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Giovanni Verga

La vita di Verga si svolge tutta all'insegna dell'impegno letterario.
Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840, da una famiglia di agiati proprietari terrieri di tradizione liberale. Il padre appartiene ad una famiglia nobile, la madre proviene da una famiglia della buona borghesia. Viene mandato alla scuola privata Antonio Abate, letterato di gusto romantico, che faceva leggere ecommentare ai suoi allievi romanzi sotirici e poesie di carattere civile. I testi a cui si ispira Verga sono i romanzi francesi. Tra i suoi autori preferiti figurano i Dumas. Ispirato da queste letture, scrive il suo primo romanzo Amore e Patria, la cui vicenda si svolge nel contesto della rivoluzione americana.

Nel 57 si iscrive alla facoltà di legge dell'Università di Catania, interrompe gli studi per dedicarsi alla pubblicazione del romanzo I carbonari della montagna (1861-62), una storia che ha sullo sfondo l'opposizione della carboneria calabrese a Gioacchino Murat.

Decide di dedicarsi solo alla letteratura e al giornalismo politico-culturale. Fonda con Niceforo e Abate la rivista "Roma degli italiani". Nel 63 pubblica sulla sua rivista "La nuova Europa" di Firenze il romanzo Sulle Lagune, una storia in cui si intrecciano amore e patriottismo. Vive con entusiasmo le vicende legate alla spedizione dei Mille, arruolandosi dal 1860 al 1864 nella Guardia Nazionale che controllava che non venisse turbato l'ordinamento economico e sociale della Sicilia.

Periodo Fiorentino:
nel 1865 si stabilisce a Firenze. La città da poco divenuta Capitale d'Italia lo attira per il suo carattere di centro culturale, sente il bisogno di uscire dalla soffocante atmosfera della provincia catanese. Frequenta i salotti letterari, in cui conosce alcuni dei più rinomati intellettuali italiani del tempo, il Caffè Doney, luogo di ritrovo dei letterati, e il Caffè Michelangiolo, dove si incontrano i pittori macchiaioli. Dopo aver pubblicato nel 1866 Una peccatrice, giunge al successo con Storia di una Capinera (1871), che racconta la vicenda di una fanciulla costretta a farsi monaca. A Firenze conosce Luigi Capuana.

Milano e il Successo:
nel 72 decide di trasferirsi a Milano, divenuta in quegli anni il più importante centro culturale ed editoriale d'Italia. Frequenta con assiduità i salotti e i caffè letterari, incontrandosi specialmente con gli esponenti della Scapigliatura milanese, come Boito, Praga. Allarga la sua cultura leggendo oltre ai francesi anche i romanzi russi: è colpito da Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev. Conosce Emilio Treves che diventa il suo editore. Pubblica Eva (1873) e prima Eros poi Tigre reale (1875), vicende di passioni amorose e di sconfitte esistenziali. Riscuote notevole successo.

Approdo poetica Verista:
nel 1874 pubblica il bozzetto Nedda, interpretato come il testo della "conversione" al Verismo. L'unica vera novità del racconto è l'ambientazione sicialiana e l'utilizzo di personaggi di umile condizione sociale; nella seconda metà degli anni 70 lo scrittore precisa e sviluppa le tecniche narrative veriste. Nel 1878 pubblica Rosso Malpelo e nel 1880 Vita dei Campi.

Con la pubblicazione dei Malavoglia nel 1881 inizia la parabola discendente del successo dello scrittore: le sue opere veriste vengono accolte freddamente. Nel 1884 viene rappresentato al Teatro Carignano di Torino, con notevole successo, il dramma Cavalleria Rusticana, tratto dall'omonima novella Vita dei Campi. Nel 1883 pubblica le Novelle Rusticane. Il relativo successo del Mastro-don Gesualdo rinfranca lo scrittore, che però non riesce a portare avanti il progetto del ciclo di romanzi I Vinti. Pubblica negli anni successivi I ricordi del capitano d'Arce (1891) e Don Candeloro & Co. (1894). La riduzione musicale di Cavalleria Rusticana, compita da Pietro Mascagni nel 1890, genera una vertenza giudiziaria con Sonzogno per il riconoscimento dei diritti economici. La conclusione favorevole della lite porta a Verga notevoli benefici finanziari.

Ritorno in Sicilia:
nel 1893 decide di tornare definitivamente nella sua città. Il ritorno in Sicilia coincide con un ripiegamento del suo carattere: diventa scontroso e più marcato il suo pessimismo nei confronti della modernità. Si esplicita anche il suo conservatorismo politico, nel 1898 approva la durezza con cui il generale Bava Beccaris esprime i moti di Milano. Nel dramma Dal tuo al mio, sottolinea come l'egoismo e l'interesse siano il motore fondamentale delle azioni umane. Frequenta Luigi Capuana e De Roberto che gli trasmette l'amore per la fotografia e per il cinema.

Non scrive più per tre motivi:
ritorno a casa
fallimento
mancanza di stimoli/clima fertile

Nel 1920 vengono festeggiati i suoi 80 anni alla presenza del filosofo Croce, Pirandello pronuncia il discorso ufficiale. Nello stesso anni viene nominato senatore. Muore a Catania nel 1922.

Cronologia delle opere:
Anni catanesi:
1856-57: amore e patria
1861-62: I carbonari delle montagne
1863: Sulle lagune
Periodo fiorentino:
1866: Una peccatrice
1871: Storia di una capinera
Milano, successo, fase verista:
1873: Eva
1874: Nedda, bozzetto siciliano
1875: Eros, tigre reale
1876: Primavera ed altri racconti
1878: Rosso Malpelo
1880: Vita dei campi
1881: I Malavoglia
1882: Il marito di elena
1883: Novelle rusticane, per le vie
1884: Drammi intimi
1887: Vagabondaggio
1889: Mastro Don Gesualdo
1891: I ricordi del capitano d'Arce
Ritorno in sicilia:
1894: Don Candeloro & co.
1896: La lupa, In portineria, Cavalleria Rusticana
1903: Dal tuo al mio


Pensiero e poetica:
si potrebbe definire Verga uno scrittore in un decennio, secondo Luigi Capuana l'amico si sarebbe rivelato autentico scrittore solo dopo la "conversione al Verismo". Nella carrera di Verga procedono in parallelo la necessità e la volontà di scrivere.

Il "caso" Verga ha indotto critici e lettori a dividere la sua carriera in due fasi separate dalla svolta verso il Verismo, che viene collocata nel 1874, anno di composizione di Nedda. In questa novella Verga si allontata dai temi patriottici e mondani della sua produzione precedente, incentrata sulla rappresentazione del mondo dell'alta società (fase dei romanzi fiorentini e milanesi) per accostarsi al mondo contadino e popolare (fase verista). La cosiddetta conversione letteraria, cioè la svolta radicale nel percorso artistico dello scrittore, si giustifica alla luced di un lungo processo di maturazione ideologico e culturale, che orienta la ricerca letteraria verghiana verso i fatti "nudi e schietti".

In questo processo alcuni fattori hanno giocato un ruolo di rilievo: l'allontanamento dalla terra d'origine siciliana e il trasferimento prima a Firenze poi a Milano; l'amicizia con Capuana, a cui si deve la decisione di Verfa di spostarsi nel capoluogo lombardo e la scoperta dei romanzi di Zola. L'adesione alla nuova poetica da parte di Verga è favorita inoltre dal dibattito critico acceso dagli studi di Francesco De Sanctis, egli invitava gli scrittori italiani ad accogliere il modello francese e a fare proprio lo stile impersonale, in cui sono le cose stesse a parlare.
Nel 1877 vi è la pubblicazione dello studio La Sicilia nel 1876, meglio noto come Inchiesta in Sicilia, dei parlamentari Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, metteva a nudo le piaghe sociali del Meridione. Questi materiali contribuirono a rendere più acuta e profonda la delusione post-unitaria e la crisi degli ideali risorgimentali.
In questo orizzonte culturale si definiscono le nuove prospettive letterarie di Verga che con Nedda si era già accostato al mondo rurale sicialiano. La vera cesura è con la novella Rosso Malpelo, in cui Verga non si limita più al bozzetto regionale e all'intereseper una vicenda di emarginazione sociale: a questo punto gli è ormai chiaro che la nuova poetica dovrà passare attraverso uno stile e un modo di raccontare inediti, che adottino come nuovi canoni l'oggettività e l'impersonalità, così che l'opera d'arte sembrerà essersi fatta da sè.

Verga e Zola


Per l'assunzione di nuovi canoni narrativi e la piena adesione al reale Verga è stato più volte considerato un seguace di Zola. Si incontrarono nel 1894, alla presenza di Capuana. Quella di Capuana era un'ammirazione sincera, che abbracciava tanto i romanzi quanto le teorie zoliane; quello di Verga era un interesse meno teorico, suggerito dall'esigenza di creare storie e personaggi in cui si sentisse la vita nella sua verità.
Ne emerge un primo elemento di difformità tra Zola e Verga: per quest'ultimo il verismo non doveva risolversi in un metodo scientifico che trasformasse il romanziere in scienziato. Si trattava di fare dell'attività narrativa un potente strumento di osservazione della realtà.

Naturalismo francese e Verismo italiano


I criteri dell'oggettività e dell'impersonalità costituiscono i principali punti di contatto con la scuola naturalistica. Verga rifiuta l'assunzione diretta del dialetto, e così facendo, prende le distanze da un atteggiamento puramente mimetico rispetto alla realtà rappresentata: grazie ad un'operazione intellettule egli plasma una sintassi "artificiale", ottenuta calando entro le strutture linguistiche italiane le cadenze e i ritmi del dialetto sicialiano. Rifiutando il dialetto si propone di non limitare il pubblico delle sue opere, che aspirano a orizzonte nazionale.

Zola e Verga hanno un diverso rapporto tra il romanzo, la scienza e il progresso. Zola applica al romanzo gli assiomi della medicina sperimentale, studiando nei fenomeni, gli effetti con cui si manifestano. Mutua dallo scienziato i tre momenti salienti del metodo scientifico: l'osservazione, la formulazione di ipotesi e la verifica sperimentale. Il nuovo romanzo naturalista diventa anche un potente mezzo di denuncia dei mali della società, nella convinzione che l'analisi dello scrittore possa contribuire a trasformare e migliorare la realtà.
Dall'impostazione di Verga invece traspare una sostanziale sfiducia nei confronti della scienza. Alla base c'è una critica al progresso e un conservatorismo che esclude qualsiasi trasformazione in positivo della società affidata alle scoperte scientifico-tecnologiche e alla letteratura. Verga rivolge il suo interesse allo studio dei meccanismi che condizionano le vicende di sincoli e di comunità rurali: queste sono costrette a entrare in contatto con i principo dell'utile e del profitto e rischiano di perdere i propri tratti originari. Prevale l'attenzione ad una dimensione antropologica. Tenta di superare lo sperimentalismo naturalista per ritrovare nell'opera letteraria una dimensione che vada al di là del puro documento.

Zola e seguaci scelgono come campo d'osservazione Parigi perché in un paese unitario come la Francia, la capitale riassume tutta la nazione. L'interesse di Zola si concentra sul mondo patologico della metropoli parigina.
Verga e gli autori del Verismo invece valorizzano le varietà regionali che rappresentano una ricchezza e una complessità straordinarie dal punto di vista artistico, sociale e antropologico.

Naturalismo e verismo a confronto

Zola
Verga
Narrazione condotta su principi di oggettività e impersonalità
Narrazione condotta su principi di oggettività e impersonalità
Metodo di indagine sperimentale modellato su discipline scientifiche
Restituzione della complessità antropologica e sociale delle comunità umana
Romanzo: documento di una realtà umana
Portare la letteratura oltre il puro documento
Fiducia nella scienza, il romanziere è uno scienziato che ha il suo campo d'indagine nei meccanismi fisiologici e sociali dell'agire dell'uomo
Atteggiamento critico verso progresso e scienza.
Il metodo naturalista è accolto come strumento d'indagine ma interessa la verità delle passioni umane; il romanziere non può essere scienziato
Il romanzo può svolgere funzione di denuncia e contribuire a migliorare la società.
Progressismo
Il romanzo ha un'indiretta funzione di denuncia ma non può migliorare la società.
Pessimismo e conservatorismo
Indagine sulla metropoli moderna
Indagine sulle particolarità regionali e locali (Sicilia)

Il Verismo rappresenta per Verga il punto di partenza di un percorso letterario volto a descrivere la vita morale, sentimentale e affettiva dei ceti più bassi. Rinuncia ad ogni forma di giudizio.

Questo risultato è ottenuto grazie alla tecnica narrativa dell'impersonalità e dall'adozione di un'ottica estranea. Il romanziere deve registrare i dati materiali, la mentalità e la psicologia, piuttosto che giudicare e commentare la realtà rappresentata. Per ritrarre il mondo dell'emarginazione sociale invece, Zola vi si immerge fisicamente, attraversa quei luoghi per poi riprodurli nei suoi romanzi. Vera opera un percorso opposto, quando decide di raccontar la sua terra d'origine sente di dover mantenere una distanza fisica da quel mondo. Si convince che la narrazione non debba ritrarre "dal vero" la meteria, il romanzo deve nascere come ricostruzione intellettuale.
Per far questo Verga studia usi e costumi locali, recupera proverbi, ricostruisce la mentalità. Adotta l'artificio della "regressione" che consiste nell'arretrare dalla propria visione del mondo, intellettuale e borghese, per assumere l'ottica, il sistema di valori ed il modo di esprimersi della comunità popolare che sta raccontando.

La forma deve essere inerente al soggetto, cioè non si deve avvertire nessuno scarto tra la voce narrante e quella dei personaggi. Opta per una sorta di narratore anonimo popolare che racconta i fatti dall'interno di una comunità di cui condivide gli schemi mentali. La rinuncia dello scrittore a far sentire il proprio giudizio e la propria interpretazione non azzera la distanza tra il punto di vista del narratore (e della comunità a cui dà voce) e quello dell'autore. Quest'ultimo arriva ugualmente al lettore, anche se per via indiretta, attraverso l'artificio dello "straniamento" (non è mai l'ottica del narratore/autore, è quella interna dell'ambiente). La tecnica si basa sul principio di far apparire al lettore "strano" ciò che è "normale" o viceversa, ad esempio la reazione di Rosso Malpelo alla morte del padre. Questo giudizio che riglette i pregiudizi della comunità, non può essere condiviso dal lettore, che avverte lo scarto tra il punto di vista del narratore e quello dell'autore e comprende che la gerarchia dei valori va in realtà rovesciata. La distanza tra i due piani (quello esplicito del narratore anonimo e quello implicito dell'autore) conduce il lettore ad un'interpretazione diversa dei fatti, opposta rispetto a quella apparentemente proposta. In questo scarto si percepisce la critica del narratore e la sua visione del mondo.

Metodo dell'impersonalità:
questa tecnica offre a Verga la possibilità di descrivere la realtà in modo oggettivo.


Punto di vista


Azzeramento del punto di vista esterno e onniscente di tipo manzoniano; eliminazione di ogni filtro, di ogni distanza tra la voce narrante e gli eventi che dovrebbero raccontarsi da sè
Piano della narrazione
Adozione di una narrazione anonimo popolare, interno alla rappresentazione, che di questa condivida i codici di riferimento espressivi ed etico-culturali (regressione); definizione di un destinatario interno al mondo rappresentato, a suo agio nel contesto e nei luoghi, indicati ma non descritti dall'autore
Livello dei significati
Compito dell'artista è quello di:
registrare la natura del mondo e dei suoi eventi senza intervenire, senza formulare giudizio esplicito; lasciar parlare i fatti, il problema delle condizioni di vita nelle campagne; far sentire indirettamente la propria posizione attraverso l'artificio dello "straniamento"
Livello linguistico
Adesione al modello linguistico della realtà rappresentata; la lingua si adegua al soggetto della narrazione, mutuando espressioni, gergo e streotipi che caratterizzano personaggi e ambiente; rifiuto del dialetto e crazione di una sintassi dialettale; adozione del discorso indiretto libero

Materialismo, determinismo e destino:
determinismo: ambito scientifico, l'uomo è destinato ad essere qualcosa secondo leggi già fissate.
La prospettiva ideologica in cui si muove Verga è influenzata dalle teorie positivistiche, assunte in maniera critica e ribaltate nei loro esiti. Comune è la concezione deterministico-materialistica della natura e dell'esistenza. Nei romanzi naturalisti si riflette pienamente questa concezione deterministica: l'individuo è alla mercè di forze cieche; il moment (periodo storico), il milieu (ambiente) e la race (ereditarietà biologica) condizionano destino e sotira dei singoli e di intere famiglie. Anche in Verga vi è una visione materialistica dell'esistenza, dominata dagli egoismi individuali e dalla logica del profitto economico, che lascia spazio all'affermazione del più forte sul più debole. La fatalità, il destino, pesano su tutti e tutto, costituiscono il limite di tutte le aspirazioni umane.

Verga da un lato condivide la visione progressiva della storia tipica della sua epoca, dall'altro mostra come il progresso sia anche una macchina mostruosa, che distrugge i deboli. Verga riconosce il carattere determinato e irreversibile del corso storico: cerca di mostrare come dietro il progresso tanto esaltato si nascondano tragedie indivuduali, drammi e sconfitte collettive.
La vita degli uomini è regolata deterministicamente tutto è subordinato alla lotta per l'esistenza. Verga mette in scena il desiderio di migliorare le proprie condizioni materiali, scatena appetiti individuali, ambizioni e avidità, legittima l'interesse come principale norma della convivenza civile. Ciò che gli interessa è l'altra faccia del progresso, il lato negativo. Allo scrittore spetta il compito di fae un'analisi lucida e sincera della realtà.

Il ciclo dei vinti (Personaggi vinti dalla vita e dalla storia):
Verga vuole dar vita ad un ciclo di cinque romanzi (inizialmente intitolato La Marea, poi I Vinti), in cui studiare gli effetti prodotti sui singoli e sulle comunità sociali dal desiderio di progresso. La spinta a migliorare il proprio stato è la molla fatale e distruttiva che porta gli individui a staccarsi dalle proprie tradizioni e dai propri valori per avventurarsi su strade sconosciute. E' "l'ideale dell'ostrica", esposto nella novella Fantasticheria: come l'ostrica staccata dallo scoglio in cui la natura l'ha chiamata a vivere è destinata a morire, così l'uomo che rinuncia alle proprie radici per star meglio, vincitore nell'immediato, sarà destinato a piegare il capo sotto l'incalzare dei più forti di domani.
Il ciclo di romanzi doveva essere impostato secondo una logica ascensionale, che partisse dalle classi più basse, dove i bisogni sono più elementari, per arrivare a quelle più elevate. Il meccanismo essenziale che muove i comportamenti avrebbe dovuto essere sempre lo stesso, la logica è quella di procedere dal semplice al complesso. In realtà il progetto vide la luce dei soli due primi romanzi: I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo.
Come si sarebbe dovuto articolare il ciclo dei Vinti nei romanzi di Verga:
Titolo del romanzo
Ambiente sociale
Movente dell'azione
I Malavoglia
Villaggio di pescatori
Lotta per i bisogni materiali
Mastro-don Gesualdo
Aristocrazia decaduta e borghesia in ascesa in una cittadina di provincia
Avidità di ricchezze
La duchessa di Leyra
La nobiltà
Vanità aristocratica
L'Onorevole Scipioni
Il mondo della politica
Ambizione
L'uomo di lusso
Il mondo degli artisti e degli intellettuali
Autocoscienza di tutti gli istinti che muovono il mondo sociale

Vinti:
coloro che sono sconfitti;
In Verga: protagonisti della narrazione, vinti dalla storia e dal distruttivo desiderio di "progresso" e miglioramento economico-sociale.

L'esordio dello scrittore:
il primo romanzo scritto da Verga quando era ancora studente, Amore e Patria, non pubblicato dall'autore, narra una vicenda di liberazione nazionale ambientata al tempo della guerra di indipendenza amerciana, ispirata a Byron, Manzoni, D'Azeglio.
Romanzo successivo, I carbonari della montagna, primo a essere pubblicato, riprende il tema risorgimentale dell'indipendenza nazionale, è un romanzo storico ambiantato all'epoca delle prime organizzazioni carbonare del 1810. La vicenda che racconta le gesta dei carbonari in Calabria contro Murat e Ferdinando IV di Borbone, è piena di retorica patriottica.
Sulle lagune: appare a puntate sul quotidiano fiorentino "La Nuova Europa" nel 1863. Racconta il suicidio per annegamento a Oderzo, nel Veneto, di due innamorati, una ragazza italiana e un giovane cadetto ungherese dell'esercito austriaco, incapaci di colmare con la passione amorosa la distanza politica. Rispetta gli schemi del romanzo popolare, amore impossibile, ambientazione quotidiana e fantastica.
Queste prime prove risentono della ristrettezza dell'ambiente culturale catanese e della lettura della poesia risorgimentale e dei romanzi storici. Il patriottismo si mescolo al gusto tardo-romantico. L'influenza dei romanzi francese è visibile per i colpi di scena e la predilezione di situazioni complicate inverosimili.

Romanzi fiorentini:
in Una peccatrice, abbandona la tematica patriottico-risorgimentale. La vicenda si svolge tra Napoli e Catania, narra la passione tragica tra Pietro Brusio, aspirante scrittore e Narcisa Valderi, contessa di Prato, che alla fine del romanzo distrutta all'oppio si suicida. Mette in scena le crisi esistenziali del giovane scrittore. La peccatrice del titolo, Narcisa, è un personaggio ispirato a Margherita Gautier, protagonista della Signora delle camelie di Dumas.
Storia di una capinera gli porta successo e popolarità. Racconta la storia di Maria, giovane destinata alla vita monastica a Napoli, che a causa del colera lascia il convento e si rifugia in famiglia. Qui scopre la dolcezza di una vita spensierta e l'amore per Nino. Il ritorno in convento senga la fine delle sue illusoni, tornata in gabbia come una capinera privata della libertà, si lascerà morire.

Il ciclo mondano:
giunto a Milano si occupa della revisione del suo nuovo romanzo Eva. Racconta la storia di Enrico Lanti, un pittore recatosi a Firenze per realizzare i suoi sogni, che si innamora di una ballerina ammirata, Eva. La donna annoiata dalla sua vita decide di sedurre il giovane fino ad abbandonare il teatro per vivere con lui. Ma con il passare del tempo di accorge che Enrico non la ama più e lo abbandona, riprendendo la vita lussuosa e vacua. Ferito in duello con il conte Silvani, nuovo amante della donna, Enrico torna dalla famiglia in Sicilia dove morirà.
Eros risente dell'influsso di Madame Bovary. Nella storia del marchesino Alberto Alberti, deluso dalla vita perché tentato da un'esistenza comoda che lo rende debole e sottomesso alla società, aleggiano i germi dello scetticismo. Il protagonista è vittima della società aristocratica. Rimasto solo dopo la morte della moglie Adele si uccide.

Tigre reale è incentrato sulla storia tra Giorgio La Ferlita, giovane siciliano che ha intrapreso carriera diplomatica, e la contessa russa Nata, avida e capricciosa, malata di tisi condannata ad una breve esistenza. In antitesi ad essa Verga pone l'immagine della moglie di Giorgio, Erminia, pudica e modesta.

Le tematiche fondamentali di questo ciclo si inseriscono nel contesto tardo-romantico, con orientamento verso la critica della società moderna (Scapigliatura). Costante la presenza di un protagonista maschile di cui viene raccontata la sconfitta, è un vinto in un mondo vacuo e superficiale.

Verso il Verismo: le novelle
Primavera ed altri racconti, in cui fu accolta Nedda, è la prima raccolta di racconti di Verga. All'interno si trovano novelle a tema amoroso (Primavera), etnologico (La coda del diavolo) e fantastico (Le storie del castello di Trezza).

Nedda:
l'infelice storia della raccoglitrice di olive Nedda, costituisce un momento fondamentale. Per la prima volta nella figura di Nedda, rassegnata al proprio destino di povertà e di stenti, appare in tutta la sua crudeltà il tema dell'esclusione sociale e quello della severa logica economica, che si traduce nella legge del più forte. La vicenda è raccontata da un narratore esterno che si può identificare con l'autore. Il linguaggio ha registro colto ed elevato.

Vita dei campi:
l'esigenza di verità raggiunge la piena maturazione nella raccolta di novelle Vita dei Campi. E' il primo esperimento verista. Si tratta di un libro che riunisce testi apparsi su rivista in cui il nucleo principale è dato dall'intenzione di costruire una galleria di personaggi ai margini della collettività nel mondo pastorale della Sicilia.

Quasi tutte le novelle sono incentrate su un protagonista caratterizzato da isolamento e marginalità rispetto all'ambiente. I protagonisti sono diversi, primitivi. Coniuga il gusto per l'avventura dell'eroe solitario con la passione naturalistica per il caso patologico. L'amore è ancora al centro delle novelle, ma è un sentimento di passione divoratrice che precipita in tragedia.

In queste novelle l'autore scompare e il posto è preso da una voce narrante popolare. La tecnica dell'impersonalità e lo stile allusivo ed ellittico costituiscono una svolta anticlassicistica.
La novella Fantasticheria è un tipo diverso di esperienza artistica: l'autore è riconoscibile nella figura del narratore e il suo ruolo è quello di richiamare l'attenzione sull'universo arcaico della Sicilia contadina e dei pescatori, guardato con nostalgia. Qui è esposto l'ideale dell'ostrica.

Novelle rusticane:
sono percorse da un cupo pessimismo e dalla desolazione. Novità è la presenza di un buon numero di figure potenti: reverendi, amministratori, galantuomini. Non è più interessato a personaggi eccentrici, diversi ed esclusi, i personaggi di questa raccolta si collocano nella struttura economica patriarcale e contadina del piccolo borgo. Qui prende forma un conflitto interno alla società determinato dal puro interesse economico: emerge il tema della ROBA.

Il debutto teatrale di Verga risale al 1884, data della prima al Teatro Carignano di Torino di Cavalleria rusticana. La rappresentazione segna l'avvento del Verismo sulla scena italiana.

Vita dei Campi, ROSSO MALPELO, P. 210:
fu pubblicata con il sottotitolo Scene popolari, sul quotidiano romano Fanfulla, poi come opuscolo della Biblioteca dell'artigiano; fu quindi inserito nella raccolta Vita dei Campi e infine ripubblicata nell'edizione illustrata di Vita dei Campi. Questa vicenda illustra la sconsolata visione del mondo dell'autore. La storia fu concepita sotto l'influenza delle discussioni politico-sociali provocate dall'inchiesta in Sicilia nel 1876, che contribuì a far approvare la legge Luzzatto, Minghetti e Sonnino sul lavoro minorile. Presenta una situazione universale: il destino è immodificabile.
Leggi deterministiche che determinano l'individuo:
1. Ambiente in cui si vive
2. Genetica

Passaggio da letteratura pre-verista a Verista.
Campi: connotazione negativa.

Incipit: descrizione parziale, giustifica l'aspetto dal comportamento, ad esempio i capelli rossi ne giustificano il carattere (determinismo). E' in medias res.
Nelle prime 3 righe vi è una forzatura. Verga è intellettuale, non lo condivide, vuole far apparire il pregiudizio, la superstizione popolare, "eclissi narratore".
Tra il ragazzo e la madre non c'è un rapporto affettivo, le loro vite sono separate
Modi di dire colloquiali, tutti sono pervenuti nei suoi riguardi, i minatori lo sono, ma il loro giudizio negativo non è vero per i fatti.
Rosso Malpelo è sempre allontanato da tutti, ma i fatti parlano di lui come un lavoratore idefesso. Lessico popolare.
Misciu, padre di R.M., nome sicialiano, è morto, si parlerà di lui in un flashback. Secondo i minatori il padre era un lavoratore, ma era fesso. Misciu Bestia: irrazionale, da fregare, fesso, ma lavora per tutti, è diverso da R.M., il padre subiva, R. No, non sopporta le ingiustizie.
Pensiero comune del pericolo, rischio continuo di crolli, ma sono destinati. Termini dialettali per rendere l'ambiente. Un crollo seppellisce vivo il padre. I minatori rinunciano a salvarlo, i buoni come il padre muoiono, Malpelo no, non viene consolato, anzi gli danno addosso. E' distrutto, ma continua a scavare. Se la prende con l'asino, si sfoga con esso che subisce. Giudizio superficiale dei minatori. La madre lo riporta a lavorare nella cava. Le parole di denuncia da parte di Malpelo non vengono colte, vuole insegnare che il più forte sopravvive, il più debole muore, vuole fortificare l'amico.
Non vi è un lieto fine, destinato a fallimento e morte, si perderà nella cava.

La novità consiste nel mondo in cui la vicenda viene raccontata. La voce narrante sposta il suo orizzonte da quello dell'autore a quello di un personaggio anonimo, che pensa e ragiona in modo conforme alla mentalità dell'ambiente in cui la storia si svolge. Sono espressi i pregiudizi di un ambiente primitivo. La voce narrante corale descrive la figura del protagonista senza staccarsi mai dal proprio punto di vista.
Ogni gesto del protagonista è interpretato in maniera malevola e distorta dagli abitanti del paese poichè il piano oggettivo dei fatti entra in conflitto con il loro sistema di credenze e valori.
Ad esempio il rapporto del protagonista con Ranocchio sincero e bisognoso d'affetto, è presentato dal narratore con la mentalità del paese e quindi vi vede un'ulteriore prova della malvagità del ragazzo. Così anche l'attaccamento che Rosso prova per gli oggetti del padre è presentato come qualcosa di incomprensibile e strano. Le interpretazioni del narratore producono su chi legge un effetto di straniamento: il lettore capisce bene le ragioni del comportsamento di Rosso, mentre il narratore, che si muove all'interno di una concezione del mondo rigida e rozza, ne dà un'immagine completamente deformata.
La seconda parte della novella mette a fuoco la personalità del protagonista. I personaggi si possono dividere in due gruppi, a seconda che siano suoi persecutori o che condividano la sua condizone di oppresso escluso.

Tre morti, quella del padre, quella dell'asino e quella di Ranocchio scandiscono il ritmo del racconto. La morte di Rosso assume un carattere mitico: egli si perde nelle gallerie del sottosuolo, un mondo infero, il mondo dei morti.

Rosso accetta completamente le idee del mondo in cui vive, non ha moti di ribellione, ma da un certo momento in poi sembra acquisire coscienza. Mostra di aver capito come vanno le cose della vita e della natura; si crea una sua rozza filosofia, che gli permette di intendere il meccanismo della brutalità del mondo, di capire come la molla dell'interesse regoli le vicende umane.
Sceglie Ranocchio come suo confidente e in certo modo allievo. Si sente superiore agli altri minatori: egli sa, è in grado di interpretare e spiegare. Si addossa orgogliosamente tutte le colpe, anche quando non è colpevole. Non potendo mutare la sua condizione, rifiuta almeno di vivere la sua vita in maniera ingenua e inconsapevole, come aveva fatto il padre. L'azzurro del cielo, che compare di sfuggita nella novella, simbolo del desiderio di una vita diversa, è solo un breve sogno.

Novelle Rusticane, La roba:
risale al 1880 quando fu pubblicata sulla Rassegna settimanale di politica, scienze, lettere ed arti; fu poi collocata come settima nella raccolta di Novelle Rusticane.
E' incentrata su Mazzarò, un contadino siciliano che, grazie alla sua caparbietà e alla sete di possesso, è diventato il maggior possidente della sua regione. Al culto della "roba" ha sacrificato ogni affetto, mala morte decreta inesorabilmente l'insensatezza della sua prospettiva. Il personaggio è prefigurazione di Mastro-don Gesualdo.

La novella si apre con un periodo lungo che sembra in grado di rendere la vastità dei possessi di Mazzarò. La roba è centrale nella poetica di Verga. Il tema del possesso attraversa le raccolte di novelle.
Le voci della narrazione sembrano essere quelle delle genti che rispondono alla domanda circa il padrone delle terre secondo uno stile corale, sullo sfondo si sente il narratore che racconta. Utilizza le formule popolari.
La roba è nominata ossessivamente, così come ossessivo, quasi pazzo, sarà il comportamento finale di Mazzarò nella scena che chiude la novella. Parla di un'ossesione diffusa, socialmente connotata. Le ultime scene che vedono Mazzarà invidioso della gioventù altrui offrono una morale chiara: rendono definitiva e folle la smania di possesso e del tutto insensato l'attaccamento alla roba che il protagonista ha perseguito al punto da identificarsi con essa.

Novelle Rusticane, Libertà:
libertà è un ideale privo di significato per questa gente. Critica risorgimento. Determinismo sociale e storico. Visione negativa del progresso.

Fu pubblicata su La domenica letteraria, poi nella raccolta Novelle rusticane.
Prende spunto da un evento realmente accaduto nel paese di Bronte (in provincia di Catania) nel 1860, in seguito alla spedizione dei Mille. Dopo il decreto di Garibaldi che stabiliva la divisione delle terre demaniali, i contadini insorsero contro i notabili del paese e il clero corrotto, per vendicarsi delle secolari ingiustizie subite. La rivolta fu duramente repressa dal luogotenente di Garibaldi, Nino Bixio, e successivamente i rivoltosi furono processati e condannati a Catania.

Quando Verga scrive la novella ha ormai maturato una visione pessimistica del progresso, appare sempre più coinvolto dell'inutilità di qualsiasi mutamento storico e sociale ai fini di un miglioramento delle condizioni di vita degli individui. Nessun valore ideale può mutare il corso naturale delle cose, in cui sono i deboli a soccombere, soprattutto se si lasciano possedere dall'ossessione dello stare meglio. Acquista significato particolare la parola che dà il titolo alla novella: la libertà nell'otticsa dei contadini non è l'indipendenza dai Borboni, né l'approdo all'unificazione, ma è la libertà dal bisogno e dalla condizione di servaggio secolare.
L'attacco è in medias res e ci immette nel vivo della rivolta senza introdurre preventivamente le ragione che l'hanno generata. Attraverso la voce del narratore anonimo popolare il popolo è rappresentato come un torrente: esso non riconosce guida né razionalità, ma solo molle istintive a fini economici.
Nella costruzione della novella adotta una tecnica "cinematografica" ante litteram, realizzata grazie all'eclissi dell'autore e alla capacità di immettere l lettore nell'azione senza mediazioni. Il ritmo è veloce e concitato.

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