Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri, trascorse la sua giovinezza nella città natale, dove frequentò la scuola di Antonio Abate. Nel 1858 si iscrisse alla facoltà di legge, dove abbandonò presto per seguire gli eventi legati all’impresa di Garibaldi, fondando il settimanale politico “Roma agl’italiani”. Quando abbandonò definitivamente la sicilia verga, si trasferì a Milano dove conobbe la scapigliatura milanese e pubblicò tre romanzi (Eva,Tigre reale, Eros) accomunati dalla tematica dell’amore-passione. Lesse anche i grandi scrittori realisti e naturalisti francesi : Balzac, Zola, Flaubert … e ne fu influenzato.
Insieme a Capuana si impegnò alla nascita del Verismo dove abbiamo le novelle Nedda e Rosso Malpelo. Successivamente si dedicò al progetto di un ciclo narrativo composto da 5 romanzi “IL CICLO DEI VINTI” (Lotta per la vita all’interno delle diverse classi), come novelle abbiamo anche Vita dei campi, Novelle Rusticane, i primi due romanzi del ciclo dei vinti furono : I Malavoglia, e Mastro Don Gesualdo. Tornò a vivere a Catania dove morì nel 1922. (Non riuscì a terminare il ciclo dei vinti)

L’attività di Verga può essere divisa in 3 fasi :
Fase preverista
Le prime prove narrative sono di argomento storico-patriottico nella produzione legata al soggiorno fiorentino, il tema predominante è quello sentimentale. I principali romanzi sono : Una peccatrce, Storia di una Capinera, Eva, Tigre reale.
Una novella che fa parte della prima fase (preverista) è Nedda, una novella in cui per la prima volta viene descritta la Sicilia contadina, povera e arretrata.
E’ la storia di Nedda, una giovane costretta fin dall’infanzia a lavorare (raccoglitrice olive) dopo la morte della madre conosce un ragazzo del quale si innamora e resta incinta ma poco prima delle nozze questo ragazzo muore cadendo da un albero. Divenuta madre di una bambina, Nedda deve affrontare i pregiudizi dei compaesani che le impediscono di lavorare, alla fine la piccola muore per queste condizioni di povertà e Nedda rimane sola con il suo dolore. Nella novella sono presenti toni melodrammatici. (linguaggio popolare e temi umili)
Autore onnisciente: commenta con toni poetici le sofferenze della ragazza, prendendo le sue difese.

Fase verista

La seconda fase si apre con il racconto Rosso Malpelo che mostra la condizione di sfruttamento dei ragazzi che lavorano nelle cave.
Vita dei campi: ci sono soprattutto figure legate alla vita contadina della Sicilia
I Malavoglia: primo romanzo del ciclo dei Vinti in cui è narrata la storia di una famiglia siciliana di pescatori
Marito di Elena:
Cavalleria Rusticana:
Mastro Don Gesualdo: secondo romanzo del ciclo dei Vinti, che descrive l’ascesa economica e sociale di Gesualdo Motta e la sua decadenza

Il ciclo dei vinti

Verga afferma di voler realizzare un grande affresco sociale che illustri la lotta per la vita che investe tutte le classi sociali. Verga annuncia il progetto di un ciclo narrativo.
Il ciclo doveva comprendere 5 romanzi, Verga intendeva farci conoscere pescatori e contadini il cui valore fondamentale è la “religione della famiglia”.
Verga scrisse solo 2 romanzi (Mastro Don Gesualdo e I Malavoglia) .

L’ultimo Verga

La terza fase comprende le ultime raccolte di novelle e alcuni drammi teatrali.
Ricordiamo:
La lupa
I ricordi del capitano d’Arce


Tecniche narrative


Eclissi dell’autore, la regressione, lo straniamento, e il discorso libero indiretto.
Eclissi dell’autore: il romanzo deve escludere ogni intervento diretto all’autore, così che così che dal racconto possa emergere una visione oggettiva della realtà che dia al lettore l’impressione di essere presente all’avvenimento. In Rosso Malpelo il narratore è popolare che assume il punto di vista dei personaggi senza che l’autore intervenga per manifestare la propria opinione. Verga ovviamente non crede che Rosso Malpelo sia cattivo perché ha i capelli rossi ma la poetica verista consiste nell’eclissi d’autore, che rinuncia a esprimere il proprio punta i vista.
La regressione: l’autore si nasconde dietro il personaggio e quindi non è più l’autore a parlare ma il personaggio.
Lo straniamento: consiste nel rappresentare come “STRANO” ciò che in realtà non lo è o viceversa, viene evidenziata la visione del mondo del narratore e quella dell’autore.
Discorso indiretto libero: una struttura sintattica frequentemente usata da Verga. Gli elementi grammaticali che permettono di individuare questo tipo di discorso sono:
-l’assenza dei verbi dichiarativi, l’assenza della congiunzione (che) per rendere il ritmo più vivace, la presenza di punti interrogativi ed esclamativi e dei punti di sospensione, l’uso della 3 persona per indicare chi parla.
Grazie all’uso del discorso indiretto libero, il racconto si fa molto articolato e complesso.
Il pessimismo di Verga
Verga respinge la fiducia del Positivismo nel progresso umano, la società sembra essere caratterizzata da un continuo progresso, ma gli uomini sono costretti a sottostare a una legge di natura universali.
Il Pessimismo Verghiano si manifesta nell’accettazione di questa realtà immutabile, alla quale nessuno può sottrarsi. Al contrario di Zola e i Naturalisti francesi che sostenevano la funzione sociale dell’arte, per Verga l’arte non è in grado di intervenire per cambiare la società.
Vita dei campi
L’autore si cala nel mondo povero e arretrato dei pescatori e dei contadini siciliani. In questa raccolta la novità non riguarda soltanto la scelta dell’ambiente siciliano e dei personaggi di un ceto sociale basso: la vera innovazione è il canone dell’impersonalità. Verga in quest’opera non è più un narratore onnisciente ma popolare. La raccolta fu pubblicata nel 1880 comprende: Nedda, Rosso Malpelo, Cavalleria rusticana, la lupa…
Il tema è quello dell’impossibilità da parte dei miseri di risollevarsi dalla loro condizione.

Rosso Malpelo
Rosso Malpelo è una novella di Giovanni Verga, pubblicata nel 1880 insieme ad altre novelle uscite nel 1879-1880 in Vita dei campi. Attraverso la presentazione di un giovane personaggio della classe umile siciliana, Verga ci offre un esempio perfetto della sua poetica verista. La novella inizia con la presentazione del personaggio Malpelo, un giovane che lavora in una cava di sabbia siciliana e che è ritenuto da tutti essere malvagio a causa dei suoi capelli rossi. Per questo motivo il giovane è malvoluto dalla sua famiglia, che si vergogna di lui, e maltrattato dai suoi compagni di lavoro. In risposta a questo Malpelo vive completamente isolato.

Malpelo lavora con il padre, Mastro Misciu (al quale è stato dato il soprannome di "Bestia"), in una cava di rena rossa. È molto legato al padre: Misciu infatti è l'unico ad avergli dimostrato affetto, e Malpelo, appena gli altri operai provano a prendere in giro il povero padre, lo difende. Un giorno Misciu Bestia accetta l'offerta del suo padrone di lavorare all'abbattimento di un pilastro ormai giudicato inutile nella cava. Mettendo a rischio la propria vita (gli altri lavoratori si erano rifiutati di scavare) egli è spinto ad accettare dal disperato bisogno di soldi, ma una sera, mentre Misciu scava, quel pilastro gli cade addosso. Il figlio, nella disperazione e nel panico, inizia a scavare nel cumulo roccioso fino a spezzarsi le unghie. E chiede aiuto disperatamente ma, quando anche gli altri accorrono, ormai è troppo tardi: Mastro Misciu è già morto. Dopo la morte del padre, Malpelo diventa ancora più scorbutico agli occhi degli altri e riprende a lavorare nella galleria dov'era morto il padre. Qualche tempo dopo, entra in scena un altro personaggio, il giovane Ranocchio, momentaneamente zoppo dopo un incidente. Malpelo inizia a tormentare il ragazzo, ma in questo comportamento si cela il suo modo di essergli amico e di prepararlo per il mondo. Dopo qualche tempo, nella miniera viene ritrovato il cadavere di Mastro Misciu, che non era stato ancora recuperato da sotto il pilastro. Tutto ciò che a Malpelo rimane del padre, sono pochi oggetti. Egli li custodisce come tesori che stimolano il ricordo che ha del padre. Non molto tempo più tardi Ranocchio, che da un po' di tempo si era ammalato di tisi, muore all'improvviso. Malpelo, rimasto solo (la madre si è rimaritata, la sorella è andata a vivere in un altro quartiere) scomparirà nella cava. Gli era stato affidato il compito, che lui aveva accettato, di esplorare una galleria ancora sconosciuta. Nessuno si sarebbe assunto un compito così pericoloso ma lui, sapendo che ormai non gli è rimasto più niente, accetta e parte. Prese del pane, del vino, gli attrezzi e i vestiti di suo padre, si addentra in quella galleria e non ne uscirà mai più. Morto anche lui, ha come vendetta il potere di far paura ai lavoratori della cava che ancora temono di vederselo spuntare da un momento all'altro con i suoi "occhiacci grigi e i capelli rossi". Principalmente l'opera è un ritratto umanissimo e di grande attualità di un adolescente condannato dai pregiudizi popolari all'emarginazione, a causa del colore rosso dei capelli spesso attribuito al male, e ad una tragica fine, similmente a quella del padre, oltre ad un duro lavoro nelle cave di rena siciliane.

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