Questo appunto contiene un allegato
Verga, Giovanni - Vita e Opere (13) scaricato 1 volte

Giovanni Verga

Giovanni Verga fu fra i massimi esponenti del Verismo italiano. Nacque a Catania nel 1840 e vi rimane fino al 1865, quando si trasferisce prima a Firenze e poi a Milano, tornando spesso a Catania per brevi periodi. Collaborando con delle riviste letterarie, scrive e pubblica romanzi nel solco della tradizione del romanzo popolare, pieni di sentimentalismo e di luoghi comuni. Negli eleganti ambienti milanesi conosce altri intellettuali e letterati, attraverso i quali conosce le nuove opere della letteratura europea. Comincia così una nuova fase anche nell’opera di Verga, che scrive con stile e con contenuti molto diversi dalla sua precedente produzione. Verga rivolge il suo interesse alla precisa descrizione della società siciliana, descrivendone il mondo vero della vita quotidiana difficile e sofferta. Le sue opere vengono pubblicate, ma Verga vuole di più: farle conoscere anche all’estero. È questo il motivo che lo spinge a viaggiare fra Parigi e Londra. Il suo romanzo più conosciuto “I Malavoglia” non ebbe però grande successo al momento della pubblicazione, mentre ebbero grande fortuna le sue novelle rappresentate in teatro e musicate in opera. Dal 1893 ritorna a vivere in Sicilia e smette quasi del tutto di scrivere. Muore a Catania nel 1922.

Il pensiero

La concezione tragica e dolorosa della vita, porta Verga a pensare che tutti gli uomini sono sottoposti a un destino impietoso e crudele, che li condanna non solo all’infelicità e al dolore, ma anche ad una condizione di immobilismo nell’ambiente familiare, sociale ed economico. Per il poeta gli unici conforti che gli uomini possono avere nella vita risultano essere:
• Il primo, il sentimento della grandezza e dell’eroismo umano;
• Il secondo, la fede in alcuni valori che sfuggono alle leggi del destino e sono gli affetti familiari, la dedizione al lavoro, la fedeltà della parola data ecc.;
• Il terzo, la saggezza che ci viene dalla coscienza dei nostri limiti e ci aiuta a sopportare le delusioni;
L’attività letteraria di Verga la si può suddividere in tre periodi:
• Il primo è quello dei romanzi giovanili;
• Il secondo è quello dei romanzi romantico-passionali;
• Il terzo è quellodell'adesione al verismo al quale appartengono i romanzi “ i Malavoglia”, ”Mastro Don Gesualdo” e le novelle;

Naturalismo e verismo

Il Naturalismo, come movimento letterario nasce in Francia alla fine dell’ottocento. Esso, riflettendo in letteratura l’influenza del pensiero scientifico, basa la conoscenza sull’osservazione, sulla sperimentazione e sulla verifica. I principali esponenti francesi del Naturalismo furono Èmile Zola e i fratelli Goncourt. Essi scegliendo il romanzo come forma espressiva, rappresentano in modo oggettivo i problemi del ceto proletario.

In Italia il Verismo si ispira agli stessi criteri, e vede in Verga il suo massimo esponente. Il verista sceglie come argomento principale le miserie e i drammi dei ceti umili. L’autore rappresenta le vicende in modo oggettivo e impersonale, riportando i fatti in modo naturale. Il verista descrive luoghi e personaggi in modo minuzioso e oggettivo, con stile realistico e attraverso forme popolari e gergali; adotta la forma del romanzo popolare, narrando vicende svolte nel presente per mettere in evidenza problemi reali.

Le opere

“I Malavoglia”

Il romanzo, scritto nel 1881, fa parte della raccolta “il Ciclo dei vinti”, e narra le vicende della famiglia Toscano, detta i Malavoglia, che abita il piccolo paese di Acitrezza da diverse generazioni. Il nucleo familiare, di tipo patriarcale, è composto, dal nonno, Padron ‘Ntoni, dal figlio Bastianazzo e dalla moglie Maruzza, ed infine dai nipoti: ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. La famiglia ha come uniche ricchezze la “casa del nespolo” , da loro abitata, e la barca chiamata “Provvidenza”, unica fonte di reddito. Le difficoltà per i Malavoglia, cominciano con la partenza alle armi di ‘Ntoni, e quindi con la mancanza di due forti braccia per il lavoro sulla “Provvidenza” . Per colmare le difficoltà economiche, Padron ‘Ntoni si convince ad acquistare a credito un carico di lupini che, mediante la Provvidenza, deve far giungere a Riposto. Ma, a causa di una violenta tempesta, la Provvidenza naufraga, va perduto il carico di lupini e con esso anche la vita di Bastianazzo. La famiglia Malavoglia è sconvolta dal dolore, ma non si rassegna e per far fronte al debito dei lupini decide di lavorare per Padron Cipolla. Dopo il rientro di ‘Ntoni, questa volta è Luca a intraprendere il servizio di leva, ma con risvolti tragici, poiché morirà nella battaglia di Lissa. La famiglia è di nuovo in ginocchio , anche perché gli viene sottratta a causa dei debiti la casa del nespolo e per porre rimedio alle precarie condizioni economiche, è costretta a vendere la barca, da poco pronta per il mare. Nonostante il dolore enorme di Padron ‘Ntoni, è ‘Ntoni ad incrementarlo ancora di più. Egli, infatti, mira a ben altra vita da quella che per lui, invece, riserva la tradizione di famiglia. Ma le sue ambizioni vengono presto vanificate, poiché frequentando cattive compagnie si da al contrabbando e finisce in galera ed in più sua madre, muore di colera. Ma le disgrazie dei Malavoglia non sono ancora giunte al termine, infatti Lia, travolta da uno scandalo, fugge di casa e finisce col diventare una prostituta. Anche Mena a causa delle vicende familiari è costretta a rinunciare al matrimonio con l’amato “compare” Alfio. Infine l’agonia della famiglia termina con la morte per malattia di Padron ‘Ntoni. Sarà Alessi a riscattare la casa del nespolo, gesto che non servirà a nulla poiché la famiglia Malavoglia è ormai distrutta.

Nel romanzo si scontrano due concezioni della vita:
• La concezione di chi, come padron ‘Ntoni, si sente legato alla tradizione e riconosce la saggezza dei valori antichi, quali il culto della famiglia, il senso dell’onore, la dedizione al lavoro, la rassegnazione al proprio stato;
• La concezione di chi, come il giovane ‘Ntoni, si ribella all’immobilismo dell’ambiente in cui vive, ne rifiuta i valori e aspira ad uscirne con il miraggio di una vita diversa;
Il titolo "I Malavoglia" soprannome della famiglia protagonista del romanzo, rappresenta l'esatto contrario dello spirito di questa famiglia: infatti i Malavoglia erano dei grandi lavoratori, sin dai loro più antichi discendenti. il soprannome è antifrastico, come spesso avviene nell'uso popolare, indica cioè il difetto opposto alla qualità posseduta. Nel romanzo Verga riuscì a creare una prosa parlata e popolare incentrata sul dialetto e sui modi espressivi popolari.

“Mastro Don Gesualdo”

Il romanzo, scritto tra il 1881-1882 e pubblicato nel 1889, narra la vicenda di un uomo Mastro Don Gesualdo, che da muratore, con fatica, costanza e sacrificio riesce ad accumulare terre e ricchezze fino a diventare un ricco proprietario terriero. Il suo grande desiderio era di mescolarsi tra i ricchi e i potenti, che però lo vedranno sempre come “mastro” e non come “don” per le sue umili origini. Tenta il salto di qualità sposando una giovane decaduta, Bianca Trao, la quale in questo modo copre con le nozze la sua illegittima gravidanza, avuta dalla relazione con un cugino. Nascerà Isabella. Ma il matrimonio si rivelerà un fallimento soprattutto dal punto di vista affettivo, infatti l’ormai “don Gesualdo” rinnega la sua figlia illegittima costringendola solo successivamente a sposare il duca di Leyra, che oltre a rendere molto infelice Isabella, distrugge anche tutto ciò che faticosamente Mastro Don Gesualdo aveva accumulato. Alla fine il duca morirà a causa del cancro nel palazzo della figlia.
Questo romanzo ha tutte le caratteristiche del Verismo ovvero:

• L’impersonalità, il poeta lascia il commento ai personaggi o a un narratore esterno;
• La focalizzazione interna e il discorso diretto libero;
• L’uso del linguaggio prettamente italiano ma che sa lasciare il posto al dialetto siciliano che dà colore e idea ad un romanzo che sembra essere scritto da sé;
• Il messaggio che si ricava dal brano e che compensa il pensiero del Verga è il desolante tentativo di uscire dalla condizione sociale ed economica nella quale il destino ci pone, e che comporta sofferenze maggiori. Meglio rassegnarsi e vivere per quei valori che, da soli, costituiscono gli unici conforti alle sofferenze della vita;

Hai bisogno di aiuto in Giovanni Verga?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email