissimi e spezzati. Egli esprime il suo bisogno di sentirsi in armonia con la natura, l’universo e se stesso. La mancanza di questa per lui è un supplizio.
Nell’ottava strofa ritorna a nominare l’acqua del fiume, personificandola. Infatti, tramite una metafora antropomorfica, attribuisce delle mani all’acqua. Queste mani sono occulte e avvolgono, abbracciano il poeta, che si sente attorniato. Le mani gli fanno provare una “rara felicità”. Egli per un momento si sente libero da tutto, dal dolore della guerra, dal disordine. Si sente felice e rilassato. La collocazione delle due parole su versi differenti esalta al massimo il significato dei termini, nei quali troviamo anche un’allitterazione della “a”.
Nella nona strofa inizia a rivivere tutti i suoi ricordi, le “epoche” della sua vita.
Con la decima strofa inizia un’anafora di “questo”, che abbraccia il primo verso delle successive cinque strofe. Indica l’unità tematica e stilistica che le unisce.
Nell’undicesima strofa affiorano i ricordi suggeriti dal Serchio. Esso è un fiume che passa per Lucca, la città natale dei suoi genitori. Quindi gli tornano in mente i ricordi riguardanti i suoi antenati, che per “duemil’anni” hanno attinto acqua da questo fiume. Si tratta di gente campagnola. In questo modo ci vuole dire che è di umili e semplici origini. Con il polisindeto vuole accentuare l’appartenenza dei suoi genitori a questa stirpe, in quanto egli ne è orgoglioso.
Nella dodicesima strofa ci sono i ricordi del Nilo, il principale fiume africano passante per l’Egitto, la terra in cui è nato e ha trascorso la prima giovinezza. Perciò, in questa strofa affiorano i ricordi riguardanti la sua giovinezza e la sua nascita. L’immagine delle estese pianure alludono alla nostalgia che il poeta ha per l’Africa. Il verbo “ardere” rimanda al clima caldo di queste terre, ma anche alla spensieratezza, vivacità, innocenza e i desideri della giovinezza e dell’infanzia. Il poeta rimpiange questo periodo, perché ora si ritrova in mezzo alla distruzione quando da piccolo era felice e spensierato.
Nella tredicesima strofa ci sono i ricordi che fanno riferimento alla sua formazione culturale. La Senna, il fiume passante per Parigi, gli ha permesso di conoscersi. Nel suo “torbido”, cioè nella complessità culturale dei primi del Novecento di Parigi, egli ha capito che era portato ad essere un poeta. Infatti, completò gli studi a Parigi, dove venne in contatto con artisti molto famosi e importanti, come Braque, Modigliani, Picasso.
Nella quattordicesima strofa ci dice la funzione che l’Isonzo ha per lui, cioè che gli permette di “contare”, rivivere, vedere i ricordi di tutta la sua vita.
Nell’ultima strofa ci descrive come si sente, dopo aver rivissuto la sua vita passata: si sente nostalgico e triste, perché si rende conto della difficile situazione in cui si trova, cioè della guerra. Ripensando al suo passato la vita gli sembra una “corolla di tenebre”. Questa analogia, che chiude la lirica, accosta due termini in antitesi tra loro e ha un significato molto importante e profondo: il poeta si paragona ad una corolla, in quanto è ancora giovane e ha un’intera vita davanti, però è circondato e oppresso dalle tenebre, cioè dal dolore, dalla violenza e dalla distruzione che la guerra costantemente porta.
Questa lirica, come detto in precedenza, è un testo molto significativo. Numerosi sono i temi trattati. I principali sono: il bisogno del poeta di ritrovare la sua identità e di ricongiungersi con la natura, assumendo piena coscienza di sé; i ricordi che gli permettono di riflettere sulla sua vita passata e presente. Quest’ultimo gli permette di riflettere sulle origini della sua famiglia, sulla sua infanzia, che gli suscita nostalgia, e sulla sua formazione culturale. Questo lo porta a pensare alla distruzione e al dolore che la guerra procura. Nonostante il momento di pace e tranquillità, le riflessioni lo portano ad essere nostalgico, in quanto si rende conto di come la sua vita sia cambiata, di come la guerra l’abbia portato a soffrire.
Il ritmo è lento e pacato. I numerosi enjambement, che si vengono a creare a causa dei versi brevi e spezzati, prolungano i versi. Le numerose pause ci permettono di pensare su quanto abbiamo appena letto, facendo affiorare le nostre sensazioni. L’andamento è semplice e disteso. Questo rende la poesia di facile comprensione. In questo modo anche le riflessioni sui temi sorgono più spontanee. Il lessico è semplice. Le similitudini e le analogie vengono create con termini di facile comprensione, cosicché risulta più facile poter comprendere il motivo del paragone. I verbi esprimono stati d’animo oppure azioni statiche o di lento movimento. Lo stile, seppur essendo una poesia appartenente a “L’Allegria”, dove la maggior parte delle poesie ha uno stile nominale, questa si presenta normalmente, con la presenza sia di nomi che di verbi.
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