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Giovanni Verga: La teoria dell’ostrica


L’ostrica in genere sta aggrappata allo scoglio. Se essa si stacca dallo scoglio, la marea la trascina via. Ciò simboleggia la visione Verghiana della vita e del destino. Infatti, Verga crede che, se un individuo si distacca dalla classe sociale di cui fa parte o se cerca di elevarsi, sarà destinato a soffrire e a fallire e persino a perdere tutto ciò che già possiede (visione immobilistica).
Questa concezione del pensiero Verghiano costituisce la base del cosiddetto “Ciclo dei vinti. I personaggi dei romanzi che compongono il ciclo, infatti, sono proprio coloro che hanno tentato di ascendere ad una classe superiore alla propria ma, non potendo riuscirci, sono rimasti “imprigionati” nella loro condizione e sono stati destinati al fallimento.

Il ciclo dei vinti


A Nedda seguono le grandi opere realistiche. La definitiva svolta veristica è costituita da Rosso Malpelo, novella nella quale l’autore adopera l’artificio della regressione.
Con l’espressione Ciclo dei Vinti si indica una raccolta di romanzi pubblicata da Verga. Secondo il progetto originario dell’autore, il ciclo avrebbe dovuto comprendere cinque romanzi: i Malavoglia, in cui viene rappresentata l’ambizione economica; Mastro-don Gesualdo, in cui l’autore parla dell’ambizione di scalare la scala sociale; La Duchessa di Leyra, che rimase incompiuto e che rappresenta l’ambizione aristocratica e, infine, L’Onorevole Scipioni e l’uomo di lusso, testi mai scritti, in cui l’autore avrebbe voluto rappresentare rispettivamente l’ambizione politica e quella artistica.
Originariamente il ciclo avrebbe dovuto chiamarsi Marea. Mediante la stesura dei romanzi, infatti, l’autore avrebbe voluto fare emergere la fiumana (marea) dei sentimenti provati dal popolo, in particolar modo dal cosiddetto quarto stato. Inoltre Verga concepisce il progresso come un’ondata travolgente, marea che sommerge non solo i più deboli, ma anche coloro che sembrano i vincitori. Verga si propone infatti di dimostrare quanto sia difficile per chiunque trasformarsi in un vincitore, perché nessuno ha la possibilità di progredire e di ascendere ad una migliore condizione (pensiero immobilistico). Questa concezione trova un esempio emblematico nella condizione di Mastro-don Gesualdo, il quale riesce, mediante i propri sforzi, a migliorare la propria condizione sociale, tuttavia resta sempre in un limbo, in quanto non riesce ad ascendere ad una classe più elevata ed a migliorare le proprie condizioni di vita.
Mentre I Malavoglia costituisce un romanzo assestante, Mastro-don Gesualdo e gli altri testi incompiuti avrebbero dovuto costituire un ciclo genealogico.
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