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Ungaretti, Giuseppe - Ermetismo, Vita, Opere e lirica "I fiumi"


Intorno agli anni ’20 nacque una nuova corrente letteraria finita nel secondo dopoguerra, denominata Ermetismo; essa fu creata dal letterario Francesco Flora.
Con l’aggettivo “ermetico” si volle sottolineare l’oscurità e l’indecifrabilità della nuova poesia, ritenuta difficile rispetto alle altre poesie classiche.

Il tema principale della poesia ermetica fu la solitudine disperata dell’uomo moderno che perse la fede negli antichi valori. Quindi i poeti ermetici descrivevano il loro stato d’animo.
In queste poesie la sintassi era semplificata, la punteggiatura talvolta era abolita; molto importanti erano gli spazi bianchi e le pause. Uno dei principali esponenti dell’Ermetismo italiano fu Giuseppe Ungaretti.

Giuseppe Ungaretti nacque nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, da genitori italiani che si erano trasferiti in Africa per lavorare alla costruzione del Canale di Suez. Nel 1912 si trasferì a Parigi e studiò alla Sorbona.
Quando scoppiò la Prima guerra mondiale rientrò in Italia e si arruolò volontario combattendo sul Carso.
Finita la guerra si stabilì a Parigi, poi ritornò a Roma e aderì al fascismo.
Nel 1931 compose “L’Allegria”, una raccolta di poesie che esprimevano il punto di vista del poeta sull’esperienza della guerra.
Nel 1933 compose “Sentimento del tempo”, una raccolta di poesie che si presentavano come una meditazione sui grandi temi della vita come il dolore, la morte e la memoria.
Nel 1936 ottenne la cattedra di Letteratura Italiana presso l’Università di San Paolo in Brasile.
Nel 1942 rientrò in Italia e insegnò Letteratura Moderna e Contemporanea presso l’Università di Roma.
Nel 1947 pubblicò la raccolta “Il dolore”, dove il poeta si incentrò sul mistero della morte e ricordò anche la morte del figlio di nove anni avvenuta in Brasile.
Ungaretti morì a Milano nel 1970.

Lirica – “I fiumi”


La lirica “I fiumi” è stata scritta da Giuseppe Ungaretti mentre si trovava in trincea sul Carso, in un momento di tregua dalla guerra. Questa lirica parla della Prima Guerra Mondiale.
Tenendosi ad un albero, colpito da una granata nemica, il poeta guardava il passaggio delle nuvole sulla luna; iniziò a pensare a quella mattina che si tuffò nel fiume Isonzo, le quali acque lo lavarono e lo purificarono, regalandogli un po' di rara felicità. Poi si sdraiò al sole per asciugarsi, accanto alla sua divisa militare sporca di fango.
In quel fiume, quella mattina, il poeta ripercorse tutte le tappe della sua vita e i fiumi dove era stato in passato: il fiume Serchio, in provincia di Lucca, che vide nascere suo padre e sua madre; il Nilo , che fu il fiume dell’adolescenza del poeta; a Parigi, dove scorre la Senna, dove il poeta trascorse gran parte della sua giovinezza, lasciandosi coinvolgere dall’ambiente stimolante di quella grande città.
Questi furono i fiumi ricordati durante il bagno del mattino nell’Isonzo.
Il poeta ricordava il suo passato con molta nostalgia, e quando scese la notte la vita gli apparve come un fragile fiore fatto di angoscia, dolore e morte.
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