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Ungaretti - Allegria di naufragi: origine e significato della raccolta


La poesia di Ungaretti si articola in diverse raccolte: Il porto sepolto; Allegria di naufragi; Il sentimento del tempo; Il dolore, ecc. La prima raccolta, pubblicata nel 1916, è chiamata “Porto sepolto” perché contiene le poesie composte dall’autore durante i combattimenti della Grande Guerra, stese sulle cartucce dei proiettili. Il titolo allude ad un porto reale, quello di Alessandria d’Egitto, ma ha anche un significato simbolico: esso rappresenta il mistero e l’assoluto che il poeta ricerca con la speranza di approdare ad un porto di pace. Il porto è inoltre un topos letterario; si tratta infatti di un elemento già presente nella produzione di Catullo, di Foscolo, che aveva parlato di un porto a cui attraccare per ritrovare la serenità e il segreto della poesia nascosta, e poi di Saba. In seguito, le liriche contenute in “Porto sepolto” confluirono nella raccolta “allegria di naufragi”, successivamente rinominata “allegria”. Anche questo titolo è allusivo in quanto in essa la guerra viene vista come il naufragio della vita; si tratta inoltre di un titolo ossimorico, definito anche sintagma ossimorico, perché nell’”Allegria” è sempre presente la morte da scongiurare: l’allegria, inoltre, rappresenta la pace momentanea provata dal naufrago che, approdato su uno scoglio, è temporaneamente al sicuro, ma non può sapere cosa lo attende in futuro. L’allegria, elemento positivo, è quindi solamente momentanea, poiché l’uomo, sconvolto dalla brutalità della guerra, non può trovare una pace continuativa e può affidarsi esclusivamente alla fede e alla speranza di un domani migliore.
Questa raccolta contiene in gran parte le impressioni provate dall’autore durante i conflitti della Grande Guerra.: Il poeta scambia per vita l’istinto di conservazione che lo spinge a scrivere “lettere piene d’amore” nel momento in cui è costretto a passare un’intera nottata buttato accanto ad un compagno morto. Egli esprime in modo nitido la precarietà dei soldati, visti non come persone ma solo come matricole. L’autore descrive la labilità della condizione umana con una frase emblematica: “si sta in autunno come gli alberi sopra le foglie”, in cui la reificazione dell’uomo è espressa in modo evidente dall’uso della forma impersonale “si sta”. Nei rari momenti di tregua della guerra, Ungaretti si sente in armonia con l’universo, come traspare nella lirica “I fiumi” in cui, approfittando di una pausa del conflitto, l’autore si immerge nelle acque dell’Isonzo e ciò gli permette di spaziare con la mente e di ricordare i fiumi più importanti che hanno segnato la sua vita, tra i quali il Nilo in Egitto e la Senna a Parigi.
In contrasto alla retorica d’annunziana, Ungaretti percepisce la guerra non come un’occasione di eroismo, ma come una fatalità ineluttabile che si abbatte sulla povera gente (il quarto stato), sommergendola e soffocandola; egli, però, inizialmente fu interventista e solo dopo aver partecipato direttamente al conflitto si rese conto della brutalità e dell’assurdità della guerra, giungendo alla conclusione che essa restituisca l’uomo alla sua condizione di indifesa fragilità, rendendolo una “docile fibra dell’universo”.
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